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Luino | 19 Maggio 2018

Rifiuti abbandonati nell’Alto Varesotto, le fototrappole per combattere l’inciviltà

La proposta arriva dal gruppo Guardie Ecologiche Volontarie, in prima linea nel monitoraggio del fenomeno. Diverse le testimonianze di un impiego utile ed efficace

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Per provare a risolvere l’annosa questione dei rifiuti abbandonati, anche nelle ultime settimane al centro di segnalazioni e lamentele in vari comuni dell’Alto Varesotto, arriva dal gruppo locale delle Guardie Ecologiche Volontarie una interessante proposta in grado di contrastare il fenomeno con metodi di controllo alternativi a quelli tradizionalmente impiegati.

Non si tratta in realtà di una rivoluzione dell’ultima ora, o di un sistema solo ipotetico ancora da collaudare, ma di una soluzione che in diversi territorio del nord Italia garantisce da tempo ottimi riscontri in termini di efficacia, sanzioni e diminuzione dei fastidiosi gesti di inciviltà che incidono terribilmente sull’ambiente e sul patrimonio verde e collettivo.

Stiamo parlando delle fototrappole, normalmente impiegate per attività di controllo e documentazione legate alla fauna, le cui funzionalità e caratteristiche tecniche ben si prestano al monitoraggio delle aree perennemente martoriate da questa cattiva e inspiegabile abitudine. Nulla di nuovo, come dicevamo, considerate le innovazioni normative che da almeno un decennio attribuiscono ai sindaci più poteri in tema di sicurezza urbana, grazie all’introduzione della videosorveglianza in luoghi pubblici per l’accertamento di abusi derivanti dall’abbandono indiscriminato di materiali e sostanze pericolose.

Un versante lungo il quale proprio le fototrappole rappresentano un valido alleato delle telecamere, sia per la comodità di utilizzo che per il costo ridotto. “Sarebbe ora che i nostri comuni prendessero in seria considerazione questa possibilità“, sottolinea Gabriele Gobbato, coordinatore delle Guardie Ecologiche, in riferimento al successo riscontrato altrove con il medesimo meccanismo.

Gli esempi sono molteplici ed è il coordinatore stesso a fornirli, a partire dal Comune di Zocca (Modena), dove le micro camere mimetiche ad alta risoluzione non lasciano scampo ai malintenzionati, e coprono il servizio anche durante le ore notturne, grazie al sistema infrarosso. Simili accorgimenti si registrano anche presso diversi comuni della provincia di Pavia, tra cui Inverno Monteleone, dove un consorzio di amministrazioni si è spinto oltre acquistando un drone per sorvolare le zone a rischio “discarica abusiva”. Anche in provincia di Milano le fototrappole sono da mesi un punto di riferimento inamovibile, oggetto di un’intensa collaborazione tra comuni e cittadini per studiare il posizionamento strategico degli apparecchi.

Perché allora tutto questo ritardo rispetto ai progressi compiuti altrove? “Una spiegazione all’immobilismo – prosegue Gobbato -, si può trovare forse nella lunga e complessa trafila burocratica necessaria a stabilire le competenze dell’ente responsabile”, così come nei dettagli che riguardano il ruolo delle persone fisiche incaricate al trattamento dei dati. Fattore legato alle norme sulla privacy in quanto ogni singolo fotogramma, utile ad identificare i soggetti in flagranza di reato, è considerato ovviamente dato sensibile e va pertanto maneggiato documentando ogni singola procedura, dal posizionamento dello strumento alla verbalizzazione degli illeciti. Spesso nel dubbio se procedere con un semplice richiamo o con una vera e propria sanzione, tra l’amministrativo e il penale.

(Foto di copertina dalla pagina Facebook marcocaruso.lavocedeiquartieri)

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