1 Aprile 2017

Venti sindaci del Piambello contro la chiusura del valico di Cremenaga, sit-in in dogana

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Nella serata di oggi, sabato 1 aprile, in concomitanza con la chiusura dei valichi minori prevista per le ore 23, i sindaci del territorio del Piambello e il presidente della Comunità Montana hanno manifestato il loro dissenso organizzando un sit-in nei pressi del valico di Cremenaga. L’assenza di riscontri oggettivi è alla base della rimostranza, dove si evidenzia anche una certa indignazione. Oltre ai primi cittadini era presente una nutrita rappresentanza del consiglio comunale di Cremenaga, compresa la minoranza.

Venti sindaci del Piambello contro la chiusura del valico di Cremenaga, sit-in in dogana. Questa sera in concomitanza con la chiusura dei valichi minori prevista per le ore 23, i sindaci del territorio del Piambello ed il presidente della Comunità Montana erano presenti al valico di Cremenaga per “rappresentare” il proprio dissenso e la propria indignazione per non aver ricevuto riscontri oggettivi dal Governo, interessato nella persona del Prefetto di Varese, in merito alla chiusura notturna dei Valichi minori. “L’assenza di qualsivoglia comunicazione di eventuali decisioni condivise con il Governo della Confederazione o, al contrario, il non rendere partecipi le amministrazioni locali dell’assoluta unilateralità della scelta elvetica – si legge nel comunicato firmato dai primi cittadini -, induce a una percezione per gli amministratori, ancora più marcata, che le zone di confine siano terra di nessuno”.

Tra le motivazioni alla base del dissenso anche la preoccupazione per i lavoratori frontalieri. “Inoltre vi è viva preoccupazione per i cittadini frontalieri se fosse avvalorato il fatto che coloro che sottoscrivono accordi in nome e per conto del popolo italiano non si premurano di verificare che gli stessi siano rispettati. Ancora peggio sarebbe poi se coloro che snocciolano garanzie verbali a tutela dei lavoratori italiani all’estero, non intendessero prendere atto che i maggiori presupposti che sostanziano la dignità dei lavoratori, oggetto di accordi in materia fiscale, possano non essere tenuti qui in debita considerazione. L’inconsapevolezza per chi è eletto può essere colpa e forse dolo, quando è determinata dalla volontà di ignorare variabili, al fine di raggiungere scopi altri”.

Richiamando infine le ultime incresciose e note vicende di offesa al popolo italiano da parte di alcuni esponenti politici svizzeri, l’immagine delle fasce tricolori davanti ai cancelli chiusi sono il poco che sindaci e gli amministratori, rappresentanti locali dei cittadini, possono fare per tutelare la dignità degli stessi ed in particolare dei frontalieri, anche perché “disonestà e delinquenza non siano additate come prerogativa del territorio Italiano”.

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