Alle Olimpiadi di Rio de Janeiro ci sarà un’insolita nazionale che mai aveva preso parte alle precedenti edizioni dei Giochi. Sarà quella dei rifugiati che complessivamente comprende dieci atleti. Sei parteciperanno alle gare di atletica leggera, due a quelle di nuoto e altri due nello judo.

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Alle Olimpiadi di Rio anche una nazionale di rifugiati: saranno in dieci. Il Team of Refugee Olympic Athletes è stato allestito dal Comitato Olimpico Internazionale che ha voluto riconoscere lo status di rifugiati anche a seguito del perdurare della crisi internazionale legata ai migranti. La rappresentativa sarà formata da atleti del Sud Sudan come James Chiengjiek (400 metri), Yiech Biel (800), Paulo Lokoro (1500), Rose Lokonyen (800) ed Anjelina Lohalith (1500), tutti emigrati in Kenia, oppure Etiopia come Yonas Kinde scappato in Lussemburgo e al via nella maratona, ma anche Repubblica Popolare del Congo come Popole Misenga e Yolande Mabika, entrambi accolti dal Brasile iscritti al torno di judo, e Siria con i nuotatori Rami Anis e Yusra Mardini.
Alla cerimonia d’apertura il team dei rifugiati sfilerà sotto la bandiera del Cio ed entrerà allo stadio Maracanà per penultima dopo lo Zimbabwe e prima del Brasile. Delle 207 delegazioni, altre due sfileranno con dietro la bandiera bianca con i cinque cerchi olimpici. Si tratta della squadra degli atleti olimpici indipendenti composta solamente dalla lunghista russa Darya Klishina (unica rappresentate per l’atletica leggera) e del Kuwait.
Altro fatto storico la partecipazione ai Giochi di quattro atlete dell’Arabia Saudita che sfidano le norme religiose. Saranno Cariman Abu Al-Jadail iscritta sui 100 metri (atletica leggera), Sarah Attar sugli 800 (atletica), Lubna Al-Omair nella scherma, e Wujud Fahmi nello judo. (AGI)
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