Laveno Mombello | 27 Febbraio 2018

Da Armio al basso Varesotto, la campagna elettorale di Letizia Antonello. L’intervista

A pochi giorni dal voto, le sensazioni della candidata per il Partito Democratico a sostegno di Giorgio Gori. "Torniamo alla politica in grado di fornire una direzione"

Dalla Direzione provinciale del Partito Democratico, in vista delle elezioni Regionali lombarde del 4 marzo, è uscito tra gli altri anche il nome di Letizia Antonello, che ha accolto positivamente la proposta di far parte della squadra a sostegno di Giorgio Gori, candidato alla presidenza per il centro sinistra.

Già membro della commissione congressuale e consigliere comunale a Laveno Mombello, paese dove risiede, Antonello è alle prese con la seconda esperienza da protagonista nella corsa al Pirellone, dopo il tentativo nel 2013 che la portò all’esclusione, nonostante il buon numero di preferenze ottenute.

A pochi giorni dal verdetto delle urne, abbiamo raccolto le sensazioni derivanti da un nuovo percorso di incontro con gli elettori nei comuni del territorio contenute, insieme alle idee guida per il futuro, nell’intervista che segue.

Come mai la decisione di ricandidarsi alle elezioni regionali dopo l’esperienza del 2013?

Il Partito Democratico mi ha chiesto la disponibilità a ricandidarmi dato anche il buon numero di preferenze che avevo ottenuto nel 2013. Sapevo a che impegno sarei andata incontro perché la candidatura in una elezione in cui bisogna ottenere le preferenze è senz’altro un impegno non da poco. Mi sono rimessa a disposizione anche perché ho ritenuto fosse un modo di ricambiare la fiducia che in tanti mi avevano espresso nel 2013. Allora le preferenze furono molte ma non sufficienti per essere eletta. Chissà che questa volta si riesca a fare meglio…

Quali differenze sta riscontrando con la passata campagna elettorale?

La cosa più evidente è una maggiore indifferenza nei confronti del voto. Nel 2013 avvertivo forse più malcontento tra le persone ma comunque un interesse a esprimere la propria opinione attraverso magari il voto a partiti o movimenti di protesta. In questa campagna elettorale avverto molta più rassegnazione. Per questo credo che il vero impegno che dobbiamo prenderci sia quello di tornare ad una politica che sappia indicare un orizzonte in cui riconoscersi. Che sappia dare una direzione. Che sappia dire dove vogliamo andare. Che tipo di società vogliamo. Se vogliamo una società che include o una società che esclude, una società che mette insieme le persone o una società che lascia le persone da sole ad affrontare le fatiche e le paure. Se vogliamo una società che mira solo all’efficienza o che all’efficienza sa unire l’attenzione a chi fa più fatica.

Come sta vivendo in queste settimane gli incontri sul territorio?

Sono partita da un piccolo paese della Val Veddasca, Armio, per arrivare in questi ultimi giorni nei grandi centri del Sud della Provincia. Credo che la Lombardia abbia bisogno di crescere tutta intera. Ha bisogno di non dimenticare i territori più lontani dal centro così come ha bisogno delle città. Difendere i territori non vuol dire chiudersi nel proprio territorio. Vuol dire creare occasioni di scambio e di sviluppo perché ogni territorio della regione possa avere una sua caratteristica che ne fa la ricchezza ma che nell’interazione con il resto della regione trova la possibilità di crescita. Questo lo si può fare rendendo più efficienti i trasporti, investendo sulla tutela del paesaggio e dello sviluppo turistico, creando le condizioni perché si possa fare impresa, sostenendo la formazione e la creazione di luoghi di socialità e coesione sociale.

Quali sono le criticità che emergono maggiormente parlando con i cittadini, le associazioni e le varie categorie di professionisti?

Sicuramente i due temi che più riscuotono interesse e su cui più siamo interpellati come candidati sono il tema della sanità e il tema del lavoro. Sulla sanità, soprattutto, credo che in Lombardia si debba davvero fare meglio. A partire dalla riduzione delle liste d’attesa, della presa in carico dei malati cronici e della creazione dei presidi di cura sul territorio con ambulatori aperti sette giorni su sette. Su questi temi il programma di Gori ha risposte molto concrete che, anche a partire dall’esperienza di altre regioni, come per esempio l’Emilia Romagna, hanno consentito di risolvere situazioni che da anni i cittadini lombardi aspettano di vedere risolte.

Il Pd, in provincia di Varese, probabilmente porterà a Milano un consigliere regionale, al massimo due. Chi secondo lei?

Diciamo che stiamo lavorando per portarne il più possibile…e quindi magari anche più di due!

Come saranno i suoi ultimi giorni di campagna elettorale?

Alle prese con le tante cose da fare ma ricchi di incontri e preziosi momenti di confronto e condivisione. Che sono poi il bello delle campagne elettorali.

Cosa accadrà, secondo lei, il 4 marzo? Chi vincerà?

In Regione Lombardia mi auguro vinca Giorgio Gori, che ritengo possa essere un ottimo Presidente per la competenza e la preparazione che ha dimostrato anche in questa campagna elettorale, andando a incontrare tante realtà anche qui vicino a noi, come Laveno Mombello, Luino, Germignaga. A livello nazionale certo la situazione è resa più complessa da una legge elettorale che, per come stanno le cose oggi in Italia, non è detto possa garantire a una coalizione di ottenere la maggioranza sufficiente per formare un governo. Per questo credo che la cosa più importante sia che chi ancora non ha deciso se votare oppure no decida di non rinunciare a dare il suo contributo, perché il voto ha ancora un senso e se non si va a votare succede che pochi decidono per tutti.

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