(di Matteo Toson) In questi giorni ho visitato la IAA Mobility di Monaco e la sensazione è chiara: il concetto di smart mobility non è più quello di qualche anno fa.
Se tre edizioni fa si parlava soprattutto di servizi integrati, efficienza e nuovi sistemi di trasporto, oggi la parola coincide quasi esclusivamente con guida autonoma, elettronica e intelligenza artificiale a bordo dei veicoli.
La guida autonoma domina i padiglioni e l’immaginario, ma resta ancora lontana dall’uso quotidiano, soprattutto in Europa. Molti costruttori investono in comfort e intrattenimento per chi guida e per i passeggeri, una scelta curiosa se pensiamo che l’auto dovrebbe un giorno guidarsi da sola. Allo stesso tempo, l’attenzione a zero impatto ambientale e sicurezza cresce a ritmi impressionanti: ciò che era “futuro” dodici mesi fa oggi appare già sorpassato.
Il quadro è affascinante e contraddittorio al tempo stesso: un mondo che corre velocissimo ma che apre sfide concrete anche per realtà come la nostra, tra Luino e il Canton Ticino, dove il tema della mobilità non è solo tecnologico ma quotidiano. La domanda che emerge è: che ruolo vuole giocare l’Europa e, con essa, le aree di confine? Se continueremo a inseguire i modelli americani o asiatici, rischiamo di perdere il treno. Serve invece una visione autonoma, costruita su trasporto pubblico efficiente, intermodalità e mezzi condivisi.
Nei prossimi 10-15 anni potremmo avere il 20-30% di auto in meno in circolazione: uno scenario che cambierà radicalmente città, aziende e lavoratori. Pensiamo al nostro territorio: meno auto private significa meno traffico alle dogane, meno parcheggi congestionati, più spazi liberi da restituire a cittadini e turisti.
La tecnologia da sola non basta. La sfida, anche qui tra lago e frontiera, è un vero cambio di paradigma nella mobilità: meno auto di proprietà, più soluzioni condivise, intelligenti e sostenibili. Solo così la smart mobility potrà davvero diventare un’opportunità per il futuro del nostro territorio, senza lasciare indietro nessuno.
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