Come raccontare la tragedia della Shoah ai bambini? Come far comprendere loro la follia delle leggi razziali che nel 1938 impedirono alla popolazione italiana di religione ebraica di frequentare le scuole, di avere un impiego pubblico, di sposarsi con i cattolici, di vivere, insomma, come tutti gli altri? Come parlare di questa “ferita ancora aperta” che scuote profondamente le coscienze di noi adulti, chiamati a tramandare a figli e nipoti il ricordo di quegli avvenimenti affinché non possano più ripetersi in alcun modo?
Ci ha provato Ilaria Mattioni, con il suo romanzo “Stelle di panno”, in cui razzismo, guerra e resistenza vengono narrati “attraverso un’intensa storia di crescita e di amicizia” tra due bambine: Carla e Liliana. Amiche per la pelle come soltanto a quell’età si può essere: vicine di casa, compagne di classe in una scuola fedele al regime fascista di Mussolini, come la loro maestra Panzeri. Sullo sfondo dell’imminente tragedia, che dalle leggi razziali porterà alla guerra e alla Shoah, Milano e la sua vita quotidiana, che intreccia il suo destino con quello del regime. Qui, da quel fatidico 1938, avverrà la trasformazione di Liliana, che diventerà “mela marcia, verme, topo”, a causa delle sue origini ebraiche. Le due amiche si separeranno, perché la cattolica Carla l’allontanerà e solo alla Liberazione, il 25 aprile 1945, quando tutti i nodi verranno al pettine, le due ragazze si ritroveranno, ristabilendo l’amicizia di un tempo. Di tutto ciò si è parlato sabato 27 gennaio scorso presso la Biblioteca civica di Villa Hussy, in occasione della giornata della Memoria, che il Comune di Luino ha voluto dedicare in particolar modo proprio ai giovani studenti delle classi quinte della scuola primaria e a quelli della scuola secondaria di I grado. “Questo è il nostro piccolo contributo per non dimenticare”.
Ha esordito Nadia Fantato, responsabile della biblioteca, presentando l’autrice, la quale ha subito coinvolto i ragazzi con domande e semplici giochi di ruolo. Ilaria Mattioni conosce bene il nostro territorio, perché il padre è originario di Monvalle, ma vive a Milano, dove, dopo essersi laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi, ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia del libro scolastico e della letteratura per l’infanzia presso l’Università di Macerata. È docente di Storia della comunicazione educativa e Storia dell’educazione giovanile presso le sedi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Piacenza.
Durante l’incontro luinese, con l’aiuto di alcune diapositive, ha mostrato come, a quell’epoca, tutto fosse fortemente condizionato dalle ideologie del regime, soprattutto per quanto riguardava l’educazione e la crescita dei piccoli Balilla e delle Giovani Italiane: un lavaggio del cervello che spingeva le giovani menti a ragionare secondo la volontà del Governo. Personaggi dei fumetti dal nome italianizzato, come Flash Gordon che diventa un improbabile Gordon Flasce, Topolino che va ad Addis Abeba a conquistare l’Etiopia, le vignette del “furbissimo giudeo” Assalonne Mordivò, che si finge povero, ma che in realtà nasconde l’oro sotto al cappotto e, una volta smascherato, viene rincorso fin quando attraversa la frontiera e costretto a lasciare l’Italia.
Perfino le bambole sono vestite da Balilla o da Piccola Italiana e durante le adunate dei sabati fascisti, i bambini e i giovanetti indossano la divisa; i Balilla dominano le copertine dei quaderni e i maschietti sono addestrati ad usare moschetti caricati a salve. Un clima che culminerà con le famigerate deliberazioni del Consiglio dei Ministri, con precisi divieti agli ebrei, fra i quali l’esclusione dalla scuola, che colpirà sia i docenti che gli studenti. Nel romanzo di Ilaria Mattioni il percorso di crescita di Carla non è così semplice e lineare come sembra a noi oggi, “con il senno di poi”: Carla non percepisce che “Perdere un amico è perdere la vita”, come ha confessato uno dei ragazzini coinvolti dall’autrice durante le attività. Questo bel romanzo, però, contiene un lieto fine, nel quale non c’è posto per l’odio: il 29 aprile 1945 Carla raggiungerà Milano, da Monvalle dove si era rifugiata con la famiglia, viaggiando sulla linea Luino-Milano, che non era stata bombardata. Qui ritroverà Liliana, ma alla vista di coloro che avevano fatto loro del male, risponderà semplicemente che “la guerra è finita”, rinunciando alla vendetta.
L’assessore alla Cultura Pier Marcello Castelli, presente all’incontro, ha ricordato che anche la neo senatrice a vita Liliana Segre, ospite di Luino nel 2004, narrando di aver avuto l’occasione di uccidere un tedesco che si stava spogliando della divisa per vestire abiti civili e fuggire, ma di non averlo fatto, aveva avuto il medesimo pensiero: “Vale più l’amore dell’odio, in questo modo sono diventata una donna libera”.
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