10 Marzo 2017

Corea del Sud, confermato l’impeachment della presidente Park. Scontri a Seul, due morti

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La presidente Park Geun-hye, prima donna al vertice istituzionale più alto della Corea del Sud, è stata rimossa dalla Corte costituzionale che ha confermato all’unanimità (otto voti su otto) l’impeachment approvato il 9 dicembre dal parlamento, completando la prima procedura del genere nella giovane storia democratica del Paese. Scontri a Seul, due i morti.

(ANSA/AP Photo/Ahn Young-joon)

Corea del Sud, confermato l’impeachment della presidente Park. Scontri a Seul, due morti. All’unanimità, gli otto giudici della Corte Costituzionale di Seul chiamati a pronunciarsi sul caso hanno approvato la procedura di impeachment della presidente Park Geun Hye avviata dall’Assembla Nazionale sudcoreana a dicembre: Park, hanno stabilito, deve lasciare l’incarico in via permanente. La decisione – che apre la strada a nuove elezioni entro 60 giorni – è stata annunciata nel pieno di forti tensioni e proteste a sostegno di Park, che avrebbero provocato la morte di due persone nella capitale sudcoreana, secondo quanto riportano i media locali. Il presidente della giuria, Lee Jung Mi, ha detto di auspicare che la scelta dei giudici contribuisca a porre fine al “caos politico” in cui versa il paese a causa dello scandalo corruzione che ha travolto la presidente. Secondo l’agenzia sudcoreana Yonhap le elezioni potrebbero tenersi il prossimo 9 maggio.

“La speranza è che la sentenza chiuda le divisioni nazionali – ha introdotto leggendo il dispositivo di “condanna” in diretta tv, la presidente della Corte Lee Jung-mi, altra donna salita ai vertici in una nazione dalla solida tradizione maschilista e il cui mandato è in scadenza il 13 marzo -.Gli effetti negativi delle azioni presidenziali e le loro ripercussioni sono gravi, e i benefici della difesa della Costituzione con la sua rimozione dalla carica sono enormemente ampi”.

Il giudizio della Corte. La Corte ha certificato il ruolo nefasto della “sciamana” e confidente, Choi Soon-sil, che si è “immischiata in affari di Stato” per colpa di Park, responsabile della ripetuta e continua “fuga di molti documenti riservati”. Non solo, ha riconosciuto anche il ruolo coordinato nel premere sulle imprese sudcoreane per l’erogazione di fondi a due dubbie fondazioni promosse da Choi che avrebbero incassato decine di milioni di dollari. Nel suo giudizio di legittimità e di merito, la Corte ha ravveduto anche alla scrematura del corposo dossier parlamentare rigettando, ad esempio, le accuse di abuso di potere nella nomina di funzionari di governo e le pressioni sulla stampa (in entrambi i casi “per mancanza di prove”) o la cosiddetta “fuga dalle responsabilità”, come nella tragedia dell’affondamento di aprile 2014 del traghetto Seawol (costato la vita a oltre 300 persone, quasi tutti studenti di liceo), non di “competenza” della Corte. La parentesi di crisi istituzionale di 92 giorni in cui il premier Hwang Kyo-ahn e stato presidente reggente: secondo la costituzione, nuove elezioni si terranno entro 60 giorni, con ogni probabilità il 9 maggio. L’ex capo delle opposizioni Moon Jae-in, sconfitto da Park nel 2012, è dato da tutti i sondaggi come il favorito, con un gradimento ampiamente superiore al 30%.

La ex presidente sudcoreana Park Geun-hye, rimossa oggi dalla Corte costituzionale con la conferma dell’impeachment votato a dicembre dal parlamento, resterà nel suo ufficio alla Blue House per tutta la giornata e non ha alcun piano sulla diffusione di un messaggio pubblico in giornata. “A causa di alcuni problemi alla residenza privata a Samseong-dong, a sud di Seul, Park è impossibilitata a trasferirvisi e dovrà restare nella residenza” presidenziale, ha affermato un aiutante citato in forma anonima dalla Yonhap. (ANSA)

 

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