13 Febbraio 2017

Direzione Pd, Bersani: “Un errore il congresso-lampo”. Renzi: “No a scissione”

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D-day Pd: è il giorno della resa dei conti. Si è riunita la Direzione nazionale del Partito democratico che “si chiuderà con un voto”, dice il presidente dem Matteo Orfini aprendo i lavori, prima dell’intervento di Matteo Renzi, che sottolinea: “Non voglio la scissione ma se arriva sia sulle idee e senza alibi”. E precisa: “Si chiude un ciclo alla guida del Pd” dice il segretario, facendo un veloce bilancio degli ultimi anni e ricordando tra l’altro il 40% alle Europee e l’avanzo nei conti del partito.

Direzione Pd, Bersani: “Un errore il congresso-lampo”. Renzi: “No a scissione”. “Io non voglio scissioni – ha detto – e se le voglio le vorrei sulla base di una discussione, se ci dovrà essere una scissione, e io spero di no, che sia senza alibi, non con l’alibi del calendario”. “Il voto e il congresso – ha puntualizzato – sono due concetti divisi e aggiungo che non sono più premier, non sono mai stato il ministro dell’Interno né sono il presidente della Repubblica. Quando si vota non lo decido io, questa visione ‘giucascaselliana’, quando lo dico io, va rimossa. Ci sono elementi positivi per votare prima e anche per votare dopo, è una discussione che fa chi ha responsabilità istituzionali. Ma sia chiaro a tutti che il congresso non si fa per decidere il giorno del voto”. Al banco della presidenza siede, al fianco del segretario Matteo Renzi, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al quale Renzi ha ribadito la propria stima (“massima stima e amicizia di tutto il Pd. Nel rapporto decennale che ci lega non è la lealtà che manca”). In platea si vede tra gli altri il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

Le tasse. “Il tema di non aumentare le tasse è un principio di serietà da parte nostra, discuteremo con Bruxelles per cercare gli accordi opportuni. La procedura di infrazione va evitata con tutti gli sforzi, i 3,4 mld si recuperano non aumentando le accise ma con un disegno che consenta di continuare la curva della crescita”. “Se evitiamo il referendum” sui voucher “male non fa dal punto di vista politico”, ha detto ancora. “Se digiti su google – ha esordito Renzi – ‘resa dei conti Pd’ emerge un dato sconvolgente… anche basta, diamoci una regolata tutti insieme. Evitiamo la personalizzazione del dopo referendum”. “Non voglio scissioni. Ma se deve essere sia una scissione sulle idee, senza alibi, e non sul calendario”, ha attaccato. “Ho un’idea alta del congresso e ancor di più della scissione. E’ un momento drammatico che mette in subbuglio i sentimenti. Discutiamo le linee politiche e poi ci dividiamo. Mai avrei pensato a una discussione sul calendario: o si fa il congresso prima delle elezioni o è scissione. E’ una specie di ricatto morale e sono allergico ai ricatti”. “Stop alla personalizzazione, la politica italiana è bloccata“, ha detto ancora sottolineando che “improvvisamente è scomparso il futuro dalla narrazione della politica italiana”. “Sel – ha sottolineato – sta per scindersi, Salvini e Berlusconi litigano, i Cinque stelle sono dilaniati al loro interno con una ferocia non immaginabile fino a poche settimane fa“. “Agli amici e compagni della minoranza voglio dire ‘mi spiace, se costituisco il vostro incubo ma non sarete mai il nostro avversario’. Gli avversari sono fuori da questa stanza”. “Io non voglio violare le regole europee – ha detto ancora Renzi –  voglio discuterle e se possibile cambiarle. Non è facile ma è un dovere morale per chi ha fatto una battaglia contro la politica dell’austerity e il pareggio di bilancio”. Renzi ha ringrato il ministro Pier Carlo Padoan presente in platea. Renzi sottolinea come un “passaggio straordinario” la possibilità di ridiscutere il fiscal compact: “Io penso che non funzioni”, afferma.

La direzione del Pd si concluderà con un voto. Lo conferma il presidente del Pd Matteo Orfini, dicendo che darà precedenza agli interventi dei membri della direzione che voteranno rispetto ai parlamentari e segretari locali invitati. Gli iscritti a parlare sono già 40.

Pier Luigi Bersani arrivando alla riunione ha detto di ritenere sbagliata la scelta di un ‘congresso-lampo’: E’ l’ennesimo errore di Renzi? Gli è stato chiesto dai crinisti. “Temo di sì”, replica Bersani prima di entrare alla Direzione Dem. Il perchè, ha osservato, “Lo dirò in direzione…”. E alla direzione del Pd ci sarà, a quanto si apprende, anche l’ex premier Massimo D’Alema.

La minoranza non si fida, e insiste per regole concordate insieme, sollecitando un segretario di garanzia per la fase congressuale. Ma chi parla di scissione è antidemocratico e la linea non può essere dettata dalla minoranza, dicono i renziani. Enrico Rossi chiede un segretario di garanzia per la fase congressuale. Contro un ritorno anzitempo alle urne si pronuncia, fra gli altri, Romano Prodi. (ANSA)

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