Su quale ripiano dell’immensa biblioteca universale della cultura classica è opportuno avvicinare il proprio indice per estrapolare attraverso la lettura singole pillole di riflessione sul concetto di bellezza, creando parallelismi tra le origini, nelle pagine scritte da grandi pensatori e filosofi, e la contemporaneità?
Se non si pecca di esagerazione considerando che il passato è in ogni contesto un valido strumento a cui fare ricorso per interpretare il presente, muovendosi tra le sue ombre e provando ad attribuire un senso alle sue incognite, le risposte allora possono giungere da un’infinità di combinazioni possibili.
Una di queste, particolarmente ricercata, e dunque ancor più affascinante e curiosa, giunge da una lettera alla redazione contenente alcuni versi di un’opera intitolata “La consolazione della filosofia“, appartenente allo scrittore latino Severino Boezio, composta intorno alla prima metà del VI secolo. Il letterato e senatore romano, incarcerato a Pavia e in attesa della pena capitale, cercava la causa di tante sventure rivolgendosi direttamente alla disciplina che indaga e studia l’agire umano, facendo quindi della filosofia stessa il suo interlocutore.
Con un balzo che dall’antica Roma fa volare le linee del pensiero alla Milano delle “big four” della moda, dove due giorni fa si è consumato l’ultimo atto del doppio appuntamento annuale dedicato alla Fashion Week, è un lettore a prendere in prestito alcuni passaggi dell’emblematico trattato per un inusuale collegamento tra alto e basso, in cui trova inoltre posto il carattere pungente del retore greco Luciano di Samosata, con un estratto dai mitologici “Dialoghi dei Morti” . Tra passerelle invase da colori sgargianti, indossati da modelle in equilibrio sui tacchi, e fiumi di inchiostro versati alla disperata ricerca dell’autentica beatitudine, celata dietro le maschere che persino gli eroi dell’epica hanno saputo indossare.
Egregio Direttore,
Mi permetto di scriverle, in qualità di mediocre appassionato della cultura classica e umanistica, per evidenziare come alle bellissime modelle che hanno fatto ‘sognare’ tutti alle sfilate di moda svoltesi a Milano la scorsa settimana, volti e corpi perfetti da decine di migliaia di dollari, simboli di ‘bellezza assoluta’, sogno inarrivabile di ogni uomo, sempre ossessionate dalla perfezione fisica esteriore, molte delle quali disposte ad andare con uomini ‘viziosi’ purché ricchi e/o famosi per fare carriera (salvo poi, quando non sono più al centro dell’attenzione, denunciare di essere state molestate), che per la fugace fama spesso non concludono il corso degli studi per affrontare la vita reale, tanto belle di corpo fuori quanto vuote d’animo, di pensiero e di cultura dentro, nella società contemporanea nella quale da tempo ormai vale soltanto l’apparire e l’immagine esteriore piuttosto che l’essere vero e interiore, dedico umilmente, nella mia modesta e mediocre condizione di misero e semplice uomo mortale, non solo quanto espresso sulla vanità delle cose fugaci nei primi due capitoli del Qohelet (Vanitas vanitatum, et omnia vanitas), testo immortale riguardo la misera condizione umana, che potrebbe sembrare solo un retorico giudizio morale, ma soprattutto quanto ironicamente espresso da Luciano di Samosata, scrittore satirico greco-ellenistico, nei ‘Dialoghi dei Morti’, in cui Menippo, filosofo e satiro cinico, una volta morto dialoga con il dio Ermes che lo sta conducendo nel regno dei morti:
Menippo: “Dove sono, allora, i belli e le belle, Ermes? […] Vedo solo ossa e crani privi di carni, per lo più uguali”.
Caronte: “Eppure le ossa che tu sembri disprezzare sono quelle che tutti i poeti ammirano”.
Menippo: “Almeno mostrami Elena: io infatti da solo non riuscirei a riconoscerla”.
Ermes: “Questo qui è il cranio di Elena”.
Menippo: “Dunque per questo le navi furono armate da ogni parte della Grecia e tanti Greci e Barbari caddero e tante città sono andate distrutte?”
Ermes: “Ma non vedesti, Menippo, la donna in vita: avresti detto anche tu che era un fatto non disdicevole ‘Pene soffrire per lungo tempo per tal donna’ e poi anche i fiori che sono secchi – se uno li guardasse quando hanno perso il colore – è evidente che gli sembrino brutti; quando invece sono fioriti ed hanno anche il colore sono bellissimi”.
Menippo: “Proprio per questo, Ermes, mi meraviglio che gli Achei non capissero di affaticarsi per un fatto così sfuggevole e che sfiorisce facilmente!!!”“Ora venendo alla gloria, oh quanto è ella fallace! Quanto ancora molte volte vergognosa! Onde non a torto gridò quel tragico:
Oh gloria, gloria, che di noi mortali
Alla parte maggior sei nata solo
Per l’orecchie gonfiar, nè altro vali!”(Severino Boezio, De Consolatione Philosophiae)
Foto di copertina dalla pagina Facebook “Milano Fashion Week”
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0