Tira dritto Matteo Renzi che non parteciperà alla direzione Dem di oggi alle 15 mentre la minoranza deve ancora dire una parola definitiva sulla scissione ma appare pronta all’uscita. “Se qualcuno vuole lasciare la nostra comunità – è il messaggio del segretario dimissionario – questa scelta ci addolora, ma la nostra parola d’ordine rimane quella: venite, non andatevene”. Intano tuona Prodi delle pagine del quotidiano “la Repubblica”: “E’ un suicidio”.

ANSA/ANDREA MEROLA
Pd, Renzi: “Minoranza può sconfiggermi, non eliminarmi”. Prodi: “E’ un suicidio”. Un Pd senza pace e sulla via della scissione torna a confrontarsi oggi in Direzione, a soli due giorni dall’assemblea di domenica che ha allargato il solco tra l’ala Bersani-Rossi-Emiliano e la maggioranza renziana. Alla riunione, che ha il compito di nominare la commissione congressuale e avrà quindi, come precisano al Nazareno, una funzione tecnico-procedurale, non parteciperanno né il segretario Matteo Renzi né diversi esponenti della minoranze. Oggi insomma dovrebbe materializzarsi la rottura, proprio dopo la Direzione. Gli appelli all’unità continuano a moltiplicarsi.
Romano Prodi non usa mezze parole: “Sono angosciato, è un suicidio”. Non usa mezze parole Romano Prodi nella conversazione con il quotidiano “la Repubblica”. Fondatore dell’Ulivo e del Partito democratico, ammette: “Faccio decine di telefonate, certo non sono indifferente alla scissione. Colloqui privati, tali rimangono”. Certo, afferma, “nella patologia umana c’è anche il suicidio”. Ma “io non mi rassegno affatto”. Le telefonate dunque sono “di lotta”. Non chiacchierate amarcord. Il Professore ha parlato con Matteo Renzi, Pier Luigi Bersani, Paolo Gentiloni, Enrico Letta. Forse si è confrontato anche con Walter Veltroni e Massimo D’Alema. Il suo obiettivo è cercare “di fermare l’onda della scissione”. Il contenuto dei colloqui, in ogni caso, “deve restare privato” e la sua opinione su chi e come dovrebbe fare un passo indietro la confida solo agli interlocutori. Adesso il punto è salvare il Partito democratico. E non rassegnarsi al morbo della divisione: “La soluzione, per poi rimettersi insieme, non può certo essere la frammentazione”.
Il segretario Renzi intanto affida alla consueta e-news il commento su una possibile scissione: “Da qualche giorno – scrive Renzi – l’apertura di tutti i media italiani è la scissione – o fuoriuscita, per dirla con le parole di Paolo Mieli – del Pd. Ne sono molto dispiaciuto, anche perché i motivi di questa divisione sono difficili da comprendere anche a noi, addetti ai lavori: figuriamoci ai cittadini normali“. “Penso che sia legittimo e doveroso in un partito democratico, di nome e di fatto, che chi ha idee diverse – spiega ancora l’ex premier – possa presentarle in un confronto interno, civile e pacato. Vinca il migliore e poi chi vince ha il diritto di essere aiutato anche dagli altri: si chiama democrazia interna. L’alternativa è il modello partito-azienda”. “Ma credo sia giusto difendere i principi della democrazia interna, l’idea di far parte di una comunità di persone che decide sulla base di regole condivise. Che sono sempre quelle, non cambiano sulla base delle esigenze”, nota ancora Renzi. “Il Pd – continua il segretario dem – ha la sua forza nella partecipazione, sia nei circoli che alle primarie. Personalmente ho giurato a me stesso che non sarò mai il leader di qualche caminetto, messo lì da un accordo tra correnti: si vince prendendo i voti, non mettendo i veti”.
“Per settimane intere – ricorda Renzi – gli amici della minoranza mi hanno chiesto di anticipare il congresso, con petizioni online e raccolte firme, arrivando persino al punto di minacciare “le carte bollate”. Quando “finalmente abbiamo accolto questa proposta – aggiunge – ci è stata fatta una richiesta inaccettabile: si sarebbe evitata la scissione se solo io avessi rinunciato a candidarmi. Penso che la minoranza abbia il diritto di sconfiggermi, non di eliminarmi“. “Il destino del Pd e del Paese è più importante del destino dei singoli leader. Per vincere il congresso però non basta arrivare primi. Bisogna vincere nel consenso, certo, ma anche vincere esprimendo idee, sogni, partecipazione. Il dibattito del Pd vi ha stancato? Bene, aiutateci a ribaltarlo”, conclude Renzi. (ADNKRONOS)
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