Luino | 2 Dicembre 2017

Germignaga, il legame storico tra il paese e la pianta del gelso

Lo spunto partito dalla pagina "Germignaga, ricordi dal passato" riassume con due documenti l'importanza della pianta e della sua coltivazione nel corso dei secoli

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La forza del ricordo, stimolata dal contatto visivo con un’immagine, può trovare talvolta valide ragioni per accordarsi con un altro utile strumento al servizio della memoria: la condivisione. Lungo la linea del tempo certi momenti del passato possono riemergere proprio grazie alla combinazione di questi due fattori, a dimostrazione del fatto che un ricordo, se continua ad essere patrimonio collettivo, conserva meglio il suo stato. E’ così che ieri mattina, dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato”, Renzo Fazio ha usato proprio due immagini per ricomporre con il suo gruppo di utenti un pezzo di storia del paese.

Grazie ad una stampa d’epoca, risalente alla fine dell’Ottocento, l’area oggi conosciuta come “Il Boschetto” è tornata per un istante alla sua precedente funzione: una fiorente piantagione di gelsi. Il gelso o “morus nigra”, raffigurato nel documento, è quasi del tutto scomparso dal nostro territorio, ma a cavallo tra il XIX e il XX secolo la pianta ha goduto dello status di risorsa insostituibile.

Muron” è la forma dialettale con cui ancora oggi si ricordano i suoi frutti particolarmente dolci: more dalla freschezza inconfondibile il cui liquido era alla base di una bevanda simile al vino ed ingrediente principale per liquori e sciroppi dissetanti. Ma è per mezzo di una seconda virtù che il gelso diventa coltivazione primaria in quello spazio verde che costeggia il lago, oggi punto di svago e luogo di passeggiate per i germignaghesi. Le foglie della pianta, di cui si trovano cenni già in epoca romana, alimentano il baco, insetto prezioso, delicato e perennemente affamato, dalle cui ghiandole interne dipende la produzione della seta.

In Lombardia, e in particolare nell’Alto Varesotto, la seta veniva lavorata già a fine Settecento, quando nelle filande distribuite lungo tutta la valle, le donne gettavano le fondamenta per il futuro redditizio dell’industria tessile, tra turni estenuanti e precarie condizioni igieniche. Dal secondo dopoguerra è la tessitura artificiale a fare la fortuna degli industriali, tanto che proprio a Germignaga lo stabilimento degli svizzeri Stehli contribuisce a scrivere la storia del settore. Con il progresso scientifico e con l’avvento di nuove tecniche dedicate all’allevamento dei bachi, la centralità del gelso nell’economia locale è progressivamente diminuita, processo che ha anticipato la sua quasi definitiva scomparsa.

La seconda immagina scelta da Renzo, sposta invece il ricordo dal versante industriale ed economico a quello strettamente culturale e, in un certo senso, anche affettivo, lungo il quale il gelso attraversa il tessuto urbano tra le strade e i cortili delle abitazioni. A testimoniarlo è una mappa catastale di Germignaga risalente a 110 anni fa: nel punto in cui oggi la via IV Novembre incontra la via Ongetta, il luogo centrale dell’epoca era denominato Piazzetta del Morone, altro termine popolare utilizzato per indicare la pianta.

A margine del suo racconto, Renzo lascia infine un messaggio che tiene aperta questa interessante parentesi in vista del prossimo anno, quando una mostra tematica (sul cui allestimento è al lavoro la Pro Loco) scenderà nuovamente nei dettagli del legame tra il gelso e la comunità di Germignaga.

Immagine di copertina tratta dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato”.

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