Rancio Valcuvia | 5 Novembre 2018

“Casa dei nonni”, Diana Ceriani protagonista alla “Notte dei Farü” di Rancio Valcuvia

È stata un'occasione importante per riscoprire le tradizioni dei nostri nonni e di tutto ciò che nella civiltà contadina veniva tramandato di padre in figlio

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Serata all’insegna della memoria, quella di giovedì primo novembre scorso, presso il salone civico di Rancio. Un’occasione imperdibile per andare a riscoprire le tradizioni dei nostri nonni, e di tutto ciò che nella civiltà contadina veniva tramandato di padre in figlio durante le stagioni dell’anno, ma in particolare in occasione della ricorrenza dei defunti.

Stiamo parlando della “Notte dei Farü” e del rituale che veniva compiuto nelle case, con la preparazione di ciotole con latte e caldarroste da offrire ai morti, nella notte tra il primo e il due novembre, perché essi sarebbero arrivati a visitare gli abitanti del paese, per proteggerli.

Da qualche anno a Rancio Valcuvia l’Associazione culturale “La casa dei nonni” organizza una serie di eventi per far rivivere questa e altre tradizioni che furono significative nel nostro territorio, dal Calendimaggio, alla Pasqua e al Natale, ma anche per ricordare episodi particolarmente dolorosi per la comunità del luogo, come la rievocazione delle storiche Cinque Giornate del San Martino.

Quest’anno, per commemorare il centenario dalla fine del primo conflitto mondiale, Franca Peregalli, che dal 2005 anima le iniziative della “Casa dei nonni”, ha introdotto la serata ricordando la precarietà dei soldati in trincea e i caduti di Rancio in quella Guerra. Con un semplice gesto, affidato a dodici cittadini, sono stati chiamati uno per uno gli altrettanti nomi dei cari defunti, ai quali è stata riservata una sedia sulla quale idealmente si sarebbero seduti, per assistere allo spettacolo della cantastorie Diana Ceriani, invitata a raccontare, nel dialetto bosino che ormai quasi più nessuno è in grado di parlare, “I stagiun dur cör”.

Questa antica tradizione, che ci pone di fronte al mistero della vita e della morte, ogni anno suscita un’emozione grande per questa comunità – ha spiegato Franca Peregalli -. Lo scorrere del tempo in un percorso di memoria ci porta in un contesto socio storico in cui è possibile collocare persone conosciute e amate, vite spezzate all’improvviso, pensiamo a ciò che avrebbe potuto essere e non fu. Nel nostro fare memoria non dimentichiamo che alla fine della prima guerra mondiale, accanto al sollievo c’era molto dolore per le famiglie che non avrebbero visto tornare i loro cari, perché i paesi si possono ricostruire, ma il dolore, per i sopravvissuti, è stato incolmabile”.

Dopo il momento di doveroso raccoglimento, la serata è proseguita sul filo leggero dei racconti e dei canti popolari che, attraverso le stagioni dell’anno, hanno riportato alla luce le antiche attività, dall’allevamento dei “bigatt” (i bachi da seta) alla raccolta delle castagne; i semplici piatti contadini, dalla polenta ai “bruscitt”; la devozione per “S. Antoni del purscell” o il rito della “Giöbia”.

Così si è dipanata la serata, tra tante risate e i dialoghi con il pubblico, tante canzoni intonate dall’incantevole voce di Diana, accompagnata dal marito Fabio Casa e alcuni deliziosi intermezzi della giovane figlia Arianna, che sta intraprendendo lo stesso percorso della mamma. E poi tanti racconti curiosi, come quello sulla schirpa (la dote) e sulla raggiera, formata da spadoni e “cugialit”, sulla quale le ragazze da marito avvolgevano le trecce.

“Scrivo e canto canzoni ispirate alla mia terra e a tutto ciò che la caratterizza – scrive la Ceriani nel suo libro – così da fare diventare cultura del cuore il mio amore per essa. Spero di esservi utile per ritrovare voi stessi, la vostra identità, la vostra serenità e che tutto questo crei uno scudo di forza per difendervi dal mondo moderno, che è bellissimo e stimolante, ma ha bisogno di radici profonde per essere affrontato ed apprezzato, trasformato e costruito, con la forza della libertà”.

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