Il caso dell’azienda Brogioli SA di Monteggio, comune ticinese al confine con Fornasette e Cremenaga, nello scorso maggio aveva creato molto scalpore. Era stata un’inchiesta dalla trasmissione della RSI, “Falò”, effettuata da Vito Robbiani e da Gioele Di Stefano, a raccontare l’esperienza del luinese Davide Donini, che aveva denunciato un quadro della situazione molto preoccupante riguardante la ditta ticinese. Davide, come altri, era affetto da berilliosi, che gli era stata diagnosticata nell’agosto del 2013 e, ad oggi, ancora non ne conosce le cause. Nell’inchiesta si evidenziava la contaminazione ambientale di berillio nei pressi della sede dell’azienda e tutte le gravi conseguente innescatesi.
Così, a quasi quattro mesi da allora, a rispondere alla trasmissione, andata in onda lo scorso 4 maggio, ieri è stato direttamente il comune di Monteggio, che, sul sito istituzionale, “smentisce le presunte contaminazioni ambientali dell’azienda Brogioli SA”. “Il programma Falò della RSI del 4 maggio ha trasmesso un’inchiesta legata a presunte contaminazioni ambientali di berillio che sarebbero state causate dall’azienda Brogioli SA sita sul territorio di Monteggio. La lavorazione del materiale avrebbe provocato un inquinamento ambientale e compromesso la salute di alcuni dipendenti.
A seguito di un sopralluogo fortemente voluto dal Municipio, alla presenza della direzione aziendale e dell’Autorità cantonale, negli scorsi giorni il Dipartimento del territorio, per il tramite della Sezione per la protezione dell’aria, dell’acqua e del suolo, ha redatto un rapporto scaturito dalle analisi e dalle valutazioni da loro eseguite presso l’azienda. Il documento evidenzia che i dati rilevati sono inferiori ai valori limite indicati dalle normative vigenti e pertanto le accuse di inquinamento ambientale sono state smentite. I valori riscontrati nel suolo non comportano pertanto una limitazione d’uso dello stesso o pericoli di altro tipo per le persone o per l’ambiente.
Per quanto attiene alla salute dei lavoratori e alla probabile denuncia penale, il Municipio è a disposizione delle Autorità coinvolte. Con questa comunicazione si intende rassicurare la popolazione che non vi sono pericoli per le persone e per l’ambiente. Si vuole inoltre lanciare un monito alla RSI di voler in futuro gestire con maggiore intelligenza e accortezza l’informazione d’inchiesta che intende divulgare, onde evitare preoccupazioni e panico generale, sentimenti che prontamente e comprensibilmente si sono verificati dopo l’emissione della puntata in oggetto“.
Dal canto suo RSI, ha replicato al comunicato del comune di Monteggio, pubblicando una nota sul proprio sito che chiarisce alcuni aspetti. “In merito al comunicato stampa del Comune di Monteggio del 24 agosto 2017, in relazione al servizio andato in onda nell’edizione del 4 maggio 2017, la produzione di Falò tiene a chiarire quanto segue:
1. L’inchiesta dal titolo “Mi manca la vita” si è basata su solidi dati scientifici, pubblicati in Svizzera e in Italia, e sui risultati di analisi di laboratorio commissionate all’Istituto Tibio Sagl di Comano.
2. Le analisi di laboratorio eseguite sui vestiti da lavoro degli ex-dipendenti della ditta Brogioli SA hanno verificato una rilevante presenza di rame-berillio. Quindi è provato il contatto di questi operai con il rame-berillio, nonostante ne ignorassero la natura e la pericolosità.
3. La letteratura medica svizzera, l’Ufficio dell’ambiente e la stessa SUVA hanno scritto in documenti ufficiali (riportati nell’inchiesta) che il berillio è una sostanza non solo nociva, ma anche potenzialmente cancerogena.
4. È un altro dato di fatto, provato da diverse perizie mediche, che il sig. Davide Donini, ex dipendente della Ditta Brogioli SA, ha contratto la berilliosi.
5. L’inchiesta di Falò ha commissionato al laboratorio Tibio Sagl alcune analisi volte a verificare la presenza di berillio nella zona circonstante lo stabilimento di Monteggio. Questo per completezza di informazione e per una comprensibile preoccupazione sull’eventuale propagazione della sostanza nell’ambiente circostante.
6. Le analisi del laboratorio hanno constatato la presenza di tracce di berillio nel terreno vicino alla fabbrica.
7. Sulla base di questi elementi scientifici, sia il direttore del laboratorio Dr. Davide Staedler sia il giornalista autore dell’inchiesta di Falò si sono solo limitati a sollevare una comprensibile e doverosa preoccupazione circa i possibili effetti che queste tracce di berillio avrebbero potuto avere sulla popolazione residente nelle immediate vicinanze. Questo senza usare né toni allarmistici né, tantomeno, parlare di superamento di limiti indicati dalle normative vigenti.
8. Falò, come spiega l’inchiesta, ha contattato la Brogioli SA affinché fornisse la propria versione dei fatti, come pure è stata contattata la SUVA, e questo nel rispetto del principio del diritto di replica. Purtroppo, in entrambi in casi, la risposta è stata negativa.
Quanto esposto dimostra in sintesi che l’inchiesta di Falò è stata condotta sulla base di dati fattuali e analisi scientifiche, confrontati e verificati, con il parere di autorevoli esperti, nel rispetto di un innegabile interesse pubblico e delle norme legali e deontologiche, secondo i dettami del servizio pubblico“.
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