Canton Ticino | 29 dicembre 2017

Mafia, sempre più inchieste in Svizzera. Numerose le zone di passaggio nel Varesotto: c’è anche Luino

In sette anni sono state 25 le inchieste su organizzazioni mafiose. La legislatura elvetica non è ancora pronta, mentre nelle scuole si insegna la legalità

Il Lago Maggiore come zona di passaggio e di traffico per le cosche mafiose. È quanto è emerso negli scorsi giorni dalla Polizia Federale elvetica – l’equivalente della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) italiana – che ha fatto sapere come accertamenti e indagini su organizzazioni malavitose oltrefrontiera sono aumentate negli ultimi anni (ndr, ben 25 dal 2010) e stanno portando alla luce una rete più grande e pianificata di quanto si pensasse. Una criminalità organizzata già esistente da 40 anni, ma cresciuta in maniera esponenziale nei recenti tempi e purtroppo portata a fare proseliti.

Un giro che, come scritto in un articolo dal quotidiano “La Prealpina”, parte da Catanzaro e Lamezia Terme, per giungere a Lugano e Coira, passando per il confine varesotto, coinvolgendo zone note del territorio, Luino su tutti. Una vicenda sospettata e poi confermata dalle dichiarazioni di un pentito di ‘ndrangheta che, in visita ai parenti sul lago, ha documentato il percorso dei suoi traffici.

Nel frattempo la Svizzera, non essendo ancora preparata ad affrontare illeciti del genere in ambito legislativo, cerca di correre ai ripari come può. Il reato associativo non è previsto, mentre il codice penale presume una pena massima di cinque anni di reclusione per gli appartenenti ad organizzazioni criminali, ma con problemi di applicazione concreta soprattutto per quanto concerne l’onere della prova.

Al contempo nelle scuole della Svizzera italiana è nato e portato avanti un piano di educazione alla legalità, con lo scopo di far acquisire comportamenti personali, sociali e civili corretti per combattere la malavita e spiegarne ogni aspetto negativo. “Progetto Legalità” educa gli adolescenti alla comprensione di concetti come democrazia, diritti di cittadinanza, regole di vita e valori. Una campagna di sensibilizzazione che coinvolge circa 10 mila alunni e rivolta principalmente agli immigrati italiani di seconda generazione che vivono oltreconfine, potenziali reclutatori delle cosche.

Infatti, la mafia è alla ricerca di giovani bancari e impresari, proprio come accaduto due anni fa a Frauenfeld (in Canton Turgovia), dove i Carabinieri di Reggio Calabria hanno filmato un ritrovo all’interno del quale erano presenti seconde generazioni di origini palesemente penisolane, come si è potuto evincere dalla richiesta di ricerca di “italiani di Calabria” per poter tradurre conversazioni intercettate e redigere verbali.

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