6 Settembre 2016

Inquinamento, i metalli dei gas di scarico delle auto dannosi per il cervello

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Lo ha scoperto uno studio dell’università di Lancaster pubblicato dalla rivista PNAS, Proceedings of the National Academy of Sciences, che ha trovato nei campioni le stesse particelle che alcuni studi legano alla comparsa del morbo di Alzheimer, anche se per ora lo studio è lontano dal dimostrarlo.

L'inquinamento arriva al cervello

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Inquinamento, i metalli dei gas di scarico delle auto dannosi per il cervello. “E’ estremamente preoccupante – commenta Barbara Maher, l’autrice principale della ricerca, alla Bbc -. Quando si studia il tessuto si vedono le particelle distribuite fra le cellule, e quando si fa l’estrazione ci sono milioni di particelle in un singolo grammo di tessuto. Sono un milione di opportunità di creare danno. Queste sostanze sono un pericolo per la salute, per patologie come l’Alzheimer”.

I ricercatori hanno analizzato campioni di tessuto cerebrale di 37 persone, 29 abitanti di Città del Messico, una delle città più inquinate al mondo, tra 3 e 85 anni, e il resto di residenti a Manchester, di età compresa tra 62 e 92 anni e in alcuni casi malati di patologie neurodegenerative. Tutti contenevano grandi quantità di nano-particelle di ossidi di ferro, della stessa forma sferica di quelle che si creano con la combustione, mentre quelle derivanti dal ferro presente naturalmente nell’organismo hanno forma di cristalli, mentre in misura minore sono state trovate tracce di altri metalli, come il platino, contenuti nelle marmitte catalitiche. Lo studio è comunque ben lontano da dimostrare che le particelle inquinanti dell’aria siano la causa o possano catalizzare la malattia di Alzheimer: il cervello con la maggiore concentrazione di magnetite apparteneva a un 32enne vittima di incidente stradale.

Ma come hanno fatto le nanosfere a inquinare il cervello? Queste particelle hanno un diametro inferiore a 200 nanometri (quello di un capello umano è di 50.000 nanometri). Durante il processo di respirazione, il naso non blocca la sostanza inquinante che si pensa riesca ad oltrepassarlo,  per giungere facilmente alla corteccia frontale o all’ippocampo, aree danneggiate nei cervelli con Alzheimer. “Proprio un ridotto senso dell’olfatto è tra i primi campanelli d’allarme di questa malattia”, fa notare David Allsop, tra gli autori dello studio. (ANSA)

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