Luino | 1 Ottobre 2018

Luino, “Cambiamenti climatici e migrazione”: venerdì incontro con il ricercatore Mario Agostinelli

Appuntamento a cura dell'Osservatorio Felice Cavallotti, dedicato al rapporto tra inquinamento ambientale e globalizzazione. Dalle 20.45 in Biblioteca

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Cambiamenti climatici e migrazione” è il titolo del prossimo incontro organizzato dall’Osservatorio Felice Cavallotti per rinnovare l’invito ai cittadini a riflettere e stabilire un confronto su uno dei più importanti temi della contemporaneità.

L’appuntamento è per la serata di venerdì 5 ottobre, alle ore 20.45 presso la Biblioteca, dove sarà presente come ospite dell’Osservatorio il ricercatore Mario Agostinelli, portavoce del “contratto mondiale per l’energia e il clima”, membro della presidenza del comitato nazionale “No al nucleare, sì alle rinnovabili” e presidente dell’associazione Energia Felice. Ad introdurre l’incontro il direttore di questa testata, Agostino Nicolò.

A supporto delle dinamiche che verranno trattate e approfondite durante la serata, alleghiamo di seguito una riflessione scritta dal ricercatore Agostinelli e intitolata “L’aria che Tira sul pianeta“. In questo lavoro si sostiene una interessante lettura, un intreccio tra la crisi ambientale, il fenomeno della globalizzazione e possibili comportamenti locali. Non ci si limita però ad evidenziarli, analizzarli e trovarne le relazioni. Si è voluto anche individuarne alcune possibili “soluzioni”, attraverso una rielaborazione, “un nuovo gioco delle parti”, tra locale e globale.

Il mondo globalizzato e i bisogni locali possono convivere? Come deve essere e agire in questo pendolo uno stato che vuole definirsi democratico?

Questa indubbia convivenza, forse percepita da troppi come connivenza, non fa altro che aprire, nel bene come nel male, nuovi scenari di relazioni culturali ed economiche che contaminano, inevitabilmente e “irreversibilmente”, con le dinamiche dei movimenti globali, il mondo esistenziale del locale e della politica istituzionale degli Stati. Questa doppia condizione di egemonia del potere, come ben descrive Ulrich Beck nel suo libro “Potere e contropotere nell’età globale”, sembra richiedere ed invitare ad una nuova e differente considerazione di collaborazione tra le parti: una visione cosmopolita dello Stato che necessita di nuove forme di legittimità del consenso, che portano a ridiscutere quello “strumento conviviale” che noi conosciamo come democrazia. Di questa interpretazione cosmopolitica (oppure cooperativo-multilaterale, federalista o…), tra gli Stati, i mercati globali e l’esistenzialismo ormai “glocale”, a quanto pare non se ne può più fare a meno, onde evitare di precipitare in fantasiosi pensieri atavici portatrici di violenza e di emarginazione.

L’opportunità della velocità del tempo reale nel mondo dell’informazione può contribuire a qualificare e a risolvere i conflitti glocali?

Non è più permesso disinteressarsi, non voler capire il significato e il valore che possono assumere nella nostra vita quotidiana quelle “criticità doppie” (nel senso che traghettano entrambe le qualità: bene/male) considerabili ormai globali: clima, diritti, economie, sapere, conoscenze ecc…
Non è più possibile pensare che una massa critica popolare politicizzata, una forma di persuasione attiva di contro-interpretazione capace di dialogare ed organizzarsi nella gestione del consenso in modo sistemico e strutturale, possa evitare nella sua caratterizzazione di fare rete: collegarsi e accorciare le reti mondiali costruttrici di spazi di contropotere. Ma per quale scopo? Per potere, per l’appunto, elaborare alleanze transnazionali di contropotere, legittimanti/de-legittimanti, aventi alla base principi di difesa dei diritti umani, principi stimolanti di creatività sociale, nuove “percezioni di mondi possibili” capaci di riqualificare qualitativamente spazi e tempi della vita locale.

Quale concezione di stato può aiutare l’alleanza tra stati nel mondo?

Ma per riuscire in questo intento non si può ignorare la necessità di dovere affrontare e superare lo scoglio concettuale ed evolutivo delle istituzioni politiche nazionali sovraniste, iniziando dalla separazione reale dello Stato dal concetto di nazione/patria, la stessa separazione che si è attuata tra stato e religione. Arrivare dunque ad una nuova opportuna interrogazione/interpretazione sulla conseguente contrapposizione tra il potere (dello Stato) e la violenza (della nazione/patria) dove, in presenza di un potere debole (dello Stato, della politica e dell’economia e ….) non può che consolidarsi un regime sovranista nazionale a-democratico violento, che rimette in discussione tutto quello che crediamo di conoscere come paradigma democratico.

Cosa serve alle relazioni degli individui nelle loro comunità per costruire una “casa comune”?

Mario Agostinelli non si ferma nella sua analisi alla parte esterna, alla sfera strumentale, ma vuole intrecciarla con l’esistenza e, come ben descrive nel testo, sostiene che le logiche (perché sono più di una) neoliberiste, oppure etniche o …, possono e devono essere capite e “invertite” anche attraverso un humus di relazione che può e deve partire da un cambiamento dello stile di vita comunitario e individuale, curando e qualificando, attraverso una cultura consapevolmente “endosomatica” (…l’evoluzione endosomatica dipende dall’irraggiamento del solare, quella esosomatica dipende dal possesso di fonti immagazzinate nelle viscere del pianeta, che provocano inquinamento, che giungono degradate ai nostri nipoti, che sono all’origine delle guerre. Le “protesi” che prolungano i nostri sensi oltre ai confini dei luoghi dove abitiamo sono all’origine di grandi contraddizioni, tensioni e scelte difficili) i “luoghi” ripensati, a seguito della caduta dell’antropocentrismo, come soggetti vitali, “casa comune” (comprendendone la motilità propria delle “geometrie” che li costituiscono).

(…) il luogo è laddove si realizza la prese d’atto di un essere vivente di stare in relazione responsabile e affettiva con altri simili e dove si prende coscienza che uno spazio in cui si vive e si abita è indiscutibilmente accessibile su base di regole e diritti condivisi per l’intero vivente. Il luogo è la dimostrazione di una presa di coscienza: esiste in quanto c’è un osservatore, un segno registrabile di vita, una persona, un’evidenza distinta. In un luogo si danno le condizioni per un pieno dispiegamento della democrazia e per rapporto diretto tra controllo, responsabilità e rappresentanza.

La costruzione di luoghi di comunità può essere il sentiero giusto per dei nuovi mondi possibili? 

Mario Agostinelli insiste: (…) ritengo che la cura della casa comune con la drammaticità posta da Bergoglio sia l’ultima difesa proponibile contro un sistema che ‘sregola i rapporti, immiserisce il lavoro, degrada il vivente, garantisce immunità solo al denaro e rende arbitra la guerra’. 

Insomma, immettere questa energia circolare dei luoghi in un nuovo involucro generale avendo deciso, con grande saggezza sull’importanza del ruolo delle parole nelle rappresentazioni, di andare dunque a sostituire la parola globalizzazione con quella qualificata di terrestre. Dove: (…) la parola terrestre evoca socialità e accoglienza; invece globale, scarti, ingiustizia e confini artificiali insuperabili.

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