Germignaga | 12 ottobre 2017

Germignaga, “Un’altra ditta chiuderà a fine anno, altre trenta famiglie luinesi senza reddito”

Dopo il fallimento della IMF che ha scosso tutto il territorio, martedì sono stati i lavoratori della Italtrasfo di Germignaga a ricevere la brutta notizia

Una lettera lunga è quella che ci è arrivata martedì in redazione, che racconta come il settore industriale luinese, ancora una volta, subisce un duro colpo. Così, dopo il fallimento della IMF di Creva dello scorso anno, e tutto ciò che ne è conseguito, è un nostro lettore a fare il punto della situazione su un’altra azienda del territorio: la Italtrasfo s.r.l., con sede a Germignaga.

“Si tratta di un’impresa italiana specializzata nella progettazione e produzione di trasformatori, autotrasformatori e reattanze di bassa tensione”, si legge sul loro sito internet e “i loro prodotti trovano impiego negli impianti per la conversione dell’energia elettrica, per il raddrizzamento ed elettronica di potenza”.

Dopo aver verificato quanto segue, la missiva denuncia “la notifica ai dipendenti dell’azienda della chiusura a fine anno di questa realtà industriale. Una trentina i lavoratori che rimarranno senza lavoro”.

Ecco il testo della lettera.

Gentile Luino Notizie,

il mio nome non importa, sono un dipendente Trasfor, gruppo ABB, e sono molto preoccupato.

È notizia di oggi (ndr, martedì 10 ottobre) che ai nostri colleghi di Italtrasfo di Germignaga è stato notificato che l’azienda verrà chiusa a fine anno. Si è trattato di un fulmine a ciel sereno, trattandosi di un’azienda che, fra gli alti e bassi che fanno parte del mondo di oggi, ha sempre avuto negli ultimi anni un buon carico di lavoro. Lì lavorano una trentina di persone, tutte della zona del luinese. Altre trenta famiglie che si troveranno senza un reddito.

Non che le condizioni qui oltre confine siano molto più serene. Mentre le discussioni politiche si concentrano sui ristorni delle nostre tasse e su frontiere secondarie chiuse in orari inutili, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un rapido ed inesorabile calo della cifra di affari, di conseguenza del lavoro e inevitabilmente dei posti di lavoro. Nell’ultimo anno la situazione si è ulteriormente aggravata e ci sono stati diversi tagli di personale: prima prepensionamenti, sostituiti con contratti interinali poi interrotti, e quindi licenziamenti veri e propri. A più riprese. Nel frattempo i più fortunati si sono guardati intorno ed hanno trovato nuove opportunità altrove.

Intanto il clima aziendale peggiora di giorno in giorno. Non abbiamo risposte, né si vedono azioni concrete mirate ad un’inversione di rotta. Fra noi colleghi cresce lo sconforto e la rassegnazione verso quello che sembra un destino ormai segnato… presto o tardi, di questo passo, anche Trasfor verrà pesantemente ridimensionata, se non addirittura… faccio fatica a scriverlo… chiusa. Oggi lo smentirà chiunque, ma fino a ieri nessuno aveva il minimo sospetto che Italtrasfo sarebbe stata chiusa nei prossimi 3 mesi. Noi andiamo male, perché dovremmo avere un destino differente?

Stiamo parlando più di 200 famiglie nella zona del luinese ed alto varesotto. Eppure sembra che nessuno si accorga o presti attenzione a quanto sta accadendo… e tutto passa sotto silenzio.

I giornali e telegiornali ticinesi accennano alla questione solo pochi minuti in occasione dei licenziamenti più clamorosi e si accontentano di risposte di facciata o di nessuna risposta da parte dei vertici dell’azienda. Mentre ogni settimana si parla di ABB per una nuova commessa milionaria acquisita, per risultati periodici in crescita, mentre in Ticino continuano a licenziare personale, con l’accortezza di farlo in gruppetti che non suscitino più di quel tanto clamore.

Da noi, se possibile, se ne parla ancor meno.. Dove sono i sindacati?! Possono permettere che chiuda un’azienda, Italtrasfo, che ha lavoro? Per quale motivo? Ed i politici locali?

Nel clamoroso caso di IMF scoprirono la questione a giochi chiusi, sfilarono ordinatamente facendo la faccia impegnata, annunciarono impegno e azioni, ma non accadde più nulla. Oggi hanno la possibilità di intervenire mentre il paziente è molto malato, ma può ancora salvarsi. Non perdono occasione per rimarcare rapporti privilegiati con Maroni, Marsico e Alfieri? Li facciano scendere in campo! Gli facciano chiedere conto ad ABB Italia e Svizzera della situazione e di quali impegni si assumono nei confronti dei cittadini lombardi.

Italtrasfo è un’azienda sana, che ha lavoro e, a meno di sorprese, bilanci in ordine. Ma chiuderà con la fine dell’anno. Trasfor prima della cessione ad ABB era un’azienda sana, in crescita costante, all’avanguardia che dal Ticino vendeva in tutto il mondo, duellando alla pari con colossi multinazionali come Siemens, ABB stessa, General Electric.

Cos’è successo da quando è stata rilevata da ABB? Perchè questo calo drastico di lavoro? Com’è possibile che una multinazionale come ABB, quotata in borsa, con competenze e tecnologie all’avanguardia, strategie di sviluppo continuo, supermanager con master, esperienze e Curriculum di tutto rispetto, stia fallendo così clamorosamente nella gestione di Trasfor?

Ma, a questo punto, la domanda fondamentale potrebbe essere: perché ABB ha comprato Trasfor e le sue consociate? Per chiuderle? Sarebbe questa la responsabilità sociale con cui tanto si riempiono la bocca al nostro interno ed all’esterno?

Chi può faccia qualcosa, noi, nel nostro piccolo, continuiamo a fare il nostro ogni giorno, impegnandoci nelle nostre attività, ma questo da qualche tempo sembra non bastare più (oltre ad essere sempre più duro!!). Servono interventi di altro tipo, una mobilitazione politica e sociale per invertire una rotta che sembra segnata, per non abbattere un altro mattone di quel tessuto industriale che pezzo su pezzo sta sparendo.

Lavoro qui da qualche anno, dovrei pensare di andare via, prima che venga il mio turno ad essere chiamato in ufficio per ricevere la comunicazione che il mio posto di lavoro è stato tagliato e che purtroppo la decisione è stata presa a Baden e non possono farci nulla. Dovrei guardarmi intorno come fanno molti miei colleghi da mesi, ma sono stupido, sono innamorato di questa azienda, so quello che è stato fatto in passato e non me la sento di lasciare la barca che è nella tempesta. Però ho una famiglia, non sono un numero, non sono un report trimestrale, un bilancio. Aiutateci!”

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