Luino | 20 Ottobre 2017

Il Comitato Alex Langer di Varese invoca l’astensione dal referendum

Con lo slogan #iononvoto Possibile si schiera contro la consultazione voluta, in primis, dal governatore di Regione Lombardia Roberto Maroni

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Continuiamo a seguire e pubblicare commenti e opinioni sul referendum per l’autonomia, quando mancano ormai poche ore all’apertura delle nuove urne (si voterà domenica dalle 7 alle 23). Nel confronto diretto tra sindaci PD e Lega sulle diverse ragioni del (più competenze trasferite dallo stato al territorio per i primi cittadini dei capoluoghi lombardi, più controllo sull’ammontare del residuo fiscale per la Regione), si inserisce una terza voce, quella del Comitato Alex Langer di Varese, che considera appropriata e ragionevole l’astensione dal voto. Le argomentazioni degli attivisti varesini di Possibile (Civati) sono contenute in un comunicato che si colloca apertamente contro la linea Maroni, qualificando il referendum come una farsa e la consultazione inutile oltre che costosa.

Allo slogan #iononvoto segue una serie di punti chiave utile a riconoscere, secondo il Comitato, l’astensione come “unica risposta possibile“. A introdurre il focus è “l’accusa di aver sfruttato uno strumento di consultazione popolare, fondamentale per il coinvolgimento e la partecipazione, per meri fini propagandistici“.

A detta del Comitato quindi la scelta di ricorrere ora al referendum consentirebbe alla Lega di avviare con il giusto tempismo la campagna per le elezioni regionali del 2018. Il concetto è infatti rimarcato in un secondo passaggio: “Hanno avuto vent’anni per fare le cose mirabolanti che propongono e spesso erano contemporaneamente al governo anche a Roma (sia Maroni che Zaia). Non ce l’hanno fatta e ora chiedono il voto agli incolpevoli cittadini. E lo fanno a pochi mesi dalle elezioni per le regioni dove già governano”. La stoccata rimanda all’occasione avuta dai due governatori quando da ministro dell’Interno (Maroni) e da ministro dell’Agricoltura (Zaia), l’idea di proporre più autonomia per Lombardia e Veneto rimase congelata (2008-2011).

Passando al contenuto effettivo del quesito, e quindi al fulcro dell’iniziativa referendaria, il Comitato bolla la proposta come generica: “Non è colpa nostra d’altronde se il quesito è generico, non porta ad alcuna modifica legislativa e non definisce nemmeno il campo dell’intervento. Non è colpa nostra se Maroni ha accantonato 22 milioni solo per l’acquisto dei tablet, che nemmeno potranno essere riutilizzati in ambito scolastico o per future elezioni. Non è colpa nostra se la Costituzione già prevede la possibilità di richiedere maggiore autonomia e non l’hanno mai fatto”. Per il Comitato ci sarebbe quindi un vuoto dietro alla scelta di Maroni di fare ricorso all’Articolo 116 della Costituzione sul regionalismo differenziato. Gli attivisti ritengono che sarebbe stato opportuno specificare e approfondire il progetto di investimento su alcune delle oltre venti materie considerate “trasferibili” dall’Articolo (giudici di pace, sicurezza sul lavoro, tutela dell’ambiente e dei beni culturali, per citarne alcune).

“Un referendum, insomma, inutilmente strumentale, inutilmente costoso, inutilmente elettorale: inutile, insomma. Non ci rimane che dire che non votare una cosa del genere è un segnale di civiltà politica“, chiude il Comitato, augurandosi dunque di contribuire a smorzare il consenso degli elettori verso la causa autonomista. Sarà quest’ultimo il dato di maggior peso per il confronto con il Governo destinato ad aprirsi dopo il responso delle urne.

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