Luino | 27 Novembre 2017

Luino: ossessione d’amore, ovvero “finchè morte non ci separi”

Un grande successo l'evento organizzato da “donne in cammino” sabato pomeriggio in Biblioteca. Testimonianze, letture ed emozione hanno allietato i presenti

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“Mi alzo in piedi, così vi vedo tutti”. Questo l’incipit di Valeria Giacometti durante la presentazione del suo libro “Stalking – Il lato oscuro delle relazioni interpersonali”, il saggio dedicato a questo tema in tutte le sue sfaccettature. Iscritta nel Foro di Ivrea, perito esperto in tecniche di prevenzione del crimine, saggista e direttrice della rivista giuridica “Ratio legis”, l’avvocata Giacometti è cultrice della criminologia applicata ai crimini contro la persona e ai reati violenti. Il volume è stato presentato sabato 25 novembre scorso presso la biblioteca di Villa Hussy nell’ambito degli eventi organizzati in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

L’incontro, nato da un’idea della consigliera comunale Enrica Nogara con la “Banca del tempo” di Luino, ha visto la collaborazione di tante donne appartenenti a varie associazioni del territorio, che si sono unite il motto “donne in cammino”. Proprio un’emozionatissima Enrica Nogara ha introdotto l’intervista all’autrice ringraziando tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di questo importante appuntamento e che hanno sostenuto l’iniziativa: dal Comune di Luino, nella persona dell’Assessore Castelli, a Nadia Fantato responsabile della biblioteca; dal sindaco di Germignaga Marco Fazio ai rappresentanti delle numerose associazioni presenti in sala; dalla CRI luinese a Marco d’Agostino di Fioridea. Un ringraziamento speciale alla Dirigente scolastica del Liceo Sereni Maria Luisa Patrizi, per aver favorito la partecipazione alla serata delle sue studentesse Sofia e Marta, che si sono alternate nella lettura di alcuni brani d’autore.

“Special guest” la dottoressa Antonella Luongo, presidente di “DonnaSi-cura”, che ha brevemente illustrato di che cosa si occupa l’Associazione, presente dallo scorso anno anche a Luino, con uno sportello di accoglienza rivolto alle donne maltrattate, in aggiunta alle sedi di Travedona e Sesto Calende. Valeria Giacometti, prima di essere intervistata da Antonella Sonnessa, insegnante di diritto presso l’ISIS Città di Luino e impegnata in diverse associazioni di volontariato, ha manifestato con queste parole la sua personale emozione di fronte al numerosissimo pubblico che ha assiepato non solo la sala conferenze, ma anche il corridoio di accesso alla stessa:“Sono Voldominese, lo dico con orgoglio, perché tutta la mia famiglia abita tra Voldomino superiore e inferiore. Sono ancora più emozionata perché questa serata, oltre ad essere dedicata a tutte le donne che hanno subito e ancora subiscono violenza, sia psicologica che fisica, è dedicata alla memoria dei miei nonni, nonno Gino e nonna Rosa, che sono stati l’esempio di come un uomo sia stato capace di essere marito e padre, e di una donna che è stata moglie, mamma e nonna”.

Subito dopo via alle domande, precise e puntuali, che sono partite proprio dalla definizione di stalker. “In un mondo in cui la comunicazione è tutto e viviamo con il cellulare all’orecchio, o perennemente connessi ai social, non sappiamo reagire ad una persona che ci dice no. Ecco: questo è lo stalker”. Il ruolo delle donne è cambiato, grazie alla loro indipendenza economica, alle relazioni sociali, al confronto, al dialogo, anche attraverso internet, che permette scambio e confronto di culture. “Là dove la donna era confinata in un ruolo prettamente domestico, ora ha la possibilità di uscire dal focolare e di confrontarsi. Il confronto crea dialogo, consapevolezza e la capacità di dire no. L’uomo in genere si adegua, ma in altri casi non è così scontato: per questo motivo nasce lo scontro, che può sfociare nella violenza”.

Allora lo stalking diventa un’ossessione d’amore, perché comincia nel momento in cui finisce una relazione. Chi viene lasciato si fissa “ossessivamente e continuamente sul pensiero che quella persona sarà l’unica che potrà mai renderci felici: l’unico amore della nostra vita. Perderlo genera un senso di fallimento tale che non si può fare altro che rifiutare questa perdita, trasformando questo rifiuto in un’ossessione che ci porta a distruggere anche fisicamente la persona amata, per conservarne il ricordo idealizzato. L’avevamo messa su un piedistallo e quando questa persona volontariamente ne è scesa, siamo ossessionati dal far combaciare nuovamente l’dea che noi avevamo con la realtà che abbiamo vissuto fino a quel momento”.

Secondo Valeria Giacometti tutti siamo contemporaneamente vittime potenziali di stalking e potenziali stalker, anche se nella maggior parte dei casi le vittime sono donne. Tutti noi abbiamo un inconscio che ci manda dei segnali che siamo più o meno abituati ad ascoltare. Quando abbiamo la sensazione di un’invasione della nostra sfera privata da parte di una persona che magari conosciamo da poco tempo, dovremmo dare retta al nostro istinto, perché non sbaglia mai. Purtroppo invece si arriva dagli addetti ai lavori quando “la frittata è già fatta: accogliamo le donne vittime della violenza, le convinciamo a sporgere querela, le accompagniamo dai carabinieri, le accogliamo negli studi professionali, le portiamo a parlare dal Pubblico Ministero e a quel punto la Procura, risponde: Ma se ne è andata lei, di casa… Per questo motivo bisognerebbe lavorare in prevenzione, con le associazioni e la magistratura, sia inquirente che giudicante”.

Per fortuna, oltre alla legge, “impropriamente definita sul ‘femminicidio’, perché sempre di omicidio si tratta”, esiste uno strumento efficace che pochi conoscono e per il quale non c’è nemmeno bisogno dell’avvocato: si tratta della possibilità di presentare un’istanza al Questore, chiedendone l’intervento finalizzato a dissuadere lo stalker dal compiere ulteriori azioni persecutorie. È un modulo scaricabile dai siti delle questure, da compilare con i dati anagrafici, inserendo un breve racconto di ciò che sta accadendo, allegando foto, registrazioni, telefonate, messaggi chat, profili social e tutto ciò che può servire a documentare la situazione. Dopodiché lo si deposita in Questura, chiedendo che il persecutore sia ammonito. Il questore, dopo aver preso le necessarie informazioni, se l’istanza è fondata ammonisce oralmente il molestatore, invitandolo a tenere un comportamento conforme alla legge e redigendo un verbale. Se lo stalker non la smette, il questore avverte la Procura e si procede d’ufficio per il delitto previsto dall’art. 612-bis.

Durante gli interventi del pubblico, il professor Parini ha sottolineato l’importanza dell’educazione alla genitorialità, mentre la prof.ssa Patrizi ha insistito sulla violenza maschile come fattore culturale: “Si fa fatica a riconoscere un ruolo alle donne, perciò dobbiamo insistere sull’educazione al rispetto e soprattutto rispettare la sessualità delle persone”. Da pelle d’oca la lettura di alcuni brani tratti dal testo “Ferite a morte” di Serena Dandini, da parte di Sofia e Marta, che hanno letteralmente incantato il pubblico per la loro straordinaria performance. Particolarmente intensa l’interpretazione di quel terribile e sofferto monologo scritto nel 1975 dall’attrice Franca Rame, nel quale racconta dello stupro punitivo subito due anni prima. Neofascisti mai arrestati, perché, quando dopo alcuni anni fu fatto il loro nome da un pentito, il reato era ormai prescritto.

Amarissime le parole con cui Franca Rame conclude il suo monologo: “Cammino, cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura. Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso… Poi mi decido…Torno a casa… torno a casa… Li denuncerò domani”. Oggi forse qualcosa sta cambiando, forse…

Cliccare qui per vedere le fotografie dell’evento.

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