30 Ottobre 2016

Ue e Canada firmano accordo sul libero commercio dopo sette anni di negoziati

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(ilsole24ore) Il premier canadese Justin Trudeau, i presidenti del Consiglio e della Commissione Ue Donald Tusk e Jean Claude Juncker, ed il premier slovacco Robert Fico, alla presidenza di turno del Consiglio europeo, hanno firmato l’accordo di libero scambio Ceta e l’intesa politica strategica Spa. I negoziati per arrivare alla firma del Ceta sono durati sette anni.

EPA/VIRGINIA MAYO/ POOL POOL AP

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Ue e Canada firmano accordo sul libero commercio dopo sette anni di negoziati. Dopo un susseguirsi di colpi di scena e grande incertezza, il governo canadese e l’Unione europea hanno finalmente firmato oggi a Bruxelles l’agognato accordo commerciale che porta il nome di Ceta. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha avvertito che la firma del trattato è un segnale contro “il nazionalismo”, oltre che una intesa a favore del libero scambio. Ciò detto, le prossime ratifiche nazionali in 38 parlamenti nazionali e regionali della UE saranno una corsa a ostacoli. “L’accordo che abbiamo appena firmato è un segnale positivo perché l’alternativa al libero commercio non è altro che il ritorno del nazionalismo e della violenza”, ha spiegato Tusk durante una conferenza stampa questo pomeriggio con il premier canadese Justin Trudeau e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Riferendosi all’incerta scena internazionale, ha aggiunto che la firma dimostra come “la disintegrazione della comunità occidentale non sia una tendenza ineluttabile”.

La firma è avvenuta tre giorni dopo la data fissata in precedenza per via del veto posto dalla regione belga della Vallonia che nel corso delle ultime due setttimane ha chiesto rassicurazioni sull’impatto che il trattato commerciale avrà sull’economia locale. La costituzione belga prevede infatti che il governo federale non possa firmare un accordo internazionale senza che vi sia il benestare espresso di tutte le regioni del paese. Il via libera finale è giunto finalmente venerdì. Nella loro conferenza stampa, i tre uomini politici hanno fatto del loro meglio per rassicurare che il trattato aiuterà la crescita, creerà occupazione, promuoverà l’innovazione. “Non sono venuto a Bruxelles per uccidere gli standards lavorativi dopo essere stato ministro del Lavoro 17 anni nel mio paese. Questo trattato (…) non introduce precarità o flessibilità senza limiti”, ha assicurato Juncker, ex premier lussemburghese. Il primo ministro Trudeau ha aggiunto che il Ceta sarà “un modello per il futuro”.

Ancora oggi, davanti alla sede del Consiglio europeo qui a Bruxelles, un gruppo di manifestanti ha dimostrato contro l’accordo. In tempi di crisi il libero commercio fa temere il peggio per le economie locali. Tra le altre cose, la Vallonia ha voluto strappare rassicurazioni sul futuro della sua produzione agricola. Mentre Trudeau e Juncker hanno dato ai loro commenti una impronta di politica economica, Tusk ha insistito per ricordare che il trattato è un atto di politica internazionale.

“Dobbiamo rimanere uniti e forti”, ha detto l’ex premier polacco. “Il Ceta è un modo per rafforzare la cooperazione globale”. Sul futuro dell’intesa domina l’incertezza delle ratifiche nazionali da cui dipende l’applicazione piena dell’intesa. La firma, infatti, permette soltanto una entrata in vigore provvisoria e parziale. Il timore è che l’iter di ratifica in una quarantina di parlamenti nazionali e regionali nasconda ostacoli insormontabili. Il presidente Tusk si è detto “ottimista”, notando che il Belgio è un caso a sé.

“Una grande maggioranza dei popoli è favorevole al libero scambio”, ha aggiunto la commissaria al Commercio Cecilia Malmström. “Trovo intollerabile che i rappresentanti (…) eletti democraticamente siano visti come un rischio per la democrazia”, ha detto invece il presidente Juncker, riferendosi alle proteste anti-CETA nonostante un negoziato avvenuto su un mandato preciso dei governi. Ha poi esortato il Belgio “a rivedere il suo modello di funzionamento qiando si tratta di relazioni internazionali”.

Il Canada rappresenta il 2,0% delle esportazioni e l’1,6% delle importazioni europee. L’entrata in vigore riguarda tutti gli aspetti commerciali, salvo la controversa corte di arbitrato che sarà utilizzata per risolvere le dispute tra imprese e Stati (questa entrerà in funzione solo dopo le ratifiche nazionali). Il premier Trudeau si è detto convinto che i parlamenti nazionali in Europa voteranno a favore del trattato perché “fin da subito piccoli e medie imprese ne toccheranno con mano i benefici”.

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