20 Gennaio 2017

Oggi l’insediamento di Trump, ma si intravede già un papabile sfidante: Mark Zuckerberg

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Ieri, 19 gennaio, finisce l’era, otto anni, di Barack Obama. Oggi inizia quella di Donald Trump, carica di incognite per l’America e per il mondo intero. E già si intravede quello che potrebbe essere il futuro, lo sfidante del nuovo presidente degli Stati Uniti. Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook.

Zuckenberg: e se il prossimo presidente Usa fosse proprio l'inventore di Facebook?

(wired.it)

Oggi l’insediamento di Trump. Mano nella mano, accolti da un’ovazione mentre, sulle note dei Rolling Stones, scendono la scalinata del Lincoln Memorial, con alle spalle l’imponente figura del piu’ amato dei padri della patria, Abramo Lincoln. Per Donald e Melania Trump sono iniziate cosi’ le celebrazioni che precedono il loro insediamento alla Casa Bianca, dopo una breve visita al cimitero storico di Arlington per rendere omaggio ai caduti di tutte le guerre sulla tomba del milite ignoto. “Il viaggio e’ iniziato, e’ iniziato 18 mesi fa. Quello che voglio e’ un cambiamento reale”: cosi’ Donald Trump intervenendo nel corso del concerto inaugurale. “Voglio unire il Paese e fare l’America di nuovo grande. Grande per tutti”. Sono già qualche centinaia le persone che, quando a Washington non è ancora alba, si sono riversate lungo il National Mall nella speranza di aggiudicarsi un posto in prima fila per assistere al giuramento di Donald Trump 45/mo presidente degli Stati Uniti. Un massiccio dispositivo di sicurezza è stato dispiegato in città, in particolare attorno all’area interessata dalla cerimonia, che partirà ufficialmente attorno alle 9.30 (le 15.30 in Italia) ma entrerà nel vivo con l’arrivo di Donald e Melania Trump dopo le 10.30 (le 16.30 in Italia). Sono previste anche manifestazioni di protesta nella capitale, con diversi gruppi e organizzazioni che hanno annunciato mobilitazioni di contestazione verso il tycoon eletto presidente.

 

Il primo bagno di folla per la nuova coppia presidenziale e’ davanti alle migliaia di persone che, assiepate lungo la passeggiata del Mall di Washington, hanno assistito al concerto inaugurale. Quel concerto ‘snobbato’ da tantissime star che hanno rifiutato di esibirsi per il tycoon.

L’accoglienza non poteva essere migliore per la first family, con cori da stadio “Trump! Trump!” e “Usa! Usa!”, proprio come durante gli animati comizi della campagna elettorale. E il neopresidente che saluta tutti col pollice alzato e il segno della vittoria.

In tribuna d’onore la tribu’ Trump al completo: figli, generi, nuore e nipoti. Il presidente eletto prende posto con la moglie Melania in prima fila accanto alla figlia Ivanka e al genero Jared Kushner, non a caso le due figure della famiglia che avranno un ruolo centrale alla Casa Bianca. Sui loro volti un misto di grande soddisfazione e di incredulita’. Tutte emozioni che nel giro di poche ore sono destinate a moltiplicarsi, quando il neo presidente su un’altra scalinata, quella di Capitol Hill, sede del Congresso americano, giurera’ come 45/mo presidente degli Stati Uniti.

La cerimonia – che avrà il clou alle 17 italiane – è blindata ma non sono mancate le proteste. Momenti di tensione davanti all’edificio del National Press Club di Washington, dove si svolge uno degli eventi per l’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, il DeploraBall. Un gruppo di manifestanti anti-Trump e’ venuto a contatto con i sostenitori del tycoon, dando vita a qualche tafferuglio. In seguito al lancio di oggetti, una persona sarebbe rimasta ferita. La polizia in tenuta antisommossa e’ intervenuta per cercare di riportare la calma.

Si intravede già un papabile sfidante: Mark Zuckerberg.  Non è una illazione, ci sono almeno tre solidi indizi che vanno in questa direzione. Il primo: un accordo fatto qualche mese fa con gli azionisti che gli consente di mantenere la guida e il controllo assoluto del social network anche in caso di un impegno politico. Il secondo: la sua assenza al pranzo organizzato qualche settimana fa da Trump a New York per fare pace con i leader della Silicon Valley (ha mandato la sua vice Sheryl Sandberg). E il terzo, il più forte di tutti: il giro degli Usa che ha appena iniziato e che durerà tutto l’anno. Non turismo, né affari: ma ascolto delle esigenze dei cittadini.

Texas, la prima tappa. Zuckenberg ha visitato il suo nuovissimo data center alimentato interamente con l’energia del vento (e che dà lavoro a mille persone), ma il resto del tempo lo ha trascorso come un leader politico in campagna elettorale: ha piantato un albero per contribuire a far nascere un parco di ortaggi ricordando Martin Luther King; ha visitato la sede della polizia, riflettendo su come Facebook può contribuire all’ordine pubblico; si è divertito ad un classico rodeo, e ha visitato alcune piccole città fermandosi a parlare con mamme e bambini dicendo frasi come “veniamo da storie diverse ma dobbiamo ritrovare il senso della comunità”. Non è un caso: in Zuckerberg ambizione personale e visione del mondo sono stellari, lo ha dimostrato. Ci scommetto: sarà candidato alle prossime elezioni americane del 2020. Sarà il più giovane candidato della storia degli Stati Uniti (avrà 36 anni). Il più ricco di sempre (ha un patrimonio di 53 miliardi di dollari). E avrà dalla sua un social network con quasi due miliardi di utenti. (AGI)

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