Caravate | 8 Ottobre 2018

“Ascoltare è un’arte, significa prestare attenzione ai bisogni di chi ci sta davanti”

Il secondo incontro di formazione per volontari, organizzato dalla associazione “Volontari Valli Varesine”, ha approfondito il tema dell'ascolto dell'altro 

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Sabato 22 settembre si è svolto, presso la Casa di preghiera dei Padri Passionisti di Caravate, il secondo incontro di formazione per volontari, organizzato dalla associazione “Volontari Valli Varesine”. I relatori, che hanno coinvolto e affascinato i numerosi presenti, sono stati la dottoressa Daniela Galardi, psicologa e psicoterapeuta, e Padre Marcello, priore dei Passionisti. Argomento della formazione: “L’ascolto”.

Incontro molto intenso per la molteplicità delle tematiche trattate, ma con un unico filo conduttore: “L’ascolto dell’altro“. Molto probabilmente la partecipazione alla tematica dell’ascolto è così sentita perché siamo tutti un po’ scossi, come cristiani in primis e come volontari della diocesi comasca, dagli ultimi fatti di cronaca legati allo sgombro forzato di molti richiedenti asilo dal campo Cappelletti a Como, che ovviamente non può lasciare indifferente chi si professa cristiano.

La mattina di martedì 11 settembre, infatti, con uno spiegamento di forze dell’ordine fin dalle prime ore del giorno, settanta migranti accolti presso il Centro di accoglienza di via Regina – gestito dalla Croce Rossa Italiana, in collaborazione con la Caritas diocesana, su mandato della Prefettura – sono stati trasferiti presso altre strutture del territorio italiano. Le persone trasferite sono le più “vulnerabili” (come le donne in stato di gravidanza) o il cui iter amministrativo, per quanto riguarda i documenti, si troverebbe in uno stato più avanzato.

“L’intervento – afferma il direttore della Caritas diocesana Roberto Bernasconi – ci ha sorpreso e ci ha lasciato senza parole. Nessuno di Caritas Como era stato informato. Non lo riteniamo un modus operandi corretto, guardando alla rete di reciproca collaborazione costruita negli anni. Abbiamo visto tante persone che, commosse, hanno caricato sui pullman i propri bagagli salutando, con affetto sincero, gli operatori del campo: significa che, pur in condizioni difficili e particolarissime, si è lavorato bene, restituendo alle persone quel senso di umanità che i tanti ostacoli affrontati avevano affievolito o cancellato”.

Per una generale riflessione sull’argomento e per scongiurare decisioni irreversibili che potrebbero indurre a disperdere l’importantissimo lavoro di rete maturato in questi anni complessi, ma fruttuoso per tantissime persone, numerose associazioni del territorio – tra cui la Caritas diocesana di Como – hanno promosso la condivisione di una “lettera aperta” per sensibilizzare “chi di dovere” e trovare alternative alla chiusura del Campo Cri di via Regina. A questo documento è possibile aderire con nuove sottoscrizioni.

Nella nostra mattinata di formazione, Padre Marcello ha aperto i lavori commentando il Vangelo della domenica (Mc 9,30-37), mettendo in luce tre aspetti significativi:
1) Dio si consegna nelle mani dell’umanità, in un atto quasi dissennato d’immenso amore.
2) I discepoli non ascoltano, sono troppo presi dalle loro infrastrutture mentali, dalle logiche del potere e del successo personale.
3) Invito di Gesù a mettersi al servizio, che in ultima analisi significa mettersi in ascolto dell’altro, perché senza ascolto non è neppure possibile entrare in relazione con il prossimo.

Sulla base di questa premessa, si sviluppa tutta la tematica sull’Ascolto, di quanto sia importante per il cristiano e in generale per l’uomo imparare quest’arte. Si, perché come dice la dottoressa Galardi, ascoltare è un’arte, che s’impara e s’affina con l’impegno di una vita. Ascoltare è fare spazio dentro il proprio cuore all’altro, è donare tempo, in una parola prestare attenzione ai bisogni ed alle necessità di chi ci sta davanti.

L’ascolto per essere vero dovrà essere scevro da ogni autoreferenzialità, da ogni soluzione pronta da sottoporre all’altro, perché non ci vengono chieste soluzioni, ma semplice empatia. Per ascoltare dobbiamo imparare a mettere distanza tra il nostro vissuto e il vissuto dell’altro, altrimenti non ascoltiamo veramente l’altro, ma ascoltiamo solo noi stessi.

Chi vuole imparare l’arte dell’ascolto deve vedere in questa semplice azione un atto creativo perché l’altro porta sempre un vissuto che può essere un arricchimento anche per l’ascoltatore. Concluderei questa mia riflessione sull’ascolto con le parole di don Faboi Fornera, Vicario episcopale per la pastorale: “Chi dice di credere in Dio e non vede – aggiungo non ascolta – suo fratello , inganna se stesso”.

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