Varese | 22 Giugno 2018

Ecco l’effetto Trump per chi opera negli Usa, il quarto mercato delle imprese varesine

Un convegno ha messo in luce gli effetti delle riforme americane su imprese e lavoratori italiani. Nel frattempo l'export nel primo trimestre 2018 segna un calo

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Aeromobili, veicoli spaziali e relativi dispositivi in testa, ma anche macchinari e prodotti meccanici, siderurgici, plastici, medici, alimentari, tessili: è lunga e diversificata la lista dei beni made in Varese esportati negli Stati Uniti, quarto mercato di riferimento per l’economia all’ombra delle Prealpi (dopo Germania, Francia e Gran Bretagna) e primo extra-europeo.

I dati provvisori 2018 – elaborati dall’Ufficio Studi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese – mettono in luce che, nel primo trimestre di quest’anno, Varese ha esportato circa 122 milioni di euro verso gli Usa, valore in calo del 3% rispetto allo stesso periodo del 2017, tuttavia con un saldo commerciale stabile (+0,5%) dovuto alla repentina discesa sul fronte delle importazioni. In particolare, è l’aerospazio varesino a registrare nei primi tre mesi dell’anno una buona performance sfiorando i 21 milioni di euro esportati oltreoceano, rispetto agli 11 milioni dello stesso periodo 2017 (+86%).

Industria del volo, ma non solo. Ad andar bene sono anche gli altri due comparti varesini maggiormente presenti sul mercato a stelle e strisce: macchine per impieghi speciali (+3,6%) e prodotti in metallo (+17,3%). Con il segno più anche le forniture mediche (+12,1%), gli altri prodotti tessili (+1,7%) e le bevande (+2,6%). In discesa, invece, l’export delle materie plastiche (-27%), delle macchine di impiego generale (-13,6%) e gli altri prodotti alimentati (-52%).

In questo quadro è ovviamente fondamentale per le imprese varesine essere informate e aggiornate sulle rilevanti riforme attuate dalla presidenza americana. La nuova politica della Casa Bianca, infatti, investe in maniera stringente fisco, commercio e immigrazione. È dunque lecito parlare di “effetto Trump”.

Meno note, invece, le conseguenze pratiche per il mondo delle imprese e per i lavoratori che operano negli e con gli Usa. Così è stato realizzato un convegno dal titolo “USA – Gli effetti delle riforme Trump in materia fiscale, di immigrazione e di commercio con Paesi esteri: vantaggi e rischi per imprese e lavoratori italiani che operano negli Stati Uniti d’America”, organizzato dall’Area Internazionalizzazione e Rapporti con l’estero Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Nel corso dell’evento sono state presentate le novità nel nuovo assetto dato dal Presidente Trump: la recente legge di riforma fiscale statunitense, la più importante degli ultimi 30 anni; il nuovo parametro di rilascio dei Visti, basato sul merito dei soggetti, con risvolti anche per coloro che si devono recare negli USA per affari; le politiche protezionistiche che hanno portato all’attivazione di importanti barriere tariffarie all’importazione dei beni negli USA; l’evoluzione dei rapporti con Paesi partner e Stati considerati ostili (in primis Iran), con la reintroduzione di sanzioni in grado di colpire anche le imprese non statunitensi. Scopo del convegno è dunque stato presentare in modo quanto più approfondito e ampio possibile i diversi aspetti della politica messa in atto dal Presidente con attenzione all’evoluzione dello scenario globale.

Per quanto riguarda l’immigrazione, il numero degli illegali presenti negli Stati Uniti nel 2017 è stato di circa 12,5 milioni: numeri che hanno l’amministrazione Trump, per ragioni di interesse nazionale, a modificare la propria politica sull’immigrazione innalzando la soglia di controllo e puntando l’attenzione anche sulle assunzioni di lavoratori stranieri irregolari. In parallelo, è stata rivista la regolamentazione dei permessi in entrata: da un Waiver Program – un programma di “Viaggio senza Visto” che consente il soggiorno negli Stati per affari – alle più diversificate tipologie di visto.

Altro aspetto su cui concentrarsi bene, prima di fare un investimento negli States, è quello dei livelli di tassazione. L’apparenza a volte inganna. A mettere in allerta le imprese varesine è stato Filiberto Calascibetta, commercialista e partner responsabile dell’Italian Practice di Rödl & Partner USA: “È vero che l’aliquota dell’imposta federale sui redditi è scesa in maniera permanente e secca al 21%, ma un’impresa deve anche tenere conto di tutte quelle che sono le imposte stabilite da ogni singolo Stato”. Un’attenzione inevitabile in un Paese federale quali sono gli Usa. Ciò vale non solo quando si decide di aprire una filiale oltreoceano, basta anche essere alle prese come una commessa, tipo l’installazione di un impianto o di un macchinario: “Anche in questo caso – ha precisato l’esperto . bisogna constatare se secondo le regole dello Stato in cui si sta lavorando l’operazione non comporti una stabile organizzazione che produce reddito, con relativa tassazione”.

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