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Luino | 7 Novembre 2017

Lo scrittore Alessandro Barbaglia protagonista davanti agli studenti luinesi del “Carlo Volontè”

Il preside Giovanetti: "La letteratura ci appartiene, non è qualcosa che troviamo solo nel passato. E' importante promuovere i libri, soprattutto a scuola"

Tempo medio di lettura: 3 minuti

Alessandro Barbaglia, giovane scrittore, poeta e libraio, ha incontrato questa mattina i ragazzi dell’Istituto Superiore “Carlo Volontè” per parlare del suo ultimo romanzo, edito da Mondadori, intitolato “La locanda dell’ultima solitudine“.

Gli studenti, accompagnati dai docenti Michela Badiali e Giuseppe Cuttone, hanno risposto in modo positivo all’iniziativa affollando i posti a sedere dell’aula magna e confermando così i buoni propositi evidenziati dal dirigente scolastico, il professore Fabio Giovanetti nel suo discorso di apertura: “La letteratura ci appartiene, non è qualcosa che troviamo solo nel passato. E’ importante promuovere i libri, soprattutto in un ambiente come quello scolastico, essendo la lettura una delle attività migliori che una persona possa fare”.

“La locanda dell’ultima solitudine”, titolo già pluripremiato e finalista al premio Bancarella 2017, viene lodato dal Professor Cuttone nella sua breve introduzione: “Dobbiamo riconoscere ad Alessandro la sua grande abilità nel giocare con le parole, messa a servizio di una storia accattivante, quella di Libero e Viola, che personalmente porto con me da qualche mese a questa parte, sentendola mia”.

L’autore ha preso poi la parola toccando tematiche, riflessioni e sensazioni che lo hanno condotto alla stesura del romanzo. Lo ha fatto partendo da un quesito fondamentale, struttura narrativa dell’intera storia: Si può avere nostalgia di qualcosa che non è ancora capitato? “Sì – risponde Barbaglia – si può avere nostalgia del futuro, riuscendo ad essere ottimisti nel guardare avanti, come ad essere certi che le cose andranno bene. Si tratta di un mix tra profezia e pazzia: i pazzi d’altronde sono tutti ottimisti”.

Tra le oltre 160 pagine che compongono il romanzo, molti elementi sono dotati un significato speciale, simbolico, di una alternanza tra senso e suono, come spiega l’autore: “I nomi di alcuni protagonisti, per fare un esempio, rimandano ai fiori, ma la loro presenza è emblematica in realtà per le radici. Quelle parti che consentono al fiore di restare ancorato alla terra, alle origini”. La simbologia si estende in modo evidente anche sul nome dei luoghi e in particolare sulla locanda in cui convergono le storie dei protagonisti: “Ci si può andare soltanto in due, salvo poi scoprire che non è vero perché ci vai in compagnia di te stesso, di quella parte di te che stai cercando per non sentirti più solo”.

Le radici in questo romanzo toccano anche gli affetti della famiglia e l’autore, per la prima volta in pubblico, ne delinea i tratti più personali: “La locanda, quel luogo lontano, con la sua rotta orientata verso il futuro, mi fa venire in mente mio nonno, che fu falegname e poi partigiano. Dopo la guerra – continua Alessandro – disse in famiglia di avere acquistato un terreno fuori Milano che sarebbe servito a trarre tutti in salvo nel caso in cui fossero tornati i tedeschi. Dopo la sua morte, ereditando i suoi averi – conclude – scoprimmo che quel terreno esisteva veramente, a Pavia”.

A margine del suo intervento, moltissime sono state le domande degli studenti, interessati non solo ai personaggi e alle loro vicende, ma anche e soprattutto alle dinamiche che riguardano il mondo letterario, la progettazione e la stesura di un romanzo: ispirazione e fatica, i blocchi durante le fasi di scrittura, il confronto con il panorama degli autori contemporanei, i sogni e i progetti per il futuro. A quest’ultimo proposito l’autore concede al suo pubblico una rivelazione: “Faccio fatica a parlare delle storie che ho ancora in cantiere, spesso per la paura che possano sfuggirmi tra le mani e non farsi più vedere. Posso dire però che la mia nuova storia si occupa di capire dove vanno a finire le cose infinite perché sono convinto che giungano ad una conclusione, prima o poi. Credo di avere trovato una risposta”.

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