21 Novembre 2016

La recensione del libro “Toringrad”, scritto da Darien Levani

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(Recensione di Luca Maciacchini per lucamaciacchini.com) “Attimo, fermati, che sei bello!” esclama il Faust di Goethe per sottolineare la rarità dei momenti felici che arrivano e passano rapidamente nella vita. Chissà se Darien Levani, autore di origine albanese ma da tempo vivente in Italia, aveva in mente proprio questa immagine nello scrivere l’introduzione del suo “Toringrad”, romanzo ambientato tra l’Italia e l’Albania.

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La recensione del libro “Toringrad”, scritto da Darien Levani. “Come fai a riconoscere la felicità mentre la stai vivendo e sussurrare a te stesso “Ora fermati sii felice”?”. Così esordisce la narrazione, ma nessuno si illuda di intraprendere un percorso di sapore “new age” o di facili soluzioni delle proprie ricerche personali. Tutt’altro è il mondo che ci si prospetta in questo viaggio violento e inquietante in mondi “sotterranei” ma non troppo. “Toringrad” è il curioso nome che Drini, ex studente universitario, decide di conferire al suo bar che apre nel capoluogo piemontese, che si rivelerà anche un “centro” di incontri e affari loschi in cui si ritrova coinvolto suo malgrado dopo che il cognato, Petrit, viene arrestato: dovrà dunque essere lo stesso Drini a intervenire nel complicato e rischiosissimo giro di “consegne” di droga.

Da qua si snocciola un mondo terrificante pur nella sua relativa prevedibilità, dove incontriamo prostitute, slot machines, ex poliziotti che fanno la cresta sul guadagno delle donne di strada, ma soprattutto assistiamo alla “formazione suo malgrado” di quello che forse sarebbe voluto essere un “ragazzo tranquillo”. Non c’è traccia qui di facili o affannosi tentativi di distruzione di luoghi comuni secondo cui certe “civiltà” sono portate a un certo tipo di attività criminali piuttosto che ad altre; non è questo il tema trattato, anche perché caso mai tali convinzioni si autodistruggono o si autoalimentano a seconda di come si voglia leggere la vicenda, che peraltro coinvolge anche attori di varie nazionalità (a cominciare dagli italiani). E oltretutto sin dalle prime righe del testo l’autore sembra “metterci in guardia” in merito quando accenna all’aiuto che gli Albanesi diedero ad alcuni italiani sfuggiti alla barbarie nazista durante la seconda guerra mondiale. E forse non occorre aggiungere altro per chi voglia intendere.

Ma quello che può per noi essere più interessante è notare la lucidità fredda e spietata che non trascura una dolcezza fra le righe, di questo io narrante: rigido e fermo nel descrivere la matematica , potremmo dire, del mondo con cui ci si trova costretti a fare i conti. Prima di tutto perché essenzialmente di soldi si parla, (e sui calcoli non si può discutere; nel caso, le armi sono sempre dietro l’angolo), ma poi anche perché… (per continuare a leggere la recensione cliccare qui —> “lucamaciacchini.com“).

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