“In un’Europa che vacilla, il furto di alcuni importanti documenti mette in subbuglio il Vaticano. Ciò che è stato trafugato potrebbe consentire di ritrovare una pericolosa macchina del tempo, occultata dal Vaticano stesso, capace di rimettere in discussione la Storia“.
Uno scenario apocalittico, quello appena descritto, che non rientra tuttavia nel già ampio ventaglio di questioni prioritarie, e in parte preoccupanti, ancorate alla quotidianità del Santo Padre. Anche perché, fino a prova contraria, il dispositivo a cui abbiamo fatto cenno non esiste. Ad alternarsi con ritmo frenetico, entro i confini di questo spazio, sono piuttosto le vicende di Padre Bruno, un professore di Teologia dell’Accademia Pontificia di Roma, del suo assistente Edwin e del commissario Marchesi. Figure anche in questo caso di fantasia, scaturite dalla mente dello scrittore luinese Angelo Stramaglia, autore del thriller storico “L’Ultimo Pontefice“, edito da Bookabook.
Luinese in realtà solo di adozione, perché le origini di Angelo sono pugliesi. La sua storia umana e letteraria in principio si alterna tra Bari e Lecce, luogo quest’ultimo di formazione per il conseguimento di una laurea in archeologia che non produce però gli effetti desiderati. Da qui la scelta del trasferimento verso il nord Italia alla ricerca di un’occupazione, non necessariamente affine al proprio percorso di studio o coerente con le proprie ambizioni, come accade purtroppo ancora oggi a parecchi giovani in uscita dagli atenei. Lasciare casa e tentare fortuna altrove è una scelta che equivale ad un grosso punto interrogativo, destinato a moltiplicarsi da sé lungo il tragitto nell’attesa di capire se la scommessa si rivelerà o meno vincente.
Un problema in meno per Angelo, profondamente attratto dai luoghi in cui si depositano i dubbi, i tratti meno definiti dell’esistenza, le storie più affascinanti e misteriose che attendono di essere spiegate, per le quali manca una conclusione che sia completa e razionale. Più che il mistero è forse l’interpretazione e lo studio dello stesso a tenere la testa dell’autore china su pile di libri, con l’obiettivo unico di trovare la fonte più chiara e maggiormente incisiva per coniugare sulla pagina ancora bianca secoli di storia, con relativi protagonisti, e tutto ciò che l’immaginazione è in grado di produrre mentre lo scrittore pensa alla trama del suo futuro romanzo.
Un romanzo che ora c’è, che con il passare del tempo ha preso forma e acquisito una veste grafica, tenendo uniti passato, presente e futuro come fa una profezia nel momento stesso in cui viene pronunciata. Perché è soprattutto di questo che si parla all’interno de “L’Ultimo Pontefice”, libro che siamo andati a farci raccontare direttamente da Angelo Stramaglia, in attesa della sua prima presentazione al pubblico in programma per la serata di domani, venerdì 26 ottobre, presso la chiesa San Carlo di Grantola, alle ore 20.
Come nasce la tua passione per la scrittura?
Ho sempre avuto il diletto della scrittura. A voler indicare un momento preciso, ricordo che da adolescente, alle superiori, pubblicavano un giornale con uno spazio dedicato alla narrativa. Per quel progetto è stato raccolto e in seguito pubblicato il mio primo racconto a livello scolastico. Da quel momento non mi sono mai fermato. Ho realizzato diverse altre storie, soprattutto seguendo tematiche thriller ed horror a scopo metaforico, per parlare cioè di sentimenti umani come la solitudine e la sofferenza. Esperienze di scrittura per me importanti che non hanno però visto la luce a livello editoriale. Successivamente arriva il passo verso i romanzi e l’esordio con “Senza Croce”, pubblicato a puntate sul sito Wattpad.
Un primo approccio dunque per quanto riguarda le dinamiche editoriali a cui hai aderito per promuovere il tuo nuovo lavoro attraverso il crowdfunding. Parliamo di questa realtà, molto interessante per gli scrittori esordienti
Il crowdfunding l’ho scoperto per caso leggendo su internet, imbattendomi nel sito “Bookabook”, sicuramente una rivoluzione in campo letterario. Ero alla ricerca di una casa editrice che fosse interessata a “L’Ultimo Pontefice” e proprio su questo portale ho appresso della possibilità di allestire una raccolta fondi per proporre la mia storia, avvicinando i potenziali lettori ai contenuti del libro, diffondendone la trama. Su Bookabook il prodotto editoriale prende forma tramite un percorso ad obiettivi che impone come primo vero traguardo il raggiungimento di almeno centocinquanta copie prenotate. Superata questa soglia, scatta la pubblicazione. Rimane poi nell’interesse dell’autore ampliare il bacino di lettori per acquisire più royalties. Il meccanismo mi ha subito convinto anche per un altro motivo: vedevo scrittori noti presentare i loro progetti, partiti proprio dal sito, in televisione. Questo aspetto mi ha trasmesso fiducia e consapevolezza della serietà con cui la casa editrice lavora.
Dove stanno andando le tue copie?
Ti rispondo con i dati che mi ha trasmesso l’editore: principalmente si dividono tra Lombardia e Puglia, ma qualche richiesta è giunta anche da Emilia Romagna, Toscana e Campania. Una buona parte di queste persone è entrata in contatto con il romanzo attraverso la pubblicità online.
Quando hai trovato Bookabook come riferimento a che punto eri con la stesura della trama?
Avevo già terminato di scrivere tutta la storia, ero semplicemente in cerca della modalità migliore per farla arrivare nelle librerie.
Che cosa trova il lettore nei tuoi romanzi e che cosa c’è ne “L’Ultimo Pontefice”?
I miei romanzi sono sempre un mix di elementi storici e fantasia. Per essere più precisi, parto da un’epoca storica, da un fatto o da una figura che mi affascina. Attorno a tutto ciò concentro la mia creatività per dare vita ai personaggi e alle loro vicissitudini. Nel mio ultimo libro tutto ruota attorno alle profezie e alle ipotesi, avanzate da un gruppo di studiosi, circa la possibilità di collaudare un ipotetico strumento capace di captare e riprodurre le immagini e i suoni provenienti dal passato. Attraverso i protagonisti mi collego alle ricerche di Padre Pellegrino Ernetti, monaco benedettino che nella seconda metà del Novecento, spinto dalla sua passione per la fisica e l’elettronica, iniziò a lavorare sull’idea del macchinario, denominato poi cronovisore. Il religioso annunciò negli anni Settanta la sua messa a punto, senza tuttavia mostrarlo mai in pubblico, anche se sono noti i principi scientifici che permetterebbero il suo funzionamento. Molti riferimenti, nel corso della vicenda, si legano poi alla situazione contemporanea dell’Unione Europea, che critico per come è stata costituita, inquadrandola come un’arma nelle mani dei governi ombra, impiegata per schiavizzare le moltitudini.
Teorie di complotti in alcuni casi molto note: ci credi?
Mi espongo poco su questo argomento ma lascio trasparire, grazie al libro, due teorie completamente opposte: quella di chi ci crede e quella dei detrattori. Ne parlo ampiamente ma non mi schiero. Il loro posizionamento all’interno della storia è connesso esclusivamente alla funzione narrativa e al ruolo dei tre protagonisti, un professore di teologia, il suo assistente e un commissario di polizia. La messa in funzione del cronovisore, nel romanzo, mostra vari eventi storici in modo diverso. per come sarebbero avvenuti “realmente”, sulla base cioè di teorie complottiste che esistono e che si uniscono quindi alle esigenze della trama. Posso dirti che, dal mio punto di vista, la realtà a volte supera la fantasia. Molte cose reali non funzionano, penso ad esempio al turbocapitalismo che ha prodotto disastri immani, allargando la forbice tra coloro che sono poveri e i potenti, sempre più ricchi.
Quindi alla fine ti sei schierato…
Sì, in effetti credo che qualcosa di vero ci sia, a proposito di questi complotti. Soprattutto per quanto riguarda quelli legati al mondo dell’economia e dell’alta finanza. Ma nel libro lo lascio solo immaginare. Ci sono poi quelli che associo a personaggi storici di cui mi servo per portare avanti le vicende dei protagonisti. Tra questi per esempio c’è Hitler, che nella trama sopravvive. E’ una teoria a cui personalmente non credo, però la utilizzo ai fini narrativi.
Dove hai scritto “L’Ultimo Pontefice”?
A casa, immerso tra lo studio dei documenti che mi sono serviti per unire la vena creativa e i fatti reali, evitando così che l’ispirazione incontrollata – non sono uno scrittore che parte con la trama già in testa – potesse condurmi ad errori sugli episodi storici che ho individuato come riferimento. Il libro ha preso forma in circa otto mesi di lavoro, con sessioni quotidiane di scrittura e di approfondimento su vari volumi, come le profezie di San Malachia, i testi del teologo Francois Brune, le pagine di Dan Brown, un autore che ammiro molto. Il suo “Codice Da Vinci” porta in narrativa le teorie relative al Santo Graal. E’ soprattutto a lui che mi ispiro. Il sottotitolo “Il Codice Bergoglio” è infatti un richiamo al suo capolavoro.
Che cosa leggi quando posi la penna e senti la necessità di rilassarti un po’?
Ti sembrerà strano ma leggo poca narrativa. Amo molto la saggistica, soprattutto di genere storico. Anche quando scelgo un buon thriller prediligo lo stesso genere, specialmente se l’alone di mistero avvolge la religione cristiana e le sue manipolazioni. Sono poi un appassionato di storia romana e medioevale, leggo moltissimi volumi che fanno luce sugli enigmi dei due periodi. Tornando alla narrativa, non posso infine nascondere il mio debole per Tolkien e per il genere fantasy, ma anche per i romanzi di Umberto Eco. E ovviamente per il maestro Dan Brown.
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