Scoppia la polemica in Germania dopo il suicidio in cella del presunto terrorista siriano dell’Isis, Jaber Albakr, arrestato domenica con l’accusa di aver preparato un attentato a un aeroporto di Berlino. Secondo fonti citate dall’agenzia Dpa, il 22enne si è impiccato nel carcere di Lipsia, malgrado fosse sotto osservazione perché aveva minacciato di iniziare uno sciopero della fame a oltranza ed era ritenuto a rischio suicidio

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“E’ uno scandalo della giustizia”, ha denunciato il difensore d’ufficio del siriano, Alexander Huebner. L’informazione della morte di Albakr è stata confermata dal ministero della Giustizia tedesco e riportata anche dal sito del settimanale Der Spiegel, precisando che il siriano era entrato in sciopero della fame. Il giovane si sarebbe ucciso “strangolandosi con la sua t-shirt”, come riferisce la Tv pubblica regionale Mdr citando “testimoni oculari”. Tendenze suicide erano già emerse perchè Albakr “aveva già rotto lampade e manipolato prese di corrente”, secondo il suo difensore. Per la Bild, il 22enne siriano sarebbe stato controllato solo a intervalli di poco meno di un’ora. “Come è possibile che qualcuno tenuto sotto costante osservazione venga trovato impiccato?”, si è polemicamente chiesto su Twitter il deputato verde Tobias Lindner. Critiche sono arrivati anche dall’opposizione tedesca che denuncia come si sia anche persa l’opportunità di ottenere informazioni preziose su eventuali complici. Sebastian Gemkow, ministro della Giustizia del Land della Sassonia, terrà una conferenza stampa in mattinata. Nel mirino, in particolare, la sorveglianza del detenuto.
Albakr, che secondo gli investigatori avrebbe avuto legato con l’Is, era stato arrestato lunedì dopo una caccia di due giorni cominciata sabato scorso, quando nel suo appartamento di Chemnitz erano stati scoperti esplosivi e apparecchiature per la produzione di ordigni. Sfuggito per un soffio all’arresto, l’uomo era stato consegnato alla polizia da tre rifugiati siriani ai quali si era rivolto per avere aiuto. Arrivato in Germania come rifugiato all’inizio del 2015, Albakr da allora aveva fatto ritorno alla città siriana di Idilb, secondo quanto riportato dall’emittente tedesca Mdr. E dopo il suo rientro in Germania aveva cominciato a mostrare segni di radicalizzazione, avevano raccontato i suoi coinquilini di Eilunburg. Il ministro dell’Interno tedesco, Thomas de Maiziere, ieri ha confermato che l’uomo era stato indagato nel 2015 ma non era stato trovato nulla a suo carico. “Non è chiaro quando sia iniziata la radicalizzazione”, ha aggiunto.
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