(emmepi) “Ma la pesca è natura? E le alghe, sono natura? I boschi, i fiori, gli animali sono natura?”
Questo tormentone, affidato ad uno dei personaggi di “Narrare la Natura”, ha simpaticamente perseguitato gli interpreti della lettura recitata che ha visto, sabato 15 ottobre scorso, al Civico Museo Parisi Valle, i 13 partecipanti al laboratorio del Progetto Limes restituire al pubblico il frutto delle narrazioni raccolte durante il laboratorio guidato dal Teatro Periferico di Cassano Valcuvia.
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Dopo aver frequentato il workshop di aprile “Raccontare la propria storia” a cura delle formatrici della Mnemoteca Basso Sarca (TN) Tiziana Calzà e Laura Robustelli, esperte nella metodologia autobiografica e raccolta di storie di vita, gli aderenti al progetto hanno effettuato una serie di interviste registrate a persone che hanno parlato del loro rapporto con la natura e l’ambiente. Il materiale, rigorosamente sbobinato trascrivendo fedelmente tutto ciò che è stato raccontato, compresi l’intercalare in dialetto, le pause e gli incisi, è stato poi affidato, durante l’estate, alla drammaturga e attrice Loredana Troschel, specializzata in Educazione alla Teatralità presso l’Università del Sacro Cuore di Milano, che lavora stabilmente con il Teatro Periferico.
Quella grande quantità di storie si è trasformata in un agile copione che alterna momenti didascalici a quadretti di vita quotidiana d’altri tempi, con il linguaggio semplice ed immediato del vernacolo; pennellate romantiche e bucoliche a riflessioni sui cambiamenti dei luoghi. Non mancano alcuni momenti di intensa tensione emotiva, legati al rapporto tra uomo e animali e altri, altamente drammatici, a tratti narrati in flash back, ambientati in montagna. Alternando sapientemente grinta e pazienza, la regista Paola Manfredi, Presidente di Teatro Periferico, è riuscita, in tre incontri tra settembre e ottobre, a trasformare i “magnifici 13”, tra i quali molti non avevano mai avuto esperienze di teatro, in un gruppo affiatato, motivato e in grado di andare in scena con una forza espressiva e comunicativa che ha entusiasmato il pubblico accorso per ascoltare la voce della Valle, “Un pezzo di terra, un fazzoletto di storia che accoglie gente, culture e colture”.
Ecco allora la voce del pescatore, del cacciatore, dell’allevatore, dell’agricoltore, delle donne che hanno vissuto un’epoca in cui i mirtilli si vendevano a 10 lire al chilo e si raccoglievano i narcisi; un epoca in cui si pescavano ancora gli agoni con la tirlindana, che poi venivano venduti per arrotondare lo stipendio. Era un mondo senza DDT, senza olii minerali che finiscono nel lago, senza scatolette di tonno abbandonate nei boschi. Un’epoca in cui il rispetto per la Natura suggeriva di non superare certi limiti, perché “La natura è fluxus, è movimento, è divenire continuo che a volte ti accarezza e a volte ti distrugge”. Una Natura, dunque, che non sempre è madre, ma a volte diventa matrigna: “edifica, crea, distrugge in ogni istante, in ogni momento”.
Ma la Natura, allora… dov’è la Natura? Esiste ancora? Noi abbiamo la fortuna di vivere in un territorio in cui i boschi, la montagna, il lago non si sono ancora del tutto arresi alla prepotenza dell’uomo, ma forse dovremmo tornare alla semplicità di un tempo, perché “voi l’avete mai sentito il profumo del fieno che essicca nel prato quando è bel tempo? Che poi lo si portava in cascina col gerlo… Era un qualcosa che adesso non sentiamo più, perché di fieno in cascina credo che in tutti i nostri paesi non ne porti più nessuno, perché arriva già imballato. Ma anche le castagne, le noci stesse! Che io mi ricordo, da ragazzino c’erano ancora i mulini in un gran prato pianeggiante e si portavano le castagne per fare la farina di castagne e si portavano le noci e ci davano l’olio di noci. Perciò è una vita che, che, che non so…Io altro non so”.
Progetti come questo di Teatro Periferico, che coinvolge, nella sua complessa articolazione, sette comuni con altrettante tematiche e che proseguirà nei prossimi due anni, si è rivelato non solo altamente qualificato per il suo valore artistico, ma possiede sicuramente un valore aggiunto: quello di aver fatto riscoprire alle persone il piacere di incontrarsi, di conoscersi, di lavorare insieme per uno scopo comune; la capacità di essere ancora in grado di comunicare con gli altri senza nascondersi o proteggersi dietro allo schermo di uno smartphone o di un computer.
Una lettura nuova della realtà, quella vera, fatta di persone che si organizzano per creare insieme qualcosa di bello da offrire agli altri; persone che trovano, con grande sensibilità, il giusto accompagnamento musicale ai vari momenti della narrazione, come hanno fatto Angelo Miglio e Claudio Mella, rispettivamente ai flauti e al liuto; persone che decidono liberamente di rinunciare alle loro pause di lavoro, come hanno fatto Rosaria Mendetta e Michele Campana, supportando e “sopportando” l’invasione dei “magnifici 13” tra le sale ovattate e asettiche del museo, Per i protagonisti di questa avventura è stato quanto mai gratificante sentirsi dire dalla “terribile” Paola Manfredi: “Sono molto contenta: il gruppo, le interviste, come mi avete seguito durante le prove… tutto perfetto. Mi raccomando di non perdervi… la tenacia è un’altra dote necessaria alla buona riuscita di un progetto artistico”. Spettacolo da riproporre? Forse, ma forse anche no, perché, in fondo, certi momenti preziosi è giusto che restino irripetibili.
E per gli assenti? Pazienza, hanno perso un’occasione per condividere un frammento della nostra passione per questo territorio, che tanto ha da raccontare”.
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