13 Agosto 2016

La recensione di “Non ho tempo di prendere a schiaffi tutti”, album di Francesco Pellicini e i “Delfini d’Acqua Dolce”

Tempo medio di lettura: 3 minuti

(Recensione di Luca Maciacchini per lucamaciacchini.com) – “Sono un artista, lasciatemi stare!”. Chissà, forse basterebbe questa frase a suggello per quelli come Francesco Pellicini (“Checco” per gli amici) e anche per quelli come lui, che vivono la loro poetica, ovvero la concezione del rapporto “arte/vita” come una necessità viscerale e dove i due poli sono quasi inscindibili. La frase è inclusa nel brano di chiusura di questo album “Da Leggiuno in Nazionale”.

"Non ho tempo di prendere a schiaffi tutti"

E in effetti basta già dare un’occhiata ai titoli dei 10 brani di questa sua seconda opera cantautorale per farsi una idea dello spirito di questo artista, scampato (o scappato?) al destino professionale di una famiglia di storici avvocati per dedicarsi alla sua vera vocazione, ovvero artista di teatro–canzone e operatore culturale (è organizzatore di diverse rassegne di teatro cabaret e musica).

A cominciare dalla canzone che da il titolo all’album: comunemente allo spirito che prende un po’ tutti coloro che prediligono la canzone di satira e denuncia rispetto a quella di evasione pura, il nostro Checco non manca di sottolineare gli aspetti più biechi e contraddittori del nostro tempo, dai finti ribelli politicanti alle proteste sociali realizzate da chi invece trova in esse il rifugio per le proprie manchevolezze di impegno e di spirito di iniziativa (“Io stipendio lo dovete guadagnare”); fino ad arrivare alle tragedie del nostro tempo che invece di suscitare preoccupazione e solidarietà diventano pretesto per far riemergere alcune meschinità congenite di aberranti animi (“oggi ci mancava lo scafista a rievocare l’animo nazista”).

Francesco oppone un rifiuto, una protesta contro la protesta, si potrebbe dire: perché fare il gioco di chi ci vorrebbe sempre incazzati e irritati contro “quello che non va”? Abbiamo il diritto di essere sereni e felici e, forse, con le modalità che ci sono proprie, a contribuire alla miglioria della serenità nostra e del mondo, investendo il nostro tempo in attività costruttive e anche piacevoli, come fa lo stesso artista e organizzatore Checco: i maleducati e i cattivi restino a rodersi il loro animo frustrato, noi proseguiamo per la nostra strada. Su un allegro ritmo di reggae–swing e un coretto femminile in perfetta coerenza di stile che scandisce un beffardo “I don’t waste my time”, (“non spreco il mio tempo”), si delinea chiaramente la freschezza dell’album che sfodera altre perle, tra il serio e il faceto. “Di scena in cena”, brano di apertura, sottolinea su un cullante swing la vita dell’artista che vede la sua vita come sospesa tra i due poli del massimo piacere realizzativo della sua attività: il momento del pasto come condivisione goliardica ed epicurea, anche con altri colleghi o semplicemente da soli assorti nei pensieri contemplativi, e poi il momento della performance, condita dal “sorriso del comico” che in un certo spirito di duttilità artistica risulta quasi imprescindibile. Perché la vita è “condannata di poesia” all’interno di una partita che, per l’appunto, si gioca spesso di sera, quando noi artisti spesso sfidiamo il nostro pubblico alla partita con noi e i nostri argomenti.

Ovviamente non si può far finta di non vivere nel mondo in cui viviamo, per cui una sana dose di realismo impone di aprire gli occhi e capire che i grandi miti del passato sono morti e sepolti; e allora l’invito “Ti devi uniformare” non è da prendere come una resa o una rassegnazione, ma piuttosto ad assaporare le piccole belle cose che attorno a noi girano da cui si può ripartire: il mare, (non quello del mitico Ulisse, ma quello del caldo afoso di agosto dove si può fare un sano bagno), le stelle, la natura… E quando proprio non si riesce a fare a meno di constatare che la realtà è fatta anche di dura quotidianità, soprattutto quella lavorativa, perché non riderci su, con situazioni a noi geograficamente vicine? Checco, dal suo lago di confine, scherza – ma non troppo – sulle dure condizioni dei lavoratori frontalieri che… (per continuare a leggere la recensione cliccare qui —> “lucamaciacchini.com“).

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