Rancio Valcuvia | 6 Febbraio 2018

Rancio, il sindaco Castoldi: “Per la fusione prima è fondamentale il confronto con i cittadini”

Il tema della fusione di Cuveglio e Duno sta interessando tutta la valle e i comuni del territorio circostante, ma quale sarà il futuro di questi paesi?

Rancio Valcuvia, il sindaco Castoldi:
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Mentre Cuveglio e Duno hanno avviato tutto l’inter burocratico per fondere i due comuni, gli altri paesi della Valcuvia guardano con interesse quello che sta accadendo, partecipando anche ad incontri organizzati dagli amministratori protagonisti per capire come interfacciarsi a questa nuova realtà locale che potrebbe andare a costituirsi entro il 2019.

Solo venerdì scorso, in una riunione organizzata dal consigliere di minoranza di Cuveglio, Niccolò Alagna, erano presenti diversi sindaci del territorio che hanno espresso il proprio giudizio sulla fusione, ognuno facendo riferimento alla situazione in cui versano i propri paesi. Oggi, a qualche giorno di distanza, è Simone Castoldi, sindaco di Rancio Valcuvia, comune potenzialmente interessato alla fusione, ad esprimere il proprio giudizio. “Noi vogliamo anzitutto parlare con i nostri cittadini. La mattina beviamo il caffè con loro e abbiamo la percezione di quello che pensano. Non siamo contrari alla fusione, sia chiaro, anche se politicamente essendo leghista, il mio partito non vede di buon occhio le fusioni, ma deve essere fatta con determinati criteri”.

“Quello che sta succedendo tra Cuvio, Cuveglio e Duno – continua Castoldi -, ha mosso tante problematiche in valle, coinvolgendo anche altri comuni, ma non con i giusti modi. Come Rancio Valcuvia mi sento di dire che abbiamo buoni rapporti con tutti i paesi limitrofi, senza guardare alle apparenze politiche, personalismi e ‘odi’ vari tra sindaci e amministratori. Noi pensiamo sempre prima ai cittadini, anche se a parole siamo bravi tutti a dirlo, ma stiamo cercando di capire veramente la voce dei nostri concittadini, prima di qualsiasi altra formalità istituzionale. Prima ci si fidanza e poi ci si sposa. Non vogliamo correre il rischio di arrivare ad una fusione senza il volere della popolazione. Far partire l’iter della fusione deve essere condiviso dalla comunità. Cuveglio e Duno è giusto vadano avanti, tenendo una porta aperta anche ad altri comuni, mentre Cuvio, tramite referendum, si è espressa negativamente”.

“La procedura per fondere dei comuni non può durare un anno – spiega ancora il sindaco di Rancio Valcuvia -, ma deve essere necessariamente più lunga, per comprendere bene tutte le peculiarità di ogni paese. Io ad esempio mi ritengo un ‘amministratore di condominio’, non un sindaco. Ci conosciamo tutti e la paura dei cittadini è quella che, ampliando troppo il comune, possano entrare figure amministrative poste dalla politica e non dalla popolazione. Si può ipotizzare una fusione con comuni di pari entità, con un’aggregazione di un paese di centro valle come Cuveglio”.

Da questo punto di vista, però, il parere di una parte della minoranza di Cuveglio vedrebbe il sindaco Giorgio Piccolo, protagonista della fusione, pronto ad una nuova candidatura, essendo ormai arrivato al secondo mandato. “Sì, girano queste voci – conferma Castoldi -, ma non è l’unico amministratore, se così dicono, che ha come obiettivo questo, per potersi ricandidare. Ci sono altre realtà in valle che potrebbero muoversi in questo senso”.

Alla “fusione della Valcuvia” sono coinvolti, oltre a Cuveglio e Duno, anche Cuvio, Casalzuigno, Cassano Valcuvia, Masciago Primo e Castello Cabiaglio. Si parla di 7-8mila persone interessate. “Teniamo presente che noi abbiamo un territorio vasto – afferma Castoldi -, con poco più di 900 abitanti, infatti, abbiamo quasi 5km quadrati di competenza. Dobbiamo portare a casa qualcosa di omogeneo, non i confini. L’ipotesi di fusione non è da escludere, anzi è la strada verso il futuro. Stanno facendo di tutto per obbligarci in questo senso. Ricordo l’intervento del senatore Candiani, negli scorsi mesi, quando in Senato ha chiesto maggiore attenzione e fondi per i piccoli comuni. Sono convinto che se ci fosse un’azione politica da parte del Governo centrale e di Regione Lombardia, sicuramente si potrebbe ragionare in modo più tranquillo”.

“Il ragionamento va impostato sulle esigenze della popolazione di questi paesi – continua il primo cittadino -, che tutti chiamano ‘paesi vecchi’. Agli anziani, infatti, creeremmo dei disagi, non dando loro la possibilità di avere dei servizi nel proprio comune, a duecento metri da casa. Non avrebbero più un punto di riferimento. Per la fusione non sono io a dover dire alla gente facciamola, ma devono essere loro a sentire questa necessità, soprattutto perchè non ho alcun tipo di ambizione politica”.

In ogni caso, senza dubbio, il futuro di questi piccoli comuni, con poche centinaia di abitanti, sarà quello di fondersi tra loro, ma sarà importante capire come gestire e trovare soluzioni a determinate questioni. Servizi, uffici, unioni o convenzioni, ma tutto passa dalla volontà politica di ogni singolo sindaco del territorio. Mettere da parte i personalismi e i campanili, insomma, per garantire probabilmente uno sviluppo più concreto.

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