12 Marzo 2017

Luino contro bullismo e cyberbullismo: “Ciò che pubblichi su internet e sui social è per sempre”

Tempo medio di lettura: 4 minuti

(emmepi) L’attenzione per il fenomeno del bullismo e della sua evoluzione in cyber-bullismo, che si sta ormai configurando come una delle più subdole e pericolose epidemie in crescita esponenziale tra i nostri ragazzi, si sta facendo sempre più pressante, tanto che istituzioni, famiglie e mondo della scuola si stanno coalizzando per far nascere una vera e propria task force con lo scopo di prevenirne e contrastarne l’ulteriore espansione.

In foto, da sinistra: Ivano Zoppi, Marisa Marraffino, il sindaco di Luino Andrea Pellicini e l’assessore Caterina Franzetti (Foto emmepi)

Luino contro bullismo e cyberbullismo: “Ciò che pubblichi su internet e sui social è per sempre”. Così lunedì 6 marzo scorso, al teatro Sociale, si è svolto un incontro di “in-formazione” per docenti, educatori e genitori sui rapporti tra i ragazzi e i linguaggi dei social network, i rischi e le opportunità della Rete. Relatori Ivano Zoppi, presidente di Pepita Onlus e Marisa Marraffino, avvocato ed esperta in cyberbullismo. “Io clicco positivo” è lo slogan della campagna d’informazione nelle scuole del territorio che, a partire da quest’anno scolastico, vede coinvolti nostri istituti scolastici. Il progetto è organizzato dal comune di Luino – Servizi Sociali, in collaborazione con “Pepita Onlus” e con i comuni di Agra, Brezzo di Bedero, Brissago, Castelveccana, Curiglia, Dumenza, Germignaga, Grantola, Maccagno con Pino e Veddasca, Mesenzana, Montegrino, Porto Valtravaglia e Tronzano.

Nella sua breve introduzione alla serata, il sindaco di Maccagno con Pino e Veddasca Fabio Passera, presidente dell’assemblea distrettuale dei sindaci, braccio operativo i piani di zona che coinvolge 24 comuni del nostro territorio, ha spiegato come questo progetto si inserisca a pieno titolo tra i percorsi previsti dalla legge 285/97, che riguarda le Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza. “I comuni sono attenti ai continui mutamenti sociali -. a proseguito l’Assessore ai Servizi Sociali di Luino Caterina Franzetti -. Personalmente ci impegniamo cercando di volta in volta l’interlocutore ideale per creare ponti. Siamo consapevoli dell’uso distorto dei social network: spesso i ragazzi vengono lasciati soli dalle famiglie, diventando vittime di questa TV diseducativa, solo urlata ed aggressiva. In questo contesto di disagio sociale, nessuno deve delegare all’altro o scaricare sulla scuola il processo educativo”.

È stata quindi data la parola a Ivano Zoppi, che ha introdotto il suo intervento con un’efficace metafora: “I social network sono una Ferrari che mettiamo in mano ai ragazzi, ma… senza che essi abbiano frequentato una scuola guida o conseguito la patente. Perciò, quando vanno a sbattere, che cosa succede?” Poiché ciò accade quotidianamente, è necessario andare alla radice, capire perché i ragazzi usano in maniera inconsapevole questi strumenti. Ogni minuto in rete girano milioni di messaggi e immagini; il 70% dei ragazzi naviga senza il permesso dei genitori; il 95% degli adolescenti fra gli 11 e i 17 anni ha un profilo attivo su un social, anche se attivare profili prima dei 13 anni è illegale.

È l’implacabile legge del sistema che lo impone: se non ce l’hai sei escluso dal gruppo. WhatsApp, il servizio gratuito di messaggistica istantanea, è lo strumento attraverso il quale passano milioni di informazioni e lo sanno bene anche i genitori, che, attraverso i gruppi delle mamme, scambiano in continuazione immagini di libri, pagine di quaderni, compiti, commentando le attività scolastiche quotidiane dei loro figli. Insomma: tutti i social che permettono la condivisione sono diventati un punto di riferimento per dire “io esisto” e se non arrivano i “like” significa che non si piace.

I nostri ragazzi stanno dalle 7 alle 13 ore connessi, secondo i dati raccolti dall’Osservatorio sulle tendenze e comportamenti degli adolescenti per loro sarebbe strano un mondo senza queste tecnologie. Se però si deve far passare l’affermazione della propria identità attraverso un social network, significa che qualcosa non va, soprattutto riflettendo sul fatto che tutto ciò che viene pubblicato in rete vi rimane per sempre. A questo punto si é inserito l’intervento dell’avvocata Marraffino, esperta di reati informatici. “Dal 2004 sono cominciati i primi casi di uso scorretto dei social e le singole condotte sono già inquadrabili a livello giuridico, ma in questo un momento storico, la strada che il legislatore sta faticosamente percorrendo è quella di far prendere coscienza ai ragazzi. Il progetto di legge che si sta discutendo in Parlamento ha proprio il compito di informare e responsabilizzare, perché nel 99,9 % dei casi trattati si poteva evitare l’arrivo in tribunale, ma l’80% dei genitori pensa che simili episodi siano ragazzate”.

Invece le diffamazioni su Internet sono tra le più frequenti, insieme alle foto scattate ai compagni durante le ore scolastiche. Si tratta di reati che possono arrivare fino a una condanna di 4 anni. Per affrontare questa problematica, occorre “avere molta umiltà”, ma anche collaborazione fra tutte le agenzie educative. Nel progetto di Legge “bullo” over 14 sarà convocato dal Questore insieme a mamma o papà e ogni scuola dovrà individuare tra i docenti un addetto al contrasto e alla prevenzione del cyber-bullismo, che potrà avvalersi della collaborazione delle Forze polizia, ma i ragazzi devono anche sapere che non può passare il principio che in rete tutto sia concesso. “I reati esistono e sono punibili severamente, soprattutto quando c’è istigazione al suicidio e il ruolo più delicato, quello degli insegnanti, è quello di non nascondere la polvere sotto al tappeto, perché stare fermi non è una condotta neutra: Il bullismo si sconfigge tutti insieme seguendo una linea comune”.

Confronto, dialogo, condivisione di storie: questo faranno nelle classi, gli esperti educatori della Cooperativa Pepita Onlus nei prossimi mesi, per ragionare con i ragazzi sull’uso del linguaggio, che va imparato fin da piccoli; sulle parole e sull’effetto che fanno, per far capire che anche queste possono uccidere; per riflettere sul fatto che quando si condivide qualcosa, questa non é più di nostra esclusiva proprietà. La missione è dunque quella di educare a un uso più consapevole della tecnologia, perché i social sono spazi aperti al pubblico e in quanto tali idonei a integrare il reato di molestie. Che dire, infine, della nuova moda, anche fra giovanissimi, di inviare/ricevere/condividere testi, immagini, video sessualmente espliciti (sexting) diffusi con il cellulare, o attraverso siti, e-mail, chat? “Pensateci bene, prima di mettere in gioco la vostra intimità”. Si è raccomandata infine l’avvocata Marraffino rivolgendosi direttamente ai ragazzi: “Dovete tutelare voi stessi come fareste con un’opera d’arte, che va protetta e non sfregiata”. Spesso, aggiungiamo noi, in modo irreparabile, per sempre.

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