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4 Gennaio 2017

Luino, “Prima di chiudere, un ultimo pranzo offerto a chi è più sfortunato di noi”

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La parola accoglienza racchiude in sé tanti e diversi valori, come la solidarietà, il rispetto, l’aiuto e l’umanità, con il presupposto di non chiedere nulla in cambio. In questo periodo storico, tra guerre e carestie che quotidianamente interessano troppi paesi del mondo, accogliere significa essere coraggiosi, specialmente in un paese come Luino, dove la gran parte della popolazione guarda con reticenza l’arrivo di migranti, indistintamente dalla provenienza. Oggi, per fortuna, raccontiamo una storia dall’alto valore etico grazie a Giuseppe Bica e la moglie Raffaella, gestori del “Tredici8 – Due Scale” che, prima di chiudere la loro attività di ristorazione, hanno deciso di aprire il locale ai ragazzi migranti ospiti de “Le Ceppaie” di Maccagno, offrendo un pranzo.

Luino, "Prima di chiudere, un ultimo pranzo offerto a chi è più sfortunato di noi"

Luino, “Prima di chiudere, un ultimo pranzo offerto a chi è più sfortunato di noi”. Un’esperienza unica sul territorio, quella del ristorante luinese “Tredici8 – Due Scale”, ospitato da “Casa Zanella”, storico edificio legato allo scrittore Piero Chiara, che qui è nato nel 1913. I gestori, Giuseppe Bica e la moglie Raffaella, hanno deciso di non rinnovare il contratto di locazione per la gestione del ristorante e, in un momento di difficoltà, lunedì scorso hanno offerto un pranzo ai migranti ospitati a “Le Ceppaie” di Maccagno, ragazzi che hanno vissuto un passato che ha radicalmente trasformato la loro vita, che li ha portati a lasciare il proprio paese per trovare fortuna e speranza in un luogo che, almeno, offre una situazione di pacifica convivenza. I ragazzi, una volta entrati nel ristorante, sono stati accolti da Giuseppe e Raffaella che, insieme ai loro figli Beatrice e Riccardo, non gli hanno fatto mancare nulla. Così, ha preso la parola Giuseppe che li ha introdotti, in modo sensibile e discreto, in uno dei ristoranti-simbolo di Luino, parlando di accoglienza e della sua importanza, tra solidarietà e rispetto reciproco.

Una giornata tra etica, rispetto e solidarietà. Un’occasione particolare per i ragazzi migranti che, accompagnati da Simone Maritan, responsabile della cooperativa Agrisol, da Cesi Colli e Marco Rigamonti, della Caritas di Como, dal sindaco di Maccagno con Pino e Veddasca, Fabio Passera, e da don Franco, hanno potuto assaporare le pizze e i piatti di uno dei locali che ha scritto la storia luinese, e che grazie all’attuale gestione è entrata anche a far parte dell’Alleanza dei Cuochi di Slow Food della provincia di Varese. Un’attenzione particolare ad ogni prodotto, come si denota già dai menù, nei quali sono tracciati ed evidenziati tutti i passaggi della filiera alimentare. Insieme a quest’atmosfera, ai tavoli si sono aggiunti momenti conviviali e sorrisi, dove la timidezza è sfociata in una grande empatia, sopratutto tra Riccardo e Beatrice e i giovani stranieri. Tanti i discorsi, grande entusiasmo da parte loro… qualcuno si è anche aperto, raccontando la loro esperienza all’università o al lavoro.

“Nel 2014 abbiamo deciso di prendere questa attività conoscendo il valore artistico-storico del locale, con tutte le sue difficoltà annesse, che portavano con sé una storia pesante – spiega il gestore Giuseppe Bica -. Abbiamo sempre pensato di proporre ai clienti un servizio di ottima qualità e, per questa ragione, ci siamo legati sin dall’inizio allo slow food. Fortunatamente ci siamo guadagnati una buona fetta di clienti, tra turisti e luinesi. Dopo quasi tre anni e dopo aver investito gran parte delle energie in un’attività che volevamo fosse nostra, dando da mangiare anche ‘un’idea’ e non solo alimenti, ci troviamo oggi ad annunciare la chiusura. Quindi, riflettendo sull’accoglienza in senso lato, e su come in questi anni abbiamo dovuto affrontare tanti e disparati problemi, abbiamo pensato di accogliere nel nostro locale chi è stato più sfortunato di noi. Così è nata la collaborazione con Fabio Passera e l’Agrisol e abbiamo aperto le nostre porte, prima della chiusura di sabato, ai ragazzi migranti presenti alle ‘Ceppaie’ di Macccagno. Ringraziamo proprio tutti per questa iniziativa dal grande valore solidale, che ci ha lasciato molto a livello umano. E’ stata un’esperienza fantastica”.

“Che dire? Da sindaco che in prima persona ha vissuto l’accoglienza come una precisa scelta di vita, questa non può che essere una giornata importante – spiega il primo cittadino di Maccagno con Pino e Veddasca, Fabio Passera -. La presenza del nostro parroco, don Franco Bianchini, aldilà della sua scelta personale, non può che essere il segno tangibile di una Comunità intera che vive un momento importante. Conosco Giuseppe Bica da tempo, e lo apprezzo per ben altri motivi. Oggi, insieme alla sua bellissima famiglia, ha fatto di più. Oggi eravamo a Luino, ma potevamo essere dovunque. Ho colto perchè il valore dell’accoglienza non si coniuga solo ai migranti. Si coniuga a chiunque ne abbia bisogno. Lo capiscano coloro che pensano che esiste una differenza tra essere Uomini o essere Sindaci. Da cattolico praticante, questa non può che essere la mia strada”.

Anche sul territorio luinese, in cui troppo spesso tra la gente prevale odio e astio, specialmente sui social network, si vede un bagliore di luce non indifferente e se a farlo sono Giuseppe e Raffaella, due imprenditori privati che stanno chiudendo la loro attività di ristorazione, noi non possiamo far altro che ammirare la loro scelta. Chapeau!

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