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24 Gennaio 2017

Maccagno, Ester De Tomasi ricorda papà Sergio: “Si sentiva in colpa per essere tornato”

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(Lino Bernasconi) Questo il pensiero ossessivo di Sergio De Tomasi, sopravvissuto al campo di concentramento di Mauthausen. Sergio era il papà di Ester, attualmente Presidente Provinciale dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani D’Italia). Ieri, lunedì 23 gennaio, la Presidente ha tenuto una lezione ai ragazzi delle classi 2ª e 3ª delle locali scuole medie, in occasione della ricorrenza del “Giorno della memoria”.

Ester De Tomasi maccagno

Maccagno, Ester De Tomasi ricorda papà Sergio: “Si sentiva in colpa per essere tornato”. Con la collaborazione del professor Giovanni Petrotta, del Direttivo ANPI luinese, ha catalizzato l’attenzione dei 50 ragazzi presenti, narrando loro le vicende del padre, già giovane ribelle che quotidianamente vedeva i suoi familiari picchiati dai fascisti locali. Questo lo portava a prendere di mira le nere e riconoscibilissime auto dei gerarchi, per colpirle con la sua fionda. Era un modo come un altro per protestare contro le angherie dei fascisti più scalmanati. Il discorso è poi proseguito con la narrazione della lunga trafila che porterà Sergio De Tomasi a combattere sul nostro S. Martino, dove solo 150 partigiani affrontarono quasi 2000 militari. Le sue azioni partigiane continuarono con l’attacco alla polveriera di Arcisate, fino all’arrivo a Milano, dove fu arrestato e spedito prima nel campo di concentramento di Fossoli, poi trasferito a Bolzano, fino a giungere a Linz (Austria), infine nell’inferno di Mauthausen, dove riuscì a sopravvivere fino all’arrivo degli Alleati.

Per nutrirsi Sergio rubava patate all’interno del campo di Mauthausen. La sua abilità nel riuscire a sottrarre le patate coltivate all’interno del campo usando come fertilizzante le ceneri provenienti dai forni crematori, gli permise di nutrirsi e di portare i tuberi anche ad altri compagni di prigionia. Lo fece a rischio della vita, fino al 5 maggio 1945, quando il campo fu liberato. Così i ragazzi maccagnesi hanno rivissuto questi drammatici momenti: dall’uso della tessera annonaria, alla donazione dell’oro alla patria, fino alla mancanza totale di libertà. Molte volte Sergio ripeteva la frase ricordata nel titolo e soprattutto invitava i giovani a lottare per la libertà, la democrazia e la giustizia.

Ora il testimone è passato alla figlia Ester, che adempie con grande amore e passione il suo compito visitando decine di scuole di ogni ordine e grado e, soprattutto, dirigendo con grande competenza l’ANPI provinciale. L’Associazione ha lo scopo di mantenere viva la memoria di questi fatti, che, come ripetuto più volte da Giovanni Petrotta, potrebbero ancora tornare. Nel campo di sterminio nazista si possono ancora visitare le camere a gas, i forni crematori e perfino un carcere: per fortuna esistono ancora queste testimonianze, per contrastare la nuova demenziale tendenza che vorrebbe negare questi spaventosi fatti, che hanno insanguinato il XX secolo.

Basta solo la lapide che ricorda 7mila morti spagnoli del campo, la famigerata “scala della morte”, o il binario 21 della stazione Centrale di Milano dal quale partivano i convogli verso i lager, per smentire ogni forma di negazionismo.

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