9 Maggio 2017

Mozione sui frontalieri, De Medio: “Taldone e Pellicini hanno sprecato un’opportunità”

Tempo medio di lettura: 6 minuti

Ad una settimana dal consiglio comunale di Luino, che ha suscitato polemiche per il ritiro della mozione sui frontalieri, presentata da Giuseppe Taldone, torniamo a parlare del tema. Così, dopo le prese di posizione di Pietro Agostinelli, del sindaco di Luino, Andrea Pellicini, del suo vice Alessandro Casali e del capogruppo di minoranza de “L’Altra Luino”, Franco Compagnoni, siamo andati ad intervistare l’attuale assessore al Bilancio, Rapporti Istituzionali e Pubblica istruzione di Cremenaga, ed ex presidente della Comunità Montana del Piambello, Maria Sole De Medio. Ecco cosa ci ha raccontato.

Perchè dopo tanto tempo hai accettato ora di rilasciarci l’intervista?

Negli scorsi giorni sul gruppo Facebook “Sei di Luino se…” io ed altre persone avevamo commentato alcuni post di vostri articoli in cui venivano raccontati ed approfonditi i fatti dello scorso consiglio comunale di Luino, commenti che sono stati cancellati, mentre sono stati lasciati gli articoli con i fatti e le disquisizioni dei vari consiglieri. La motivazione addotta dagli amministratori era quella che non si voleva che sul gruppo si parlasse di politica e, ritenuto che questa fosse una giustificazione poco coerente, ho pensato che fosse giusto superare gli ostacoli e comunicare alcune riflessioni, in merito alla mozione sulla chiusura notturna del valico ed alle dinamiche che ne hanno indotto il ritiro. Così la volontà di esprimere la mia opinione, cancellata dai commenti, è stata più forte dell’imbarazzo di rilasciare l’intervista.

Che opinione ti sei fatta in questi ultimi giorni rispetto quello che è successo a Luino, sulle dinamiche politiche e sui retroscena della mozione, prima presentata e poi ritirata dal Giuseppe Taldone in consiglio comunale?

Credo che anche se la maggioranza si fosse divisa sulla mozione, dopo due giorni, la vicenda si sarebbe chiusa lì. La questione è stata amplificata e per noi di Cremenaga e di questo territorio va anche bene, hanno dato risalto alla notizia, L’attenzione sul valico di Cremenaga e sulle sue implicazioni sono sempre vive. Non ci si dispiace mai troppo degli andamenti luinesi. In compenso posso dire che sono successe cose che conosco bene, tentativi visti tante volte. La politica spesso interviene senza conoscere le situazioni, senza conoscere il territorio, e lo fa solo perchè qualcuno glielo chiede, forse solo per dimostrare che esiste. Taldone, dopo aver avuto un momento di lucidità e di interesse genuino, ha sentito il “richiamo della foresta” ed è tornato all’obbedienza, se non cieca, miope. La mozione in sé, anzitutto, significava portare l’argomento dove non se ne voleva parlare.

In che senso?

A noi, che a Luino non si volesse parlare della chiusura notturna del valico di Cremenaga era chiaro. Quando il sindaco di Cremenaga ha scritto al prefetto il 24 di gennaio, lo ha fatto con l’intento di sollecitare un riscontro da parte del nostro governo. Consci che la Confederazione, sia libera di aderire o meno ai patti, libera di fare tutta la propaganda che vuole e che ha fatto, ci aspettiamo che il Governo e tutte le Istituzioni del territorio vogliano prendere coscienza dello status: alle basi di questa scelta non ci sembra ci siano argomentazioni condivise con le forze dell’ordine, ma una strategia politica molto chiara. Per questo la lettera di Rigazzi è stata inviata per conoscenza, oltre che ai Consiglieri Regionali, al presidente dell’Associazione dei comuni di frontiera, al presidente della Comunità Montana, ed al primo cittadino di Luino. Da quella missiva è scaturita la mozione dell’avvocato Marsico, che si è mobilitato subito insieme ad Alfieri e Cattaneo presentandola in Regione, e la manifestazione al valico di qualche settimana fa organizzata dal sindaco di Lavena Ponte Tresa, dal presidente della Comunità Montana del Piambello e da tutti i primi cittadini del territorio. Da Luino non è arrivato nessun cenno.

Per questo, secondo te, ci sono stati movimenti sin dal pomeriggio per fare in modo che la mozione venisse portata in commissione?

Non è nelle mie abitudini chiamare la maestra, non sono mai stata obbediente e cerco di agire con uno scopo preciso e concreto, per questo il pomeriggio luinese mi resta poco comprensibile.

Secondo te, invece, a livello di contenuti, per quale ragione non si è voluto votare la mozione?

Sembra che alcuni ritenessero che la mozione non riguardasse i frontalieri, perchè probabilmente per la maggioranza sono pochi i frontalieri disagiati dalla chiusura notturna del valico, ma dal punto di vista etico è un problema che riguarda tutti gli italiani, e tutti quegli italiani che passano il confine per andare a lavorare. Chiudere una frontiera senza che questa decisione abbia un reale riscontro oggettivo, ha ragioni non esplicite ma ben chiare. Si è parlato del problema sicurezza, ma le rapine effettuate in Canton Ticino sono avvenute tutte all’imbrunire e francamente se un delinquente volesse entrare in Svizzera potrebbe farlo tranquillamente da Palone o da Fornasette. La scelta svizzera riguarda i frontalieri e gli italiani nel messaggio che passa. Le forze dell’ordine italiane e quelle ticinesi collaborano benissimo, raggiungendo risultati considerevoli in questi mesi, ed era con loro che bisognava aprire al confronto se si voleva aumentare la sicurezza.

Per voi qual è la priorità assoluta in relazione alla mozione?

Per noi di Cremenaga, oltre tutelare il passaggio, di pochi o tanti che siano, è diventato importante ribadire un concetto, è una questione di principio, se aderisci ad un trattato lo devi rispettare, senza coglierne solo le cose favorevoli. Anche la fiscalità dei frontalieri è implicata nella vicenda, perchè i presupposti della firma del trattato fiscale, secondo le citazioni dei politici che la sostengono, sono la libera circolazione delle persone e l’eliminazione di ogni discriminazione. Dimostrare che questi presupposti non ci sono è importante. Sia la Ravetto, sia la Gadda, onorevoli donne di schieramenti diversi, hanno recepito benissimo l’appunto contenuto nel comunicato stampa, relativo alla manifestazione al valico, ed hanno voluto sottolinearlo mandando un messaggio chiaro al governo: senza presupposti non si firma l’accordo fiscale. Tanto più che l’accordo del 1974 aveva delle ragioni che sussistono ancora oggi, e modificarlo non penso sia la scelta migliore. La proposta è arrivata dalla Svizzera, messa come condizione sul rientro dei capitali, ed il governo italiano, come sempre, approfitta di un’opportunità meschina… se c’è da incassare…

Ma tornando sulla questione di Luino, invece, è valsa la pena alzare questo polverone per come è andata a finire?

Dipende dai punti di vista, per Luino non credo, sono emerse le contraddizioni della politica di maniera. E’ stravagante il fatto che il sindaco, ritenendola così importante, abbia chiesto a Taldone di mandarla in commissione, e il giorno dopo ha scritto per i fatti suoi ai ministri Alfano e Minniti, senza discutere e coinvolgere nessuno, nemmeno i sindaci del territorio, visto che la lettera non è arrivata neanche per conoscenza a Cremenaga. Non mi scandalizzo, essendo io civica, che su certi temi, che non siano strettamente amministrativi, si possano avere opinioni diverse. Non è uno scandalo. Legittimo poi per i leghisti seguire le priorità politiche, e non si può dire che le abbiano nascoste, basta che non vengano a raccontare che la sudditanza al Canton Ticino sia un modo per tutelare i frontalieri.

Come reputi la vita del frontaliere, al quale interessa solo la tutela dei suoi diritti, piuttosto che le questioni politiche?

Vivere la vita da frontaliere è complesso, non riesci ad immaginarla, perchè sei e ti senti ospite e questa situazione si aggrava sempre di più. Non credo sia un dettaglio avere questa percezione. Il fatto che si vogliano smontare gli accordi del ’74, che davano l’idea che ci fosse un sistema ed ora lo si voglia cancellare, significa che non si pensa più a questo sistema sociale, ma si pensa separatamente, portandoci così ad essere sempre più estranei. Il lavoro in Canton Ticino è una risorsa per il nostro territorio, molto indotto deriva dal “chiamiamolo privilegio” che abbiamo sulla deroga dei 20km, ed è difficile immaginare cosa possa succedere una volta siglato l’accordo fiscale, che danneggia non solo i frontalieri ma tutto il territorio. Anche dall’altra parte non vedo che vantaggi possano avere ad eliminare l’agevolazione che il Canton Ticino ha nei confronti degli altri cantoni della Svizzera, vale a dire avere manodopera a basso costo. Comunque è vero che il frontaliere si interessa poco della cosa pubblica, basti vedere nelle giunte e nei consigli comunali quanto sia poco rappresentato. Vi deve spesso rinunciare, non ha tempo, come forse invece ne hanno i liberi professionisti e i dipendenti pubblici, molto attivi e presenti anche a Luino. E’ oggettivo.

In base a quello che ci stiamo raccontando, però, per quale ragione Luino non riesce a farsi da traino in tutti i grandi temi, o almeno prova a farlo solo in parte, coinvolgendo tutti i comuni del territorio?

Non è che Luino storicamente sia stata in grado di coinvolgere il territorio limitrofo, quindi non ne farei una colpa a questa amministrazione. Luino è senza dubbio l’ombelico del nostro mondo, ma lo percepisce nel modo sbagliato. Noi afferiamo per i servizi che ci sono a Luino, ma Luino ha questi servizi perchè c’è tutto un territorio che ne richiede l’esistenza. Mi riferisco alle scuole, ai negozi, alle banche, l’utenza è molto più ampia, non c’è solo quella luinese. Questo valore che hanno ricevuto dal territorio lo ritengono un diritto ed è un modo per mettersi sul piedistallo, e così il territorio viene coinvolto solo a spot. Quando Pellicini si è candidato la prima volta, in tanti abbiamo sperato che, con quello che era “enfant prodige” della politica locale, per la sua esperienza in provincia, le cose potessero cambiare, un’illusione che abbiamo avuto anche in altre occasioni, in quest’ultima per esempio, forse indotti dal nome della lista “Nuova frontiera”. Pensavamo ci desse riscontro, negli anni passati la sua vitalità nei confronti dell’atteggiamento di alcuni esponenti politici del Canton Ticino sembrava quasi intemperanza… oggi sembra di tirare un gatto per la coda…

Secondo te cosa bisognerebbe fare per migliorare le relazioni tra le parti, comuni ed amministratori?

Fare rete è complicato, richiede volontà, ostinazione ed umiltà. Forse ci manca un po’ di tutto.

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