La città di Orlando, in Florida, ha ricordato le vittime della strage nel night club Pulse. Sfidando l’allerta della polizia, che ha messo in guardia dall’affollarsi in grandi raduni, diverse centinaia di persone si sono raccolte lungo le rive del lago Eola. Mentre l’ISIS rivendica l’attentato continua il lavoro dell’FBI, che si era occupata per due volte di Omar Mateen, l’uomo ritenuto responsabile della strage in un locale gay di Orlando, ma in entrambi i casi aveva chiuso le indagini. Il candidato repubblicano attacca: “Obama si dimetta”.

EPA/JOHN G. MABANGLO
Strage di Orlando, gli Usa ricordano le vittime. L’Isis rivendica l’attentato. Tanti gli americani che ieri sera hanno acceso candele e lasciato girasoli e un musicista ha suonato un canzone per onorare le vittime (almeno 50 i morti e 53 i feriti nella discoteca frequentata dalla comunità gay). Altre veglie di preghiera si sono tenute anche negli ospedali dove sono ricoverate le vittime e dove i parenti distrutti hanno atteso per ore notizie sui loro cari. Quello di ieri a Orlando è senza dubbio il bilancio più pesante di una sparatoria negli Usa in tempo di pace, persino più grave delle stragi al Virginia Tech del 2007 (32 morti) e alla scuola elementare Sandy Hook del 2012 (27 morti).
Sulla strage c’è l’ombra dell’Isis: prima di avviare la mattanza Omar Mateen ha chiamato il 911, il numero unico delle emergenze negli Usa, per proclamare la sua fedeltà all’Isis, ha confermato l’Fbi che lo aveva anche interrogato nel 2013 e nel 2014. Intorno alle due di notte, Omar Mateen, questo il nome del giovane, ha aperto il fuoco con un fucile d’assalto semi-automatico AR-15 sulla folla di avventori del night club Pulse che stava ballando nella discoteca. Al momento dell’attacco c’erano almeno 300 persone. Una trentina gli ostaggi tratti in salvo. Omar Mateen, nato a New York da genitori afghani, faceva la guardia giurata e viveva a Port St. Lucie, 200 chilometri a sud di Orlando, sempre in Florida. I media Usa hanno riferito che nel 2009 si era sposato con una ragazza nel New Jersey conosciuta online, dalla quale aveva divorziato due anni dopo.
L’FBI si era già occupata due volte del killer. Ron Hopper, agente speciale del Federal Bureau of Investigation, ha riferito che Mateen fu interrogato due volte nel 2013 in seguito a “commenti incendiari con i colleghi” che potevano far pensare a legami con terroristi, si legge sul Washington Post. L’inchiesta, ha spiegato Hopper, fu chiusa perché non fu possibile verificare i dettagli dei suoi commenti. L’anno seguente, l’Fbi verificò possibili legami fra Mateen e Moner Mohammad Abusalha, il primo cittadino americano a commettere un attentato suicida in Siria, che viveva come lui a Fort Pierce, in Florida. “Avevamo stabilito che il contatto era stato minimo e che al momento non rappresentava una relazione importante o una minaccia”, ha detto Hopper. Mateen lavorava per una delle maggiori compagnie di sicurezza del mondo, la G4S, malgrado la testimonianza di un ex collega lo descriva come mentalmente instabile. Con un numero di dipendenti pari alla popolazione di Washington, la G4S lavora con le forze di sicurezza americane per i pattugliamenti di confine, ha fornito servizi di sicurezza alle Olimpiadi di Londra e ha partecipato agli sforzi per spegnere i recenti incendi in Canada. Mateen lavorava per la compagnia da quasi 9 anni. Era stato impiegato come guardiano in una struttura carceraria minorile e nella sicurezza di un elegante resort con campi da golf a Port St. Lucie, in Florida. Secondo un suo ex collega, Mateen era chiaramente instabile ma la compagnia non era intervenuta in alcun modo nei suoi confronti. Daniel Gilroy, ex poliziotto, ha raccontato a Florida today di aver lavorato con Mateen al golf resort PGA Village, ma di essersi dimesso dopo che G4s non era intervenuta di fronte ai commenti omofobi e razzisti del suo collega. “Me ne sono andato perché tutto quello che diceva (Mateen) era tossico. La compagnia non faceva niente, quell’uomo era pazzo e instabile, parlava di uccidere delle persone”. Non solo, Mateen cominciò a perseguitare Gilroy, con chiamate e sms continui. Un comunicato diffuso da John Kenning, chief executive regionale per il Nord America della G4S, ha confermato che Mateen lavorava per la compagnia dal 10 settembre 2007, espresso condoglianze per le vittime e la disponibilità a collaborare alle indagini. Basata in Gran Bretagna, la G4S conta 623mila dipendenti in 110 paesi e ha lavorato spesso come contractor per la sicurezza americana. Secondo il suo sito web, ogni dipendente deve superare uno screening psicologico e dei propri precedenti.
Trump: “Obama si dimetta”. “Nelle sue dichiarazioni oggi, il presidente Obama si è rifiutato vergognosamente perfino di pronunciare le parole ‘islam radicale’. Solo per questo motivo, dovrebbe dimettersi”. Lo ha dichiarato il candidato repubblicano Donald Trump in un comunicato. “Non possiamo più permetterci di essere politically correct”, ha aggiunto. Quindi si rivolge anche a Hillary Clinton: “Se Hillary Clinton, dopo questo attacco, non riesce ancora a pronunciare le parole ‘islam radicale’, dovrebbe uscire dalla corsa presidenziale”, ha dichiarato.
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