7 Agosto 2015

Riforme, la sfida della minoranza Pd a Renzi: “Siamo ad un punto di non ritorno. Così salta tutto”

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Il premier aprirà oggi nel partito il confronto sul Sud. Non ci dovrebbe essere alcun annuncio, nessun “ministro” ad hoc per il Mezzogiorno, ma un’analisi dettagliata di quanto e’ stato fatto e di quanto si farà. Una direzione, quella del Pd, che si preannuncia “agitata”. L’intenzione di Matteo Renzi è quella di accelerare sulle riforme subito dopo la ripresa dei lavori parlamentari. Aprire un confronto subito ad inizio settembre in Parlamento con le forze politiche che non vogliono bloccarne il percorso e, qualora la minoranza Pd dovesse perseverare e restare sulle barricate, agire di conseguenza.

(giornalettismo.com)

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Sul tavolo alcune ipotesi in direzione Pd. Una supposizione potrebbe essere quella di andare in Aula senza il mandato al relatore, bypassando in qualche modo l’ostruzionismo, targato soprattutto Lega. Oppure quella, più remota, di procedere alla sostituzione dei membri della minoranza Pd in affari costituzionali. Di fatto al momento c’è il rischio che il ddl Boschi in Commissione possa rimanere bloccato a causa dei numeri incerti, per questo motivo una delle idee è quella di evitare tempi lunghi e di procedere con la prova di “forza” direttamente in Parlamento.

Ieri la minoranza del Pd ha ribadito che non intende fare marcia indietro. “Dovranno valutarne le conseguenze”, è la “risposta” dei renziani, “così si va dritti al voto”. Oggi alle 13 verranno presentati gli emendamenti preparati da Gotor. “Chi la pensa diversamente non è che vuole il Vietnam”, afferma Pierluigi Bersani. Oltre al gruppo dei 25 domani ci saranno anche le firme di Mineo, Ruta e Casson. “Gli emendamenti della minoranza Pd? Non cambia niente: si voteranno e vedremo chi ha i numeri”, dice il premier che nel merito è sulla stessa lunghezza d’onda di Giorgio Napolitano. L’ex Capo dello Stato è intervenuto con una lettera al “Corriere”, ribadendo la necessità di andare avanti con il pacchetto. Un intervento che non è piaciuto a molti bersaniani, considerato dietro le quinte “fuori luogo” in quanto da ex presidente della Repubblica dovrebbe comunque fungere da super partes, è il ragionamento di alcuni della minoranza. “La veritù – spiega un altro senatore – è che il clima è cambiato”.

Il tema della scissione al momento non è sul tavolo, ma viene di nuovo evocato. “Siamo a un punto di non ritorno”, sottolinea un altro dei parlamentari considerati ribelli, “o si aggiusta tutto oppure è chiaro che rischiamo di prendere strade separate e che salti tutto”. Una discussione comunque rimandata a settembre (a inizio ottobre ci sarà la kermesse che dovrebbe portare alla riunificazione delle sinistre). Per ora resta la battaglia sulle riforme (“Non ha senso impedire il confronto. Il governo si occupi dei problemi reali del Paese”, dice Alfredo D’Attorre) e la consapevolezza da parte dei bersaniani che la maggioranza cercherà i voti di Berlusconi per avere il via libera. “A quel punto non ci sarà da chiedersi quale sarà il futuro delle riforme, ma se esisterà o no un Partito democratico”, è la “sintesi” di un altro dei bersaniani. Un tavolo con la minoranza Pd e anche con FI e le altre forze politiche, potrebbe partire a inizio settembre, sottolineano fonti parlamentari, ma la disponibilità è quella di fare le “riforme con chi si sta” e non di ritornare al punto di partenza. “Noi abbiamo offerto a tutte le forze politiche, a partire da quelle nel Pd, una possibilità di confronto, ma per farlo bisogna essere in due”, ha ricordato il premier durante una conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. “C’è una parte del mio partito che insiste per una discussione interna – ha aggiunto – incentrata su di noi. Io sono disponibile a dialogare con tutti, ma non ci facciamo fermare da nessuno. Non possiamo permettere a chicchesia di mettere veti, è in ballo una idea di modernizzazione del paese”.

Nel Partito democratico, invece, c’è la convinzione che alla fine i numeri saranno ancora più ampi, anche perchè – è il ragionamento che viene riferito, per esempio, da un renziano – pochi sono i senatori, soprattutto nelle file azzurre che vogliono il voto anticipato. Il tentativo dunque sarà quello di aumentare i numeri in Parlamento, auspicando che ci siano altri “Responsabili”. Il governo oggi ha dato il via libera allo sblocco di fondi contro il dissesto idrogeologico e per il piano della banda larga. Ieri mattina, invece, il premier ha visto i gruppi parlamentari per un confronto sui temi del terrorismo.

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