Circa 200 le persone che, a dispetto della pioggia, hanno scelto di non mancare alla giornata che ha simbolicamente sancito il ritorno a Baita degli Alpini di Lavena Ponte Tresa. Dopo un inizio più complesso delle aspettative, per via del meteo non proprio favorevole, a prendere il posto degli affanni dell’organizzazione, i movimenti decisi ed il fascino delle musiche senza tempo della Fanfara Montenero della Sezione A.N.A. di Torino che, sontuosa, ha accompagnato il corteo sino alla ritrovata dimora.
Fierezza, altruismo, amicizia, onore, senso civico, amore per il proprio Paese: ecco l’essenza annidata tra le fila degli Alpini che domenica 20 maggio hanno finalmente potuto sfilare tra le strade di Lavena Ponte Tresa. Trionfali e visibilmente emozionate le espressioni impresse sui visi del Gruppo Alpini del paese lacustre che, ha ricevuto l’abbraccio del proprio paese. Tante le Adunate che li hanno visti protagonisti, l’ultima quella di qualche settimana fa a Trento, ma nessuna in grado di eguagliare l’intensità di ritrovarsi portatori dei valori alpini tra le strade e le piazze di “casa”. Una casa a cui, domenica 20 maggio, hanno potuto presentare la loro nuova dimora: la Baita. Ed è proprio lì, con il sentito momento del taglio del nastro tricolore, che la tradizionale sfilata militare ha avuto termine. Oltre 300, poi, gli ospiti a sedere alle lunghe tavolate del pranzo che ha seguito la cerimonia e che ha accompagnato il gruppo sino al tardo pomeriggio quando, spossato e soddisfatto dall’intensità delle emozioni della giornata, il Gruppo di Lavene Ponte Tresa si è concesso un momento di tranquillità nel quale godere insieme del rassicurante profumo di una complicità ritrovata.
Diverse le voci che, rotte dall’emozione, hanno riportato alla luce il ricordo dei giorni passati e della complessità dei momenti fronteggiati senza una casa. Un trascorso di gruppo rimasto impresso, però, sulla pelle e negli occhi di ognuno. “A partire dal quel 25 maggio, giorno in cui abbiamo dovuto lasciare la nostra casa, potrei raccontare i sacrifici fatti singolarmente da ognuno per arrivare qua. Potrei raccontare ciò che ognuno dentro di sé ha vissuto fino ad arrivare a questo punto – racconta il capogruppo Giancarlo Provini -. Quando ci siamo trovati con una persona come il nostro amico Marcolin, sfrattato dalla baita, eravamo completamente spiazzati. Nonostante questo, la forza e il coraggio di non mollare che lui, e tante altre persone come lui, ci ha dato non hanno prezzo. Siamo rimasti uniti. E oggi siamo riusciti a ricostruire casa nostra, siamo riusciti a tornare a casa nostra. Una casa dalla quale, in virtù del cappello che portiamo, possiamo servire ed aiutare a nostra volta chi ne ha bisogno. Vorrei ringraziare ed abbracciare singolarmente ogni persona che ci ha dato il supporto di cui avevamo bisogno, ma non posso, e spero che questo mio ringraziamento arrivi ad ognuno: grazie”.
Una giornata che per molti ha rappresentato un’iniziativa di paese come tante ce ne sono, ma che si carica di significati altri per chi la vastità di ciò che dietro vi è annidato la conosce bene. Ed è questo ciò che il Gruppo Alpini di Lavena Ponte Tresa in quella giornata ha portato in sfilata con sé. “Un’apoteosi, un turbine di vissuti ed emozioni con una forza dirompente”, la definisce qualcuno, “Una cerimonia che oltre ad essere il coronamento di un lavoro e tanti sacrifici, è anche un modo per commemorare e ricordare i tanti e troppi Alpini che a Baita non ci sono tornati” spiega qualcun’altro. Le voci sono diverse ma la narrazione che si va tessendo è la medesima.
Tra i pensieri che si fanno spazio, un posto privilegiato nei cuori del gruppo è quello riservato agli amici degli Alpini, i tanti che, pur senza indossare il cappello con la penna, dal fianco degli Alpini non si sono mai scansati di un passo. Ed a ricordarlo è proprio uno dei veterani dell’associazione Renzo Morandi: “Io vorrei fare un ringraziamento particolare: Roberto Bergamin, un signore – racconta – che per ben due anni ha messo a disposizione una zona sotto una tettoia solo per far si che potessimo ritrovarci. Questo sembrerà banale, ma l’idea di avere un posto, anche provvisorio, ci ha permesso di rimanere uniti. Lui, è uno dei tanti che il cappello con la penna non lo portano, ma l’essenza dell’Alpino ce l’hanno nel cuore: gli amici degli Alpini. Renato, Franco, Giuseppe e a tanti altri senza i quali noi non saremmo stati nessuno, l’Alpino si annida nei cuori, non nelle penne”.
Tanti i ringraziamenti che sgorgano dal profondo, molti dei quali sono rivolte ai veterani del gruppo: Olivo, Berto e Renzo. “I nostri tre ‘ragazzi’ – spiegano -, nonostante l’età avanzata e i loro acciacchi, nonostante il sole picchiasse, non un giorno hanno fatto mancare la loro presenza. Una presenza con cui, senza rendersene conto, hanno saputo farci il regalo più grande: la forza di non mollare, non mollare mai. Noi abbiamo lavorato, certo, ma la forza ce l’hanno data loro”.
“Non ho molto da dire, ora abbiamo la Baita e per parecchio tempo saremo qua. Sono onorato di avere rappresentato l’amministrazione comunale in questo gruppo – dice l’assessore Giuseppe Pellegrino -. Nonostante l’acqua, questa per me è stata una giornata che non dimenticherò mai più. E’ il coronamento di qualcosa che si annidava nei nostri cuori a fronte dei sacrifici che abbiamo fatto e che resteranno nel tempo”.
Ed è, infine, Antonio Stefani, consigliere referente della Sezione di Luino per gruppo di Lavena Ponte Tresa, a dare conclusione a questo intenso momento: “La Sezione, dopo il primo spavento, dovuto la scoperta che il Gruppo di Lavena Ponte Tresa non aveva più una casa, ha potuto vedere lo spirito di questi uomini, che hanno dimostrato di volere con tutte le loro forze questa nuova sede. Il mio ringraziamento va al precedente e all’attuale sindaco per non aver lasciato solo il gruppo, perché l’Alpino è fatto così: basta poggiargli una mano sulla spalla per vederlo partire. Ciò di cui sono certo è che questa sensibilità, questa voglia di riscatto, questa forza di ripartire da zero, non è da tutti”.
E conclude: “Il nostro presidente e il nostro consigliere nazionale sono orgogliosi di quanto questo gruppo sia stato capace di fare. E alle loro voci si uniscono quelle dell’intera Sezione, orgogliosa del gruppo di Lavena Ponte Tresa, che ha saputo scrivere una nuova pagina della sua storia e, per questo, vi ringrazio”.
© Riproduzione riservata

