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26 Gennaio 2017

Erasmus: da trent’anni un’iniziativa che contribuisce a “fare l’Europa”

Tempo medio di lettura: 3 minuti

Da trent’anni mette in contatto Paesi, università e istituti di ricerca, permette la promozione del sapere e la scoperta dell’Europa. E’ la storia di successo dell’Unione europea, il capitolo dell’integrazione che da sempre piace ai giovani, affascina gli studenti e attrae i lavoratori. E’ Erasmus, il programma di mobilità studentesca nato nel lontano 1987, che in questi giorni compie 30 anni.

Erasmus: da trent'anni un'iniziativa che contribuisce a "fare l'Europa"

(spinelligroup.eu)

Erasmus: da trent’anni un’iniziativa che contribuisce a “fare l’Europa”. In una fase di difficoltà per l’Unione europea, alle prese con la crescita dei movimenti euroscettici e dei nazionalismi, la Commissione europea ha deciso di celebrarlo ripercorrendo la storia di una delle iniziative che più di altre ha contribuito a ‘fare l’Europa’, e prevedendo una campagna per rafforzare il programma. Più mobilità, modalità di partecipazione più semplici, e l’aumento degli scambi post-universitari per promuovere un vero e proprio Erasmus del lavoro: saranno i contenuti del pacchetto che la Commissione presenterà il 27 gennaio per potenziare il programma oggi noto come Erasmus Plus o Erasmus +, con quel segno grafico messo lì nel 2014 a sottolineare il successo della libera circolazione alla base del mercato unico e dell’integrazione europea. Secondo l’Eurostat per l’anno accademico 2012/2013 in Italia sono arrivati 19.964 studenti stranieri (per studio e placement); il paese si posiziona dunque al quinto posto per studenti ospitati (dopo rispettivamente: Spagna, Germania, Francia e Regno Unito).

I paesi di maggior provenienza degli studenti Erasmus in Italia erano: Spagna 7.425 (37,19%), Francia 1.909 (9,56%), Germania 1.842 (9,23%), Polonia 1.427 (7,15%), Turchia 1.207 (6,05%), Regno Unito 1.001 (5,01%), Portogallo 817 (4,09%), Romania 604 (3,03%), Belgio 505 (2,53%), Paesi Bassi 394 (1,97%), Austria 338 (1,69%), Grecia 315 (1,58%), Rep. Ceca 278 (1,39%), Ungheria 274 (1,37%), Lituania 199 (1,00%).

Opportunità per i giovani e per le imprese. La vocazione comunitaria è alla base di Erasmus, programma che deve il suo nome a Erasmo da Rotterdam, umanista olandese che nel XV secolo girò l’Europa per studiare usi e costumi dei vari popoli che la componevano. Ma Erasmus è anche l’acronimo di European Region Action Scheme for Mobility of University Students, vale a dire schema d’azione europeo per la mobilità degli studenti universitari. Un nome simbolico, che numeri alla mano ha tenuto fede alla sua promessa. Nel 1987 furono 3.244 le borse di studio totali assegnate negli allora undici Stati membri per scambi all’estero. Nell’anno accademico 2013-2014 i partecipanti sono stati 272mila solo tra gli studenti, a cui si aggiungono 57mila tra professori e personale. Complessivamente oltre 3,5 milioni di studenti hanno beneficiato di borse Erasmus in questi trent’anni, dimostrando che non si tratta solo di un’opportunità per i giovani, ma anche per le imprese. Secondo l’Eurostat per l’anno accademico 2012/2013 gli studenti italiani erasmus erano 25.805 (per studio e placement); posizionandosi quindi al quarto posto (dopo rispettivamente: spagnoli, francesi e tedeschi).

Si erano recati a studiare maggiormente in: Spagna 8.040 (31,16%), Francia 3.649 (14,14%), Germania 2.715 (10,52%), Regno Unito 2.296 (8,9%), Portogallo 1.277 (4,95%), Belgio 1.187 (4,6%), Paesi Bassi 867 (3,36%), Svezia 672 (2,6%), Polonia 630 (2,44%), Finlandia 481 (1,86%), Turchia 453 (1,76%), Irlanda 414 (1,6%), Austria 409 (1,58%), Danimarca 409 (1,58%), Svizzera 361 (1,4%), Rep. Ceca 290 (1,12%), Ungheria 270 (1,05%), Norvegia 269 (1,04%).

Si punta sull’Erasmus per i ricercatori. Gli ultimi dati della Commissione europea rilevano che la quota dei datori di lavoro che hanno ritenuto l’esperienza maturata all’estero un elemento importante per le prospettive professionali è quasi raddoppiata tra il 2006 e il 2013, passando dal 37% al 64%. Numeri che spiegano perchè Erasmus si è trasformata in Erasmus+: il raggio di azione del programma si è ampliato anche a ricercatori, personale docente e lavoratori. Proprio questi ultimi sono la categoria Erasmus che la Commissione intende valorizzare ancora di più, prevedendo programmi di scambio e borse che possano garantire tirocini e formazione professionale all’estero per periodi superiori a sei mesi. E Erasmus mette da sempre tutti d’accordo. Basti pensare che l’attuale programma per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport, gode di un bilancio settennale (2014-2020) totale di 14,7 miliardi di euro, il 40% in più rispetto al programma precedente. Un fatto non da poco se si considera che l’attuale bilancio settennale dell’Ue è stato approvato al ribasso rispetto al ciclo finanziario 2007-2013. Gli Stati membri hanno messo meno soldi per il funzionamento, ma non intendono rinunciare ad Erasmus. Da trent’anni, una vera e propria istituzione. (AGI)

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