Caravate | 4 Novembre 2018

“Educazione e trauma, la resilienza apre nuovi scenari su come concepire la vita”

Continua il corso di formazione per volontari, arrivato al secondo incontro, presso la Casa di preghiera dei Padri Passionisti di Caravate

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(articolo di Cristina Campodonico) Presso la Casa di preghiera dei Padri Passionisti di Caravate si è svolto il secondo incontro di formazione per volontari, organizzato dalla “Associazione Volontari delle Valli Varesine”. I relatori, la dottoressa Daniela Galardi e Padre Marcello, hanno trattato l’argomento della formazione “Educazione, trauma e resilienza”.

Data la complessità degli argomenti trattati, la mattinata avrebbe potuto essere pesante e poco comprensibile per i non addetti ai lavori, ma ancora una volta grazie all’abilità della dottoressa Galardi, l’incontro è trascorso, in maniera lieve, lasciandoci stupefatti di come il tempo sia trascorso velocemente.

I concetti illustrati hanno rivoluzionato il mio personale concetto di educazione, che era piuttosto rigido. Vedevo l’educazione come un processo attraverso il quale vengono trasmessi gli stili culturali di un gruppo più o meno ampio della società.  La nuova prospettiva, che ci è stata  proposta, è quella di vedere l’educazione come amministrazione della speranza e come atto creativo posto al di fuori di schemi preconfezionati. L’educatore è colui che dà credito alla speranza dell’altro, in ultima analisi è un coltivatore di speranza. Ma attenzione, l’educatore non deve mai prevaricare l’educato, che deve sempre e comunque essere soggetto attivo del suo divenire.

Né tanto meno deve pensare di essere un dispensatore di soluzioni preconfezionate. Da ricordare sempre che nel processo educativo non ci viene chiesto di essere amici, ma di lavorare assieme. L’altro, infatti, ha bisogno che si resti al suo fianco per il superamento delle difficoltà, non di andare a mangiare una pizza assieme. Al termine di ogni processo educativo occorre avere la capacità di lasciar andare, dando però la garanzia all’altro, che occuperà sempre un posto nel nostro cuore.

Anche il concetto di resilienza apre nuovi scenari su come concepire la vita. La resilienza deve essere intesa come la capacità, a mio avviso straordinaria, dell’essere umano di saper mutare una criticità in risorsa per il proprio sviluppo personale, o anche la capacità di riattivare sempre e comunque la speranza in noi. È il connubio fra resilienza e desiderio, che ci permette di arrivare dove non avremmo mai immaginato. Quindi è possibile pensare che la vita non sia più in balia di un destino governato dalla fortuna o dalla sfortuna, ma che ogni uomo ne sia l’artefice. Si deve solo, e non è da poco, imparare a narrarla per come la si sente nel proprio io profondo, e non per come la vedono gli occhi e i preconcetti degli altri.

Su questi argomenti così affascinanti avremmo voluto poter continuare a discutere, ma purtroppo il tempo a disposizione ha inesorabilmente sancito la fine dell’incontro. Credo che ognuno di noi sia ritornato a casa con una maggior consapevolezza su cosa implichi un processo educativo e sulla meravigliosa capacità dell’essere umano di avere speranza al di là di ogni limite.

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