23 Marzo 2017

Alto il debito pubblico dell’Italia, tra i paesi con elevati rischi di sostenibilità

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E’ quanto emerge dalle tabelle del Bollettino mensile della Bce sulla base dei dati della Commissione Ue.

(Foto © l’Opinione Pubblica)

Alto il debito pubblico dell’Italia, tra i paesi con elevati rischi di sostenibilità. La distanza del debito pubblico dal valore di riferimento del Patto Ue del 60% in rapporto al pil è di 73,3 – al top della zona euro – ma manca dalla tabella la Grecia oggetto di un piano di salvataggio. Quanto ai rischi identificati dalla Commissione europea nell’analisi della sostenibilità del debito “a medio termine”, risulta tra quelli a livelli “alti”, ricorda l’Eurotower, osservando che in genere, i Paesi con rischi crescenti o alti per la sostenibilità del debito sono anche quelli che superano maggiormente il valore di riferimento del 60% per il rapporto debito/pil e la cui posizione strutturale di bilancio è più lontana dagli obiettivi di medio termine.

Il Consiglio direttivo della Bce “ha confermato la necessità di preservare il grado molto elevato di accomodamento monetario per assicurare un ritorno durevole dell’inflazione verso livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento senza indebito ritardo”. Nel Bollettino mensile si ricorda inoltre che il Consiglio ha lasciato invariati i tassi di interesse e “continua ad attendersi che rimangano su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo, ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività”.

Intanto, la ripresa economica dell’area dell’euro si consolida in modo continuo. Nel quarto trimestre del 2016 il Pil in termini reali dell’area è salito dello 0,4 per cento sul periodo precedente, seguendo un ritmo analogo a quello del terzo trimestre, afferma la Bce. I dati più recenti, soprattutto i risultati delle indagini congiunturali, hanno accresciuto la fiducia del Consiglio direttivo nel fatto che “l’espansione economica in atto continuerà a consolidarsi e ad ampliarsi”, si legge. Tuttavia, si avverte “la crescita economica dell’area dell’euro sarebbe frenata dalla lenta attuazione delle riforme strutturali e dalle necessità di aggiustamento dei bilanci che persistono in alcuni settori”.

Le proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate a marzo dagli esperti della Bce indicano inoltre un incremento annuo del Pil in termini reali dell’1,8 per cento nel 2017, dell’1,7 per cento nel 2018 e dell’1,6 per cento nel 2019. Rispetto all’esercizio condotto a dicembre 2016 dagli esperti dell’Eurosistema, le prospettive per l’espansione del Pil in termini reali “sono state riviste leggermente al rialzo per il 2017 e il 2018. I rischi per le prospettive di crescita dell’area sono divenuti meno pronunciati, ma restano orientati verso il basso e sono connessi principalmente a fattori globali”, si legge nel documento.

Infine, il Consiglio direttivo della Bce “ha confermato la necessità di preservare il grado molto elevato di accomodamento monetario per assicurare un ritorno durevole dell’inflazione verso livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento senza indebito ritardo”. Nel Bollettino mensile si ricorda inoltre che il Consiglio ha lasciato invariati i tassi di interesse e “continua ad attendersi che rimangano su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo, ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività”. (ADNKRONOS)

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