Duno | 12 Giugno 2018

Dalle celebrazioni della battaglia del San Martino, l’appello di Carlo Ghezzi: “Mai più fascismi”

Il segretario nazionale ANPI, nel discorso di commemorazione, cita lo spirito resistenziale come antidoto per le discriminazioni di oggi. Ecco le sue parole

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E’ iniziato con un lungo e dettagliato riassunto di tutti gli eventi storici, che hanno preceduto e fatto seguito all’esperienza resistenziale, il discorso di commemorazione tenuto domenica a Duno dal segretario nazionale dell’ANPI, Carlo Ghezzi.

Nel luogo della dura e sanguinosa battaglia per la liberazione, davanti alle autorità locali e alle numerose persone che hanno preso parte alle celebrazioni per il settantacinquesimo anniversario della battaglia del San Martino, Ghezzi ha ritenuto fondamentale il passaggio dalla sequenza cronologica del dopoguerra per poter poi arrivare a riflettere, con più consapevolezza, sui problemi che affliggono la quotidianità, e che impongono, oggi come ieri, prese di posizione forti contro dinamiche e fenomeni che minacciano la libertà di ognuno e la democrazia.

Dall’armistizio dell’8 settembre 1943, all’occupazione del nord Italia da parte dei tedeschi, passando alla decisione di quei soldati italiani che scelsero di imbracciare le armi, rifugiandosi in montagna per contrastare gli invasori nazisti, il ricordo del segretario giunge poi al coraggio e alla determinazione del colonnello Croce e dei centocinquanta uomini che insieme formarono uno dei primi nuclei combattenti della Resistenza.

Noi siamo qui oggi a ricordare questi fatti e questi drammi ad un paese che purtroppo tende a dimenticare con troppa facilità – ha sottolineato Ghezzi, dopo aver citato la tragica fine di Croci, fatto prigioniero nel luglio 1944, in seguito al rientro clandestino in Italia per portare a termine la lotta di liberazione, e fucilato dalle SS non prima di aver subito indicibili torture -. Siamo qui per rammentare alle attuali e alle future generazioni, cosa sia stato il fascismo e quali i suoi orrori”.

Dal ruolo dei soldati, che come il Gruppo cinque giornate scesero in campo con coraggio, ruolo noto ma ancora oggi messo in discussione dalle teorie revisioniste, al contributo citato forse con meno frequenza ma altrettanto determinante dei lavoratori e della popolazione civile. E’ così che il segretario si è soffermato sul percorso di opposizione intrapreso con scioperi e manifestazioni di massa che attirarono l’attenzione della stampa di tutto il mondo. “E’ assurda la descrizione che taluni commentatori propongono per denigrare la Resistenza, cercando di dipingerci come un’Italia dove vi sarebbero stati pochi fascisti, pochi antifascisti e una massa grigia, inerte, indifferente, composta dalla stragrande maggioranza della popolazione. Con la Resistenza erano solidali tantissime famiglie angosciate per i loro cari al fronte a combattere una guerra perduta, e coloro che erano stati inviati sotto le armi furono oltre quattro milioni e mezzo. Contro la guerra erano coloro che soffrivano per la mancanza dei generi di prima necessità, con i prezzi che salivano alle stelle in città sottoposte notte dopo notte ai bombardamenti”.

Dai sacrifici alle conquiste, è inequivocabile il quadro dipinto da Ghezzi con l’elenco di alcuni dei principali traguardi raggiunti attraverso il sangue: “La Resistenza vittoriosa ha portato il nostro paese alla elezione, anche con il voto delle donne, della Assemblea Costituente, voluta dal popolo, alla promulga della Costituzione. La Resistenza vittoriosa e le lotte del lavoro, permisero a De Gasperi di sedersi con dignità al tavolo della pace a Parigi, nel 1947, nonostante l’Italia fosse stato uno dei paesi promotori della guerra. La Resistenza e quelle lotte hanno portato ad un patto nazionale le cui radici sociali e popolari sono chiare, nette e ben visibili. Alla Germania e al Giappone sconfitti tutto questo non è stato concesso”.

L’ultimo passaggio, come già anticipato in apertura, è tutto dedicato alle sfide della contemporaneità, dalla crisi economica al terrorismo internazionale, fonti di instabilità e di nuovi esodi di dimensione biblica, ma anche di morte, fame, sofferenze e ingiustizie. “Sono sotto i nostri occhi le tensioni politiche che attraversano l’Austria, come numerosi stati dell’Est europeo, a partire dall’Ungheria e dalla Polonia. Avvertiamo che l’intero continente è attraversato da rigurgiti reazionari e populisti, da movimenti xenofobi e razzisti, da episodi di intolleranza e di violenza, da nuovi muri che si intendono innalzare. Sappiamo inoltre che è in atto un grande movimento migratorio che spaventa, preoccupa, crea tensioni in tanti ceti popolari, soprattutto tra i più deboli. Invece di tentare di far capire che è un fenomeno ormai insopprimibile, che va disciplinato, che va governato collettivamente e che va unito a un’idea di equilibrata convivenza, coloro che hanno tendenze autoritarie fanno di tutto per demonizzare questi accadimenti, per creare divisioni e contrapposizioni tra le masse popolari, dei penultimi contro gli ultimi”.

Riconoscere i sintomi del fascismo per creare gli antidoti” è l’auspicio finale del segretario nazionali ANPI, supportato dal lancio di una raccolta firme dell’associazione, realizzata grazie al supporto di una ventina tra gruppi resistenziali, politici, sindacali e sociali, insieme con la petizione “mai più fascismi, mai più nazismi” che propone la messa fuori legge delle nuove organizzazioni di estrema destra: “Una petizione che invieremo nei prossimi giorni alle massime cariche dello Stato“.

Abbiamo bisogno di giovani, di donne e di uomini ancora capaci di indignarsi di fronte alle ingiustizie, alla carenza di democrazia, di libertà, di pace, come seppero fare coloro che si schierarono dalla parte giusta. Come seppero fare quei resistenti che sacrificandosi sul San Martino, e che oggi ricordiamo, pagarono le loro scelte coraggiose con il prezzo supremo della vita. Davanti a loro inchiniamo le nostre bandiere”.

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