(emmepi) “Suonare su uno strumento così è come guidare nella nebbia”. Con queste parole l’organista Luca Dellacasa ha sinteticamente, ma tragicamente descritto le condizioni disperate in cui versa l’organo del Santuario della Madonna del Rosario, dove, sabato 8 luglio scorso, ha avuto inizio la 37ª edizione di “Antichi Organi-Patrimonio d’Europa”, il ciclo di concerti su antichi strumenti della provincia di Varese, che ha visto l’organista, cembalista ed esperto in polifonia rinascimentale suonare con la violinista Elisa Bestetti, specializzata nell’esecuzione di musica barocca su strumenti originali.
È la terza volta che la rassegna parte da qui, dalla Madonnina della Punta, che, dal suo “poggio roccioso sporgente sul lago”, accoglie coloro che si avvicinano alla vecchia Maccagno Imperiale. Sono ben 92 i manufatti storici recuperati in questi 37 anni, grazie al progetto della Provincia, ora sostenuto da 15 comuni tra i quali Maccagno con Pino e Veddasca, che ospita ben quattro concerti sul suo territorio (Maccagno, Campagnano, Pino, Graglio), da “Gli amici dell’organo” di Cunardo e dalla Biblioteca popolare “Ornella Contini” di Besozzo.
Risultato più che positivo per l’iniziativa culturale di Mario Manzin, che con Irene De Ruvo e la collaborazione di “Antiqua Modicia” coordina la direzione artistica della manifestazione. Il dott. Manzin, che da decenni si occupa di censimenti e indagini conoscitive sul patrimonio di organi storici della provincia di Varese e per venticinque anni è stato presidente della Commissione per la tutela degli organi artistici della Lombardia presso la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Milano, ha organizzato diversi convegni sui problemi della tutela e del restauro e scritto numerosi libri sull’argomento. Autore di contributi scientifici in materia organologica e impegnato in varie attività nell’area culturale varesina, non a caso ha inserito l’organo Giuseppe Somigliana della Madonnina nel ciclo di concerti dedicati alle prestigiose botteghe della Scuola Lombarda “entrati da tempo nella tradizione del pubblico varesino e occasione di felici incontri internazionali nelle aree a forte vocazione turistica come quella dei laghi prealpini”.
Gli esponenti più illustri delle prestigiose botteghe della Scuola lombarda furono i Serassi e i Bossi, ma, tra il XVIII e il XIX secolo tanti artigiani minori ne seguirono le orme, contribuendo alla diffusione di strumenti ricchi di colore e di possibilità espressive. Tra questi i Somigliana di Como, cui si deve la realizzazione dello strumento che abbiamo ascoltato durante il concerto di apertura della rassegna. Violino e organo hanno dialogato in perfetta armonia, grazie anche ad un repertorio studiato appositamente per esaltare le sonorità di quest’ultimo, benché affaticato dall’incuria del tempo. Biber, Froberger, Cima, Frescobaldi, Fontana, Uccellini, Pachelbel, Matteis: questi gli autori proposti. Di particolare suggestione quel ”Ricercar con obligo di cantare la quinta parte senza tocarla” di Frescobaldi, in cui Luca Dellacasa ha intonato una breve melodia, cantata come quinta voce in alcuni punti chiave della composizione strumentale. Interessante e originale la scelta di Elisa Bestetti nel proporre la Sonata III op. 5 di Marco Uccellini, compositore del ‘600 che occupa un posto importante nello sviluppo delle sonate per violino, soprattutto per quanto riguarda la sperimentazione e alla sua tecnica della mano sinistra, molto sviluppata per quell’epoca.
A quando l’inizio dell’operazione di salvataggio della“voce della Madonnina”? I tempi sembrano ormai maturi, anche perché l’operazione non può più essere procrastinata, per non rischiare che il suono di questo strumento tanto caro ai maccagnesi si spenga per sempre.
L’hanno ribadito, introducendo il concerto, sia il sindaco Passera che Irene De Ruvo, ma soprattutto Maurizio Isabella, studioso appassionato, profondo conoscitore e divulgatore della tradizione organaria nonché del patrimonio artistico del Varesotto, i quali hanno insistito sulla necessità di elaborare al più presto un progetto da sottoporre alla CEI (Conferenza Episcopale Italiana). Iter tutt’altro che semplice, perché dal 2015 il contributo assegnabile per queste finalità può arrivare solo fino al 40% della spesa prevista e annualmente le diocesi possono presentare solo due progetti, da inoltrare entro il mese di ottobre. Operazione difficilmente realizzabile, dunque, senza l’intervento di altri enti, fondazioni, banche e il contributo di donazioni private, ma siamo certi che quest’attesa non durerà a lungo, se, come ci è sembrato di capire, l’operazione di soccorso stia già prendendo forma e contenuti.
(Foto © Marina Perozzi –> per consultare la galleria fotografica cliccare qui)
© Riproduzione riservata






