29 Settembre 2016

Le radici della violenza umana affondano nella preistoria

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E’ una caratteristica tipica dei primati, ereditata dall’uomo durante l’evoluzione, e poi influenzata dalla cultura e dalla società. All’origine della nostra specie le uccisioni fra esseri umani erano circa il 2%, mentre oggi sono ridotte allo 0,01%. Lo hanno calcolato i ricercatori guidati da Josè Maria Gomez, della Stazione sperimentale delle zone aride di Almeria, in Spagna, il cui lavoro è pubblicato sulla rivista Nature.

Le origini della violenza umana

(abruzzolive.it)

Le radici della violenza umana affondano nella preistoria. Se l’uomo sia violento o buono per natura è un tema che da secoli appassiona filosofi e pensatori, basti pensare a Thomas Hobbes e Jean Jacques Rousseau. In questo caso i ricercatori sono partiti da un approccio diverso, servendosi della biologia comparativa per ricostruire il probabile tasso di violenza letale alle origini della nostra specie. Hanno messo insieme i dati su oltre 4 milioni di morti, arrivando a quantificare il livello di violenza in 1.024 specie di mammiferi di 137 famiglie (tra cui topi, cavalli, pipistrelli, conigli e scimmie), mentre per l’uomo hanno ricavato i dati da 600 studi e campioni dall’era Paleolitica all’Età del ferro, da 50.000 anni fa a oggi. I ricercatori hanno così calcolato la violenza commessa all’interno della stessa specie. Si parte dallo 0,30% dei mammiferi delle origini, per poi aumentare all’1,1% con gli antenati di primati, roditori e lepri, al 2,3% dei comuni avi di primati e toporagni, e calare all’1,8% con gli antenati delle grandi scimmie antropomorfe. La violenza aumentava man mano che i gruppi vivevano vicini, condividendo lo stesso territorio e lottando per le risorse.

L’influenza della cultura. Il livello di violenza umana alle origini si stima fosse sul 2% (simile a quello delle scimmie e dei primi uomini), circa 6 volte maggiore di quello dei mammiferi, per poi aumentare al 15-30% nei campioni che risalgono all’epoca compresa fra 3.000 e 500 anni fa, e tornare a calare nell’epoca contemporanea fino a oggi, dove è dello 0,01%, anche per il fatto che la violenza è stata concentrata nella mano di alcune classi sociali come gli eserciti. Il tasso di violenza tra uomini è cambiato principalmente in concomitanza con i cambiamenti socio-politici. Il che suggerisce, conclude lo studio, che la cultura e la società possano modificare la naturale tendenza umana alla violenza. (ANSA)

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