Negli scorsi anni l’Alpe Bovis è stato riqualificato grazie ad un intervento del comune di Dumenza, proprietario della struttura, finanziato dal contributo di 100mila euro del GAL Valli del Luinese. Già l’anno scorso il gestore, Matteo Guglielimini, era stato costretto a chiudere il rifugio per mancanza d’acqua ed anche nel corso di quest’estate si è presentata la medesima situazione. Il 61enne ieri ha lanciato l’allarme su Facebook, chiedendo a gran voce l’intervento della politica che, a detta sua, “non deve solo riempirsi la bocca delle parole turismo e salvaguardia del territorio e della montagna”.
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Dumenza, “Ho chiuso il rifugio, senza acqua impossibile lavorare”. A lanciare l’allarme della chiusura dell’Alpe Bovis di Dumenza è il 61enne gestore della struttura, Matteo Guglielmini, che, attraverso un post su Facebook, ha denuncia la situazione. “Già appena arrivato al rifugio nel 2013 – spiega il signor Guglielmini -, avevo riscontrato alcune problematiche strutturali, ma il fatto che manchi l’acqua ora è molto grave. Questo ha causato già l’anno scorso la chiusura del rifugio, poichè è l’acqua che fornisce la corrente elettrica attraverso un’idroturbina. Se viene a mancare l’acqua non si possono utilizzare il forno, la caldaia ed il frigo e quindi è normale che il rifugio diventi inutilizzabile. Mancano un bacino di sedimentazione e di raccolta acqua ed è da anni che chiedo questi interventi. Nulla è cambiato. Senza queste opere non posso garantire un lavoro continuativo al rifugio, per offrire ai passanti e turisti tutto quello di cui hanno necessità, un pranzo, una cena, una doccia o un completo pernottamento. Da gennaio ad oggi sono passate ben tremila persone e sono tanti gli stranieri che arrivano qui per godersi momenti in relax nelle nostre valli e montagne. Anche ieri ho dovuto dire loro che il rifugio è chiuso, come l’ho già fatto l’estate scorsa quando ero stato costretto a chiuderlo per due settimane. Avevo chiesto all’amministrazione comunale e alla politica di intervenire e migliorare la situazione, ma non è successo nulla”.
“Inutile che la politica continua a riempirsi la bocca di parole come turismo e salvaguardia della montagna e del territorio, se poi non si riesce a garantire i servizi minimi necessari che mi permettano di andare avanti nella mia attività lavorativa – continua Guglielmini -. Io pago le tasse, ma non mi è possibile svolgere quotidianamente il mio lavoro. Vi sembra normale aver ricevuto le stesse risposte di un anno fa? Che poi si faccia passare me come quello che vorrebbe che i soldi destinati al sociale venissero utilizzati per il rifugio è assurdo. Una vergogna. Chi mi conosce sa quello che penso e i soldi, se volessero, potrebbero essere recuperati da specifici capitoli di spesa, sicuramente, e non dal sociale. Solo ieri sono passati oltre una ventina di turisti ed altrettanti mi hanno chiamato per prenotare ed avere maggiori informazioni. Si tratta di persone che compiono escursioni sul territorio perchè amanti della natura e appassionati delle gite in montagna”.
La storia del rifugio di Dumenza negli ultimi anni. Il rifugio Alpe Bovis di Dumenza è stato riqualificato negli scorsi anni grazie ad un finanziamento del GAL Valli del Luinese per 100mila euro. L’antico alpeggio, di proprietà del comune di Dumenza, già in passato era stato oggetto di un primo intervento di sistemazione del tetto con un lavoro totalmente a carico della Comunità Montana Valli Del Luinese. Nel 2013, quando la struttura era stata affidata al nuovo gestore Matteo Guglielmini, il progetto prevedeva un completo recupero dell’edificio, con arredamento annesso. L’obiettivo era quello di incentivare il turismo sul territorio, intercettando l’utenza consapevole, interessata a riscoprire i sentieri e la conoscenza delle tradizioni locali. Il rifugio dell’Alpe Bovis si trova all’interno di un itinerario escursionistico di tre giorni di cammino. A completare l’escursione, inoltre, si potrebbe aggiungere una tappa al centro di accoglienza a Due Cossani, l’altra struttura attrezzata del comune di Dumenza per accogliere i turisti che, con zaino in spalla e scarponcini ai piedi, hanno voglia di scoprire i monti e gli itinerari attorno alla Val Dumentina.
“A fronte di questo – conclude Guglielmini -, è possibile che dopo una spesa di soldi pubblici di 300mila euro in totale la situazione sia questa? Cosa si aspetta ad intervenire?”.
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