Importante crocevia per il Partito democratico oggi, quando nel primo pomeriggio a Roma si riunirà la Direzione nazionale. Tanti i temi al centro del dibattito, ma l’incontro si potrebbe trasformare in una resa dei conti. Ci saranno da capire le intenzioni dell’ex premier e segretario Matteo Renzi. Intanto il Sole 24 Ore ha fatto un quadro dei provvedimenti messi in essere dall’attuale governo Gentiloni in questi sei mesi.
D-day Pd: è il giorno della resa dei conti. Oggi al centro congressi Frentani, a Roma, a partire dalle 14:30, si riunisce la Direzione nazionale del Partito democratico. Un incontro atteso, che si potrebbe trasformare in una resa dei conti interna. Dalla direzione del Pd arriveranno indicazioni sulla strada del primo partito di maggioranza. Sul tavolo tanti temi: fino a quando sostenere il Governo Gentiloni, se approvare leggi elettorali omogenee per Camera e Senato, quando votare per amministrative, regionali siciliane, referendum sul lavoro e politiche.
In questo quadro Renzi dovrà anche dire se intende lasciare la guida del partito oppure no. Le regole interne al partito prevedono che Renzi resti in carica fino all’8 dicembre 2017 (a quattro anni dalla nomina) ma se presentasse le dimissioni l’Assemblea del Partito Democratico può eleggere un nuovo segretario per la parte restante del mandato o indire un congresso anticipato.
Intanto ieri ha parlato il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini: “Ogni giorno un se o un ma. Ogni giorno si pone una condizione. Vorrei essere chiaro: domani (oggi ndr.) si terrà una Direzione del Partito democratico in cui il segretario dirà in modo chiaro la prospettiva che intende proporre al partito e al Paese. Da lì, dalla proposta che verrà avanzata ognuno, mi auguro, assumerà responsabilmente una posizione chiara. Credo sia venuto il momento di smetterla con la tattica dell’aspirazione al logoramento”. E poi l’auspicio: “Finiamola con inutili polemiche che non fanno bene al Pd”.
Sei decreti in due mesi di governo Gentiloni. Questi finora i provvedimenti messi in campo sotto la guida del premier Paolo Gentiloni, tutti o quasi all’insegna dell’emergenza. A tirare le somme dell’operato del presidente del Consiglio e dei suoi ministri fin qui, è il Sole 24 Ore. “Entrato in carica il 12 dicembre dopo l’esito del referendum costituzionale e le dimissioni di Matteo Renzi – scrive oggi il quotidiano economico -, i primi provvedimenti del governo Gentiloni sono stati legati all’emergenza o alla necessità di tradurre in atti legislativi le misure già previste dal suo predecessore: dal decreto banche a quello sul Mezzogiorno, passando per il classico «milleproroghe» di fine anno e al Dl in favore delle popolazioni colpite dai terremoti. Ma se questi quattro decreti hanno il carattere dell’urgenza, già i provvedimenti presi nell’ultimo consiglio dei ministri di venerdì (i Dl su immigrazione e sicurezza urbana) indicano una visione più a medio-lungo termine”.
“Un tratto – sottolinea ancora il quotidiano – che ancor di più mostreranno le misure attese già dalle prossime settimane. In primis quelle per far fronte alla correzione di 0,2 punti di Pil chiesta da Bruxelles. Ma c’è anche tutta la partita previdenziale, con il processo di attuazione delle misure sull’Anticipo pensionistico (Ape) previste dall’ultima legge di Bilancio. Tra i fronti aperti – spiegano -, c’è pure quello sui voucher, su cui incombe anche il referendum. Dopo la tracciabilità, il governo pensa di intervenire per tornare allo spirito originario della norma, così da utilizzare i voucher solo per il lavoro accessorio e occasionale”.
E nell’agenda di governo, sarà cruciale l’attuazione della riforma Madia sulla PA, prevista per la prossima settimana: “In consiglio dei ministri – spiega il Sole 24 Ore – arriveranno i tre decreti correttivi su assenteisti, nomine dei direttori sanitari e taglia-partecipate. Su quest’ultimo si lavora ancora all’intesa con Regioni ed enti locali e le ultime bozze spostano a giugno le scadenze (ora fissate al 23 marzo) entro cui le Pa dovranno indicare nei piani di razionalizzazione la chiusura delle società non in linea con la riforma e le aziende pubbliche dovranno stilare gli elenchi degli esuberi. Si discute ancora sui parametri di fatturato: le attuali regole impongono di dismettere le società che non arrivano a un milione, mentre gli enti locali chiedono di scendere a 500mila euro”. (ADNKRONOS)
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