Venerdì 19 maggio, presso il Collegio De Filippi si è svolto il convegno “We Love LIS”, per presentare le esperienze realizzate nel corrente anno scolastico nelle nove scuole coinvolte, unica rete della Provincia di Varese tra le 13 reti lombarde, alla quale è stato assegnato un contributo di 10mila per realizzare progetti con lo scopo di ottenere elevati standard di qualità nell’inclusione, sperimentare modelli di collaborazione e di cooperazione tra docenti e associazioni, sostenere lo sviluppo di una cultura dell’inclusione nel mondo della scuola in collaborazione con istituzioni locali, socio sanitarie e i cittadini.
Luisa Oprandi, dirigente scolastica dell’IC di Cunardo, scuola capofila di “We love LIS”, con la partecipazione degli istituti Comprensivi di Marchirolo, Mesenzana, Germignaga, Porto Ceresio, Bisuschio, Cuveglio, Gemonio, e Gavirate, ha fatto gli onori di casa illustrando il percorso svolto nel suo istituto. Già da qualche anno alcuni dei suoi docenti avevano attivato un percorso di inclusione per un bambino sordo, affinché la sua disabilità “da bisogno diventasse un’opportunità”.
Attraverso la proiezione di alcuni filmati è stato documentato il viaggio di Amin verso la conquista della comunicazione con i suoi compagni e con l’intera comunità di Cunardo. Sì, perché gradualmente tutto il paese è stato coinvolto in questo progetto: da un primo percorso di familiarizzazione alla lingua LIS di tutti gli alunni, a corsi di formazione per i docenti, fino al coinvolgimento di figure di riferimento della comunità (la postina, la farmacista…). Cunardo è dunque diventato un luogo dove la gente, che normalmente comunica in italiano e in dialetto, ha imparato a comunicare anche nella lingua dei segni italiana. “In un periodo come questo, in cui c’è molta disattenzione verso il prossimo, trovare il coraggio di abbattere le barriere, partendo dalla base, ha permesso di ottenere risultati importantissimi”.
Così si è espresso il sindaco di Cunardo Angelo Morisi, presente in sala, con il vicesindaco di Ferrera, nel ringraziare la popolazione del suo comune per il coinvolgimento a 360° in questo progetto. Lo stesso Governatore di Regione Lombardia Attilio Fontana, assente per motivi istituzionali, ha assicurato, in un messaggio letto dalla dott.ssa Oprandi, il suo impegno personale per promuovere l’inclusione delle persone sorde e sordo-cieche, anche nel rispetto della libertà di scelta nelle modalità di comunicazione. E sulla parola “Comunicazione” si è concentrata l’attenzione di Luigi Macchi, Referente Inclusione per l’Ambito Territoriale di Varese, il quale si è interrogato sui motivi per i quali al giorno d’oggi manca la capacità di comunicare con se stessi e con il proprio corpo, cosa che spesso sia la scuola che la famiglia dimenticano.
“Perfino Dio ha avuto bisogno di un corpo per comunicare con gli uomini. Un corpo che ha bisogno di movimento, ma molti bambini perdono pezzi del loro corpo perché nessuno li ha guidati ad amarlo. Invece, se non si comunica con se stessi, non si comunicherà mai con gli altri”. Ecco perché è altrettanto importante come l’insegnante usa il suo corpo per comunicare. Quando si entra in contatto con ragazzi comportamentali, che hanno crisi di aggressività, o disabilità come quelle delle sindromi autistiche, “ti siedi in un angolo e aspetti che venga lui a visitarti, perché il tuo è un corpo in attesa”.
Luigi Macchi ha messo in guardia verso il pericolo di una secondarizzazione della scuola primaria, che impedisce di coltivare un’educazione alle emozioni, a saper gestire la rabbia, a giocare con le paure: “Ecco allora che imparare e usare la LIS in classe provoca il silenzio, l’attenzione; si collega la lingua alla testa, utilizzando un codice diverso, così si capiscono meglio gli aspetti emotivi di colui che ci sta di fronte”.
Allora, poiché “la relazione educativa è l’incontro tra due libertà”, i docenti “accoglienti” saranno coloro che hanno a cuore (I care), come era scritto su un cartello all’ingresso della scuola di Barbiana di Don Milani. È stata poi la volta della dott.ssa Rosa Maria Pugni, dirigente dell’IC di Marchirolo, che ha introdotto il suo intervento sullo stato dell’inclusione in provincia di Varese ricordando che“quando ci troviamo di fronte ad un ragazzo portatore di disabilità in un ambiente accogliente, la disabilità cade”.
Da sempre le nostre zone sono sensibili al problema e da lungo tempo siamo attenti a cogliere i reali bisogni, studiarne l’impatto, catturare il territorio attraverso la realizzazione di 6 Centri Territoriali per l’Inclusione, in sovrapposizione a quelle che erano le ASL. “Potendo lavorare in Rete, le singole esperienze potranno avere risonanza anche nella parte Sud della nostra provincia, affinché esperienze di nicchia, nate da un bisogno specifico, possano diventare ricchezza per tutto il territorio”. La dott.ssa Pugni ha spiegato la funzione delle Scuole Polo per l’Inclusione (e Marchirolo lo è per la nostra zona) e le varie iniziative intraprese: formazione laboratoriale, ricerche azione, sostegno e potenziamento delle relazioni con le famiglie; ma molto altro è in cantiere, per esempio, contatti con l’Università dell’Insubria e la Cattolica di Milano, per avere un supporto scientifico.
“Ogni bambino disabile ci pone degli interrogativi. Per questo motivo è necessario un sostegno al sostegno, ma con delle formazioni scientifiche, calate il più possibile nella quotidianità, lavorando nelle scuole, nei consigli di classe, perché nessun insegnante di sostegno deve sentirsi da solo. Dobbiamo imparare ad accompagnare, accogliere, senza sostituirci alla famiglia e senza giudicare; utilizzare e sviluppare nuove tecnologie per cercare di risolvere certe attività, potenziare lo screening per la individuazione precoce delle difficoltà”. Importante è anche non dimenticare che, una volta usciti dalla scuola, spesso“il futuro per i ragazzi disabili è solo quello del divano di casa”. Occorrerà allora attivare un progetto di orientamento disabili, con l’apertura di sportelli a cui rivolgersi quando si ha qualcuno in difficoltà.
“We love LIS” ha aperto la strada verso il coinvolgimento del maggior numero di scuole possibili, affinché si arrivi al riconoscimento della Lingua dei Segni a livello nazionale. Per questo motivo si sta pensando ad una triennalizzazione del progetto, per far sì che le forze di partecipazione siano il più possibile allargate e per dare una stabilità rispetto ad iniziative analoghe. Con un intervento più capillare nelle scuole si potrà anche rafforzare il “Coro delle mani bianche” di Cunardo, perché diventi un coro a livello provinciale. Non mancherà l’attivazione di esperienze laboratoriali per creare un tessuto di sensibilizzazione diffusa e la produzione di materiale formativo da condividere. Sono stati dunque creati tutti i presupposti affinché contro la “globalizzazione dell’indifferenza” si opponga la “localizzazione della cura”.
L’iniziativa è stata finalizzata a favorire la diffusione della lingua dei segni nelle scuole del I Ciclo.
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