Luino | 28 Febbraio 2018

Colmegna domenica ricorderà la sua storia con la “Festa della Dedicazione”

Uno speciale omaggio ai religiosi originari della parrocchia del piccolo borgo lacustre: don Giuseppe Giannini, don Giulio Zelli Jacaobuzzi, Fra Clemente e Iole Luini

Colmegna domenica ricorderà la sua storia con la
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(Emilio Rossi) Domenica, 4 marzo, al termine della Messa delle ore 9,30, in occasione della Festa della Dedicazione, verrà presentata una pubblicazione dal titolo “I religiosi della comunità di Colmegna”. Si tratta di una raccolta di «biografie e di scritti – come sottolinea il prevosto di Luino, don Sergio Zambenetti nell’introduzione – che hanno legato la loro vita alla nostra comunità di Colmegna e che hanno lasciato un segno particolare dello spirito cristiano che li caratterizzava».

Nel libro, viene ricordata la figura del guanelliano don Giuseppe Giannini, morto nella casa madre di Como nel settembre 2016 all’età di 83 anni. Era nato a Milano, ma durante la guerra la famiglia era sfollata a Colmegna dove si stabilì definitivamente. Settimo di una nidiata di 13 figli, i tredicini appunto, come venivano comunemente chiamati, dopo il servizio militare, decise di lasciare il lavoro per entrare nella Congregazione religiosa dei Guanelliani. Divenuto sacerdote, svolse il suo ministero a Milano, a Barza d’Ispra, a Chiavenna, a Gatteo Mare e a Roveredo in Svizzera. All’età di 50 anni, accettò di buon grado l’invito a recarsi in missione in America Latina, in particolare in Argentina e Paraguay. Qui si spese generosamente, lavorando sodo, coltivando la terra per procurarsi il necessario per vivere. Riuscì comunque a creare, insieme ad un confratello, una casa per disabili, che amministrò con grande avvedutezza e competenza. Sempre pronto a sacrificarsi per i bisogni degli altri, finì per sottovalutare le prime avvisaglie di un precario stato di salute che nel 2009 lo costrinse a ritornare nella Casa Madre di Como. Qui si consumò il suo calvario, anche se padre Giuseppe non fece mai pesare le sue sofferenze sugli altri. Continuò invece ad essere una guida spirituale per tutti coloro che si rivolgevano a lui. A Luino, dove si estendono i rami frondosi di una famiglia patriarcale, quella dei Giannini, padre Giuseppe venne frequentemente finché la salute glielo consentì. Lascia dietro di sé un ricordo imperituro, riassunto nelle parole del padre provinciale dei Guanelliani Carlos Blanchoud che seguì passo passo la sua azione caritativa in America Latina: «Ha vissuto una spiritualità semplice e profonda, una povertà francescana, con purezza di cuore, amore per la Congregazione e per i poveri, con una forte volontà di lavorare per guadagnarsi il pane, confidando nella Divina Provvidenza. Grande umanità che è alla base per essere un buon pastore e compassionevole samaritano. Fermo nelle sue idee, con la praticità sapeva consigliare ed essere vicino alle persone bisognose».

Un’altra figura è quella di don Giulio Zelli Jacaobuzzi, nato ad Asti il 28 giugno 1925. Ordinato sacerdote il 28 giugno 1959, celebrò la sua prima messa a Colmegna dove risiedeva con la famiglia. Fu in seguito  coadiutore a Crescenzago e dal 1960 al 1966 parroco di Montegrino Valtravaglia. Gli furono in poi  affidati altri incarichi: dal 1966 al 1968,  rettore del Pensionato delle Opere Sociali della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde in Varese e in seguito parroco di Vinago. Nel 1979 è ad Arona al Collegio de Filippi; nel 1980 è nominato amministratore parrocchiale di Maddalena, località del comune di Somma Lombardo e nell’agosto del 1983 si trasferisce nel comune di Ruvo di Puglia, dove viene nominato canonico della cattedrale. Muore a S. Giovanni Rotondo il 15 maggio 1994. È sepolto nel cimitero di Ruvo di Puglia.

Anche Fra Clemente (Angelo) Milani, era originario di Colmegna, benché fosse nato  a Lugano il nel 1927. Entrato nella comunità francescana a 17 anni, operò nei conventi del Santuario della Madonna del Sasso (Locarno) per lungo tempo, poi al Bigorio (territorio di Lugano) ed infine terminò la sua laboriosa vita a Faido (Val Leventina) dove con la sua disponibilità e particolare sensibilità si fece innumerevoli amici. Nel 1974 entrò a far parte della sezione dei Samaritani di Faido e divenne milite dell’autolettiga, testimoniando così il suo impegno al servizio della comunità. Conseguì il brevetto di monitore samaritano nel 1980 e svolse la sua opera nelle sezioni di Rodi-Prato-Dalpe-Lavorgo e Faido. Fu pure istruttore del servizio ambulanze e, nel 1992 insignito della Medaglia Henry Dunant. Fra Clemente, nel gruppo dei Samaritani, si distinse subito per la sua giovialità, per la sua simpatia immediata e coinvolgente, per il suo impegno e per la sua modestia. Un francescano amante della natura, che riuscì a stabilire uno stretto legame con tutte le creature e con la Madre terra. Ora riposa nel cimitero di Faido.

Alcune pagine sono dedicate a Iole Luini, nata a Colmegna nel 1916 e morta nel suo paese natale nel 2000. Era una donna straordinaria, proprio perché la sua esistenza si pose, dietro un’apparente normalità, al di fuori di ogni schema. Fin da giovane aveva accarezzato il sogno di una consacrazione totale al suo Dio, ma le circostanze familiari glielo avevano impedito. Dovette perciò immolarsi nel lavoro quotidiano come frontaliera, affrontando levatacce impossibili per poter assistere alla Messa, unico conforto per la sua lunga giornata. Sulle spalle una famiglia dove la sventura si era abbattuta pesantemente. Iole fu messa duramente alla prova partecipando alle preoccupazioni e alle sofferenze della madre, delle sorelle e della nipote inferma. Poi venne il momento in cui poté decidere del suo destino e realizzare il suo sogno: abbracciò pertanto la vita religiosa, accettando di compiere, nella casa di Bergamo, le incombenze più umili. Tornò a Colmegna solo perché la salute malferma non le consentiva più di svolgere la sua attività, ma anche per stare, ancora una volta, accanto alle sorelle come angelo consolatore.

La pubblicazione è stata resa possibile dalla collaborazione offerta da Oliviero Baroni, Lucia Cairoli, Carolina De Vittori, Achille Locatelli, Carlo Parini ed Enrica Passera.

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