La proposta di legge sul divieto quasi totale all’aborto, che aveva fatto scendere in piazza oltre centomila donne, è stata respinta dal parlamento polacco. La battaglia non è però finita, ora manca il no dell’assemblea dei deputati.

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Il parlamento polacco ha respinto la proposta di legge sul divieto quasi totale all’aborto. Le norme che che restano in vigore sono comunque molto restrittive. Dopo le proteste delle centinaia di donne che sono scese in piazza per rivendicare il loro diritto decisionale sull’interruzione della gravidanza, il parlamento polacco fa marcia indietro sulla legge anti aborto. Le proteste e le critiche sono arrivate, oltre dalle donne polacche, anche da parte dell’opinione pubblica estera. Diverse sono state infatti le piazze europee che hanno ospitato manifestazioni a sostegno della protesta. La legge avrebbe sancito il divieto pressoché totale di interrompere la gravidanza, stralciando anche le eccezioni consentite nei casi più estremi come lo stupro, l’ incesto o gravidanze rischiose per la madre.
“Il partito Diritto e Giustizia è sceso a patti con la sua coscienza”, le parole dell’ex premier liberale Ewa Kopacz. Il voto del parlamento sembra far trasparire un ripensamento del partito Diritto e Giustizia (PiS), finora favorevole alla proposta. Già nei primi giorni successivi alle proteste, però, il premier Beata Szydlo ha tenuto a sottolineare che la proposta era un’iniziativa popolare e non una proposta governativa. “Le manifestanti ci hanno fatto riflettere, e ci hanno dato una lezione di umiltà”, ha invece dichiarato Jaroslaw Gowin, ministro di Scienza e Pubblica istruzione. Il partito Diritto e Giustizia fa poi sapere attraverso le parole di Tomasz Latos che non sono mai stati favorevoli ad una politica che punisca le donne. “IL PiS è sceso a patti con la sua coscienza perché ha paura che le donne scendano per le strade” le parole dell’ex premier liberale Ewa Kopacz, membro della Commissione Giustizia, che sottolinea però che “la battaglia non è finita”, poiché è necessario attendere che il ‘no’ alla proposta di legge sia approvata anche dall’assemblea dei deputati.
La legislazione sull’interruzione volontaria della gravidanza in Polonia resta comunque una delle più restrittive in Europa. Qualora arrivasse il no anche da parte dell’assemblea dei deputati, la legge che resterebbe in vigore in Polonia sarebbe in ogni caso una delle più restrittive in Europa. Nata nel 1993 dal compromesso tra la Chiesa e lo Stato, la legge autorizza le donne ad abortire solo in tre casi: incesto o stupro, gravi patologie del feto o rischi per la vita o la salute della madre. Una legge che resta comunque limitante dunque, ma che perlomeno non andrà ad irrigidirsi ulteriormente.
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