Luino | 2 gennaio 2018

Fermati e rifletti, la poesia civile per l’anno nuovo del luinese Enrico Tatti

Il buon auspicio per il 2018: "Mille soluzioni che racchiudano tolleranza, accoglienza, sapere, studio e sfrontatezza di stare dalla parte giusta"

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In un momento storico come quello che stiamo vivendo, con il rincorrersi di impegni quotidiani, studio e lavoro, le nostre giornate si susseguono senza freni. Così, in un periodo di festa come quello che stiamo trascorrendo, ogni occasione può essere interessante per fermarsi a riflettere.

Quella di oggi lo è, con le splendide parole di Enrico Tatti, che casualmente ci sono arrivate in redazione e che potrebbero essere una ottima possibilità per poter affrontare al meglio l’anno nuovo, con tutti i buoni propositi del caso, andando oltre i luoghi comuni, i pregiudizi e le polemiche, cercando di costruirsi attorno a sé un futuro più sereno, concretamente.

Ecco la poesia civile di Enrico Tatti, originario di Porto Vatralvaglia, ma che oggi vive a Caravate.

Il 2018 sarà un anno aritmico, sarà difficile sentire una melodia perché sarà un anno nervoso che passerà con rapidità del sereno all’imbronciato. Inizierà con il rimorchio del 2017 nel segno dell’indignazione. Saremo tutti preoccupati ed indaffarati ad indignarci. Lo faremo con il vicino di casa che non ci saluta, con quello allo stadio che non tifa per la nostra squadra, con quello che guida telefonando senza neppure chiamarci, con quello che tra l’unicorno e il lavoro ha più probabilità di vedere il primo, con chi ammira papa Francesco e poi vorrebbe tenere i soldi nella banca vaticana, con quelli che il referendum poteva andar bene, ma con Renzi non si può fare, con quelli che il fascismo era più puntuale, con chi i migranti non li ha mai direttamente invitati nessuno. Con chi vorrebbe fare una repubblica autonoma anche nel condominio a patto che quell’antipatico se ne vada, con chi crede alle dicerie che Berlusconi pare leggermente rincoglionito, con quelli che pensano che la Lega ha rubato soldi pubblici mentre era evidente che chiedeva solo un anticipo.

Ci indigneremo per il cappuccino senza il cacao a forma di cuoricino, con la cravatta che ci infastidisce ma non possiamo esimerci, con il telefonino che quando è acceso continua a mandarci avvisi, con il telefonino che è sempre muto. Ci indigneremo per gli anni che passano, per lei che non ci chiama, per la pedalata sempre più stanca, per il tramonto che ci godiamo, ma non lo immortaliamo per spedirlo agli amici, per il sapore del lardo steso su una fetta di pane di segale caldo che ci alza il colesterolo, per il Traminer che accompagna le patatine fritte, per un seno prosperoso che basta per riempirci la vista, per il passo a volte incerto che ci costringe a guardare in basso e non più in avanti, per le parole che non ricordiamo, per i nomi che ci sfuggono, per la rabbia che tratteniamo e che ci marcisce dentro, per le speranze che… non ci servono.

Nel bel mezzo di questa confusione, come d’incanto, qualcosa muta a nostra insaputa e finalmente saremo stufi di indignarci, ci ricorderemo che una volta non ci indignavamo ma lottavamo sempre e comunque. Ci appoggeremo alla poltrona con un libro in mano. Rivedremo i colori, udiremo le note della canzone e penseremo ai suoi occhi, al sorriso, al bello di essere insieme. Ribalteremo la bellezza e la bontà del Traminer con tartine spalmate di salsa al rosmarino, del pane di segale con il lardo che si scioglie lentamente, della dolce fatica della pedalata, dei seni rigogliosi, della fermezza del passo lento ma sicuro, della memoria che va e viene ma accompagna il ricordo, delle speranze che non possono finire. Allora ci verrà voglia di vedere, ascoltare, ribattere, dare tutto quello che ancora abbiamo ed è tantissimo.

Lo faremo con i tempi e i modi che ci sono concessi, ma non accetteremo il qualunquismo, le bandiere nere, l’ignoranza, il semplicismo. Lotteremo contro l’uomo solo al comando che risolve i nostri problemi, scenderemo in strada se necessario e inciteremo chi ancora ha forza e coraggio per voler trovare una o mille soluzioni che racchiudano la tolleranza, l’accoglienza, il sapere, lo studio e la sfrontatezza di stare dalla parte giusta. Qualcosa si muoverà, lo farà con fatica e forse con tentennamenti, ma ci farà capire che c’è ancora vita, c’è ancora l’uomo, che la forza è donna.

Ecco allora potremo sorridere e chiedere ancora un bacio a quest’anno che ha da venire.

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