Potenziamento e rilancio sono due concetti che potrebbero trasformarsi in realtà per l’ospedale di Cuasso al Monte e per quello di Luino, riferimenti della sanità locale per i comuni del Ceresio e del Verbano. Entrambe le strutture sono a un passo dalla concretizzazione di obiettivi importanti per la qualità dei servizi ospedalieri rappresentati, dopo mesi passati a riflettere su diversi punti interrogativi. Chiaramente non è per tutti così e questo si evidenzia anche con le parole e le critiche del Comitato dell’Ospedale di Cuasso.
Ma andiamo con ordine. Le prime risposte in merito al futuro di Cuasso sono attese dall’Azienda Socio Sanitaria Territoriale, attualmente al lavoro su un bando, notizia di pochi giorni fa, per assegnare la gestione del nosocomio a enti privati. Il cambio di direzione, al vaglio del Direttore Generale dell’ASST Callisto Bravi e rilanciato dall’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, aprirebbe nuove possibilità in termini economici e di autonomia anche per l’ospedale luinese. Il punto di incontro è rappresentato dallo sblocco di risorse pubbliche, derivante dal cambio di gestione, da investire nelle politiche sanitarie del Verbano, opportunità che per Luino significherebbe ad esempio più posti letto (attualmente sono 74 quelli attivi, distribuiti tra le diverse tipologie di degenza).
La ricerca di maggiore autonomia ed efficienza si riflette inoltre in un ulteriore bando, questa volta dedicato al presidio di via Forlanini, finalizzato all’assunzione di un nuovo primario per il reparto di Chirurgia, ad oggi diviso in 12 posti per il ricovero ordinario e 2 riservati al Day Surgery. L’assegnamento dell’incarico, di durata quinquennale, avverrà alla chiusura del concorso stabilita per il 30 novembre.
Ma non mancano le critiche a questo potenziale quadro futuro e a spiegarlo è un lungo comunicato del Comitato Ospedale di Cuasso, firmato Seresini Gian Battista, Ferrarello Angelo e Buzzi Ferdinando, dal titolo “Morte tua….vita mia…. Ma è proprio vero?”. “La nostra lunga esperienza ci insegna che, ogni qualvolta viene ridimensionata un’attività gestita direttamente dal S.S.N., i servizi dismessi non vanno certamente a vantaggio di altre strutture pubbliche. Paradossalmente, la lunga cura dimagrante imposta a Cuasso, pur avendo spostato ingenti risorse professionali verso l’Ospedale di riferimento, non ha di fatto risolto ed inciso sulle storiche carenze strutturali preesistenti”.
“Tutte le prestazioni ambulatoriali tolte a Cuasso – continua il comunicato -, in ossequio alla scelta regionale di concentrare nel nostro presidio solo l’attività prettamente riabilitativa – scelta condivisa – , non sono state collocate sul nostro territorio, vedi il poliambulatorio di Arcisate. Non ci appartiene l’enfasi scaturita dall’articolo apparso sulla Prealpina del 23 novembre scorso ‘Cuasso/Luino destini incrociati’, dove la nostra ‘paventata’ privatizzazione potrebbe distribuire risorse ad altri presidi periferici. Dal manuale ‘Rizzi’, secondo il quale Cuasso è solo un costo per il S.S.N – sconfessato da noi e mai accettato dal nostro territorio – si evince quindi che le uniche risorse economiche trasferibili sarebbero solo i costi. Questa idea, sempre sostenuta anche da tanti dirigenti medici aziendali, non ha mai trovato riscontro positivo in quanto i criteri per la distribuzione dei budget di unità operativa rispondono ad una serie di dinamiche e non sono monotematiche. Nella nostra pluriennale attività svolta a favore dell’Ospedale di Cuasso, mai abbiamo pensato che la nostra ‘salvezza’ potesse avvenire a discapito di qualcun altro”.
“L’ospedale di Luino che si trova nell’estremo nord montano di Varese ha una sua essenziale funzione che va assolutamente salvaguardata. Mai potremmo dire che un territorio debba essere sguarnito dei suoi servizi a favore di un altro! E’ contro le nostre convinzioni. Le comunità montane, del Verbano e del Piambello comprendono, un territorio con una popolazione che, sommata, equivale a due città di Varese. La legge regionale 23 (riforma Maroni), che doveva ridistribuire ai territori per riavvicinare i servizi socio-sanitari primari ai cittadini, di fatto è disattesa poiché le maggiori risorse continuano a confluire solo agli ospedali centrali di riferimento. Da tutto ciò prediamo spunto per ribadire che tutte le istanze dei territori dovrebbero convergere verso lo stesso obiettivo”.
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